Home LGBTQ: fede, diritti, lotta all'omofobia Lettera aperta al Cardinale Barragan

Lettera aperta al Cardinale Barragan

Lettera aperta al Cardinal Javier Lozano Barragan in seguito alle dichiarazioni fatte in merito alle possibilità di salvezza delle omosessuali e trans

di Gianni Geraci, portavoce Gruppo del Guado
da http://www.gaycristiani.it/

Quando una piccolissima agenzia di stampa, che si occupa solo di notizie che hanno a che fare con l’omosessualità, ha ripreso le dichiarazioni che ha fatto il 4 dicembre scorso al sito Zenit.org, ho tirato un sospiro di sollievo! Come poteva un uomo di chiesa dire le cose che il 2 e il 3 dicembre le attribuivano i giornali senza rendersi conto che le sue affermazioni erano in contraddizione con l’essenza stessa della fede cattolica.

Sapevo che anche i preti, anche i vescovi, anche i cardinali possono dire delle bestialità, ma in genere, quando questo accade, ci sono altri preti, ci sono altri vescovi, ci sono altri cardinali che correggono il tiro e che cercano di annullare l’effetto della bestialità detta. Una cosa del genere era capitata quando il vescovo lefebvriano Richard Williamson aveva negato l’olocausto: le reazioni dell’episcopato e dei vertici della Chiesa cattolica erano state unanimi e chiare e avevano rimediato, almeno in parte, le assurdità che erano state dette.

Lo stesso non è invece capitato quando i giornali hanno riportato la notizia della sua intervista al sito Pontifex Roma: in questo caso gli unici che hanno reagito in maniera indignata sono stati i tanti cristiani normali che hanno sentito il bisogno di ribadire su quella enorme bacheca che è la rete di Internet quello che la fede cattolica afferma da sempre, ovvero che la beatitudine eterna di ciascuno di noi non dipende dalle opinioni di un cardinale, ma dalla misericordia di Dio.

L’unica reazione ufficiale è stata quella del direttore della Sala stampa vaticana, che ha fatto notare la scarsa attendibilità del sito che ha pubblicato l’intervista che le era stata attribuita dalla stampa e che ha ricordato alcuni dei paragrafi che parlano di omosessualità nel Catechismo della Chiesa cattolica. Davvero un po’ poco se si pensa che le sue dichiarazioni, così come le aveva riportate la stampa, correvano il rischio di gettare migliaia di persone omosessuali nella disperazione.

Poi è arrivata la notizia della smentita e a quel punto l’unico rammarico è stato il fatto che la stampa internazionale non l’abbia ripresa con la stessa attenzione che aveva riservato, due giorni prima, a quell’intervista sciagurata. Nel leggere l’intero articolo con cui veniva comunicata la sua smentita abbiamo però scoperto che, anche se le sue dichiarazioni sull’omosessualità erano state ingigantite, la frase: «Trans e omosessuali non entreranno mai nel Regno dei Cieli, e non lo dico io, ma San Paolo» era stata effettivamente pronunciata e, anche se in maniera indiretta, veniva ripresa anche nell’articolo di rettifica.

Ed è alla luce di questa constatazione che ci permettiamo di farle alcune domande che, molto probabilmente resteranno senza risposta, ma che avranno il merito di mettere in guardia lei e tanti suoi colleghi rispetto al rischio di vedersi affibbiare delle affermazioni che non hanno niente a che fare con la dottrina cattolica. Gliele riporto di seguito.

Caro cardinale, il sito Pontifex Roma propone contenuti che fanno riferimento a una visione molto parziale della chiesa: attenta soprattutto alla voglia che i potenti di turno hanno di dare una ritoccatina alla loro immagine mediatica e dire a tutti quanto sono devoti. Direi che non si tratta di un atteggiamento propriamente evangelico. In più, questi stessi contenuti, sono funzionali a una chiesa che è in perenne lotta con il mondo contemporaneo, l’esatto contrario della lettera e dello spirito della Lumen Gentium.

Alla luce di queste caratteristiche evidenti ci spiega perché ha deciso di concedere un’intervista a questo sito, che non è tanto al servizio della chiesa, ma che è piuttosto al servizio di una certa idea di chiesa e che non si fa scrupolo di usare tutti i mezzi per imporre questa stessa idea alla chiesa tutta? Come mai ha poi accettato di affrontare un tema delicato e pieno di sfaccettature come quello dell’omosessualità in quella che doveva restare (lo dicono i curatori del sito che l’ha intervistata) una «breve intervista»? Che ci siano dei giornalisti che scarificano la verità alla brevità lo si può capire. Che ci siano dei cardinali che,come lei, li assecondano in questa operazione, lo si capisce molto meno.

Caro Cardinale, lei è prete, lei è vescovo, lei è senz’altro licenziato in teologia e ha certamente qualche competenza in merito al modo con cui la chiesa cattolica propone ai credenti di rapportarsi con il testo biblico. E allora perché, durante l’intervista che ha rilasciato al sito Pontifex Roma, quando ha parlato di omosessualità, ha gettato alle ortiche la tradizionale prudenza con cui, nella chiesa cattolica, si citano i versetti biblici come se fossero articoli di un codice giuridico e ha detto la frase sciagurata: «Trans e omosessuali non entreranno mai nel Regno dei Cieli, e non lo dico io, ma San Paolo».

Meravigliarsi che la stampa internazionale abbia ripreso uno slogan «estrapolato dal contesto» significa non conoscere l’ABC del mondo dei mass media. Un cardinale può anche ignorare questo mondo, ma in questo caso farebbe meglio a tenere la bocca chiusa per evitare di essere frainteso.
Che dire poi della seconda frase in cui parla di omosessualità nella sua intervista? Quel: « Non si nasce omosessuali, ma lo si diventa.

Per varie cause, per motivi di educazione, per non aver sviluppato la propria identità nell’adolescenza, magari non sono colpevoli, ma agendo contro la dignità del corpo, certamente non entreranno nel Regno dei Cieli. Tutto quello che consiste nell’andare contro natura e contro la dignità del corpo offende Dio». Qui, oltre a ribadir e quella lettura fondamentalista e parziale di San Paolo che un cardinale dovrebbe sempre evitare di fare, si cimenta in affermazioni sull’origine dell’omosessualità che fanno a calci con la prudenza con cui il Catechismo della Chiesa cattolica affronta lo stess

o argomento quando afferma che: «La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile». Queste nove parole sono il risultato di una riflessione e di un lavoro che è durato anni. Non si possono stravolgere con l’estro di una frase improvvisata, buttata lì durante un’intervista telefonica. Lei, questo errore, con una superficialità impressionante, l’ha fatto.
A questo punto debbo confessarle, caro cardinale, di aver apprezzato il fatto che lei abbia sentito la necessità di rettificare l’intervista che ha concesso a Pontifex Roma e, soprattutto, di aver apprezzato il tono radicalmente diverso che ha usato nella rettifica.

In particolare mi ha colpito la frase in cui ribadisce la tradizione della nostra chiesa, affermando con decisione che gli omosessuali possono salvarsi. Sarebbe stato opportuno se avesse aggiunto che gli omosessuali, non solo «si possono salvare», ma che: «Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana» (CCC 2359).

Non si trattava di fare sue le conclusioni con cui autorevoli teologi cattolici sostengono che le relazioni di coppia omosessuali vadano incoraggiate per superare quella promiscuità e quella disperazione che rischiano di travolgere le persone omosessuali, si trattava piuttosto di ricordare le affermazioni con cui il Catechismo della Chiesa cattolica affronta il tema dell’omosessualità: visto che lei è cardinale non mi sembra di pretendere una cosa impossibile nel chiederle questo!
La ringr
azio infine per quel breve richiamo alla dottrina cattolica sul peccato che compare nelle dichiarazioni all’agenzia Zenit.

Dire, come ha fatto lei, che: «Perché ci sia una colpa grave, oltre ad essere necessaria la materia grave, c’è bisogno di piena consapevolezza e pieno consenso. Dove manca una di queste tre condizioni, non c’è colpa grave» significa aiutare le persone omosessuali a conservare la speranza anche quando si trovano a vivere situazioni che la Chiesa non approva.

Come vede non è necessario uscire dai binari dello dottrina consolidata e proposta dal Magistero cattolico per dire parole di speranza alle persone omosessuali. Tanto più se si è un cardinale e si è quindi investiti di una certa autorevolezza. Purtroppo questa sua ultima dichiarazione è stata snobbata dalla stampa e lei rischia di restare per sempre, agli occhi di tutti, il cardinale secondo cui «Le porte del Paradiso sono chiuse per gay e transessuali» (tanto per citare il titolo di un giornale che parlava della sua intervista).

Che errore di comunicazione ha mai fatto, cardinale! Che sbaglio lasciarsi condizionare dalle aspettative del suo intervistatore e dire cose che, non solo non sono in linea con la tradizione della Chiesa, ma che provocano dolore e disperazione nei tanti omosessuali credenti che si aspettano dalla chiesa parole di incoraggiamento e di sostegno. Che occasione persa per aiutarli a conservare quella fede che tanti individui senza scrupoli vorrebbero spegnere nel loro cuore!

Speriamo che questo incidente insegni a lei e a tanti suoi confratelli nell’episcopato a trattare con maggiore prudenza un tema in cui, come mi diceva tanto tempo fa un vescovo piemontese: «I vescovi corrono il rischio, più per ignoranza che per malafede, di dire un sacco di sciocchezze».

A chi volesse conoscere nel dettagli l’intera vicenda, con il testo dell’intervista e delle successive smentite, raccomando la lettura della pagina che abbiamo preparato sull’argomento all’indirizzo:
http://nuke.gaycristiani.it/Letture/Vaticana/Barragan/tabid/158/Default.aspx

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