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di Enzo Mazzi
da www.repubblica.it

Ha fatto un certo scalpore che il Consiglio comunale di Vicchio del Mugello abbia approvato un ordine del giorno fedele ai valori della laicità e quindi contrario alla esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici, “in coerenza ai principi di laicità espressi dalla Costituzione”.

Ma solo chi non conosce la gente mugellana ed è estraneo alle sue tradizioni può meravigliarsi. Infatti la cultura della laicità, secondo le possibilità, le modalità e i significati consentiti dai diversi contesti di ogni epoca storica, è assai diffusa nella verde valle bagnata dalla Sieve. Ne posso dare testimonianza. Il mio senso di laicità l’ho imparato vivendo la mia prima formazione giovanile proprio in mezzo ai contadini e paesani del Mugello.

E anche don Milani abitando fra i montanari di Barbiana e frequentando Vicchio si formò a quei valori di laicità che lo portarono a togliere il crocefisso dalla scuola e ad avvicinare i ragazzi al Vangelo come libro di sapienza e di cultura più che come un condensato di dogmi e di sacralità. Le cose oggi sono cambiate. E anche questa valle stretta fra i monti aspri dell’Appennino e i contrafforti altrettanto erti che la separano dalla valle dell’Arno si è omologata nel bene e nel male ai valori cittadini.

Ma qualcosa di profondo è rimasto dell’antica autonomia contadina rispetto al mondo artefatto della città preda delle astrazioni ideologiche, delle alienazioni e dei dogmatismi sia religiosi che laici. Non si tratta di idealizzare il mondo contadino. Conosco bene i suoi limiti e le contraddizioni. Certo però che il legame con la terra e con la natura modera le astrazioni, le cose valgono più delle parole, non si dànno interpretazioni storiche, non si fa futurologia, si crede nell’oggettività del mondo, la saggezza vale più della conoscenza e l’immanenza più della trascendenza. E un senso profondo di sapiente ironia pervade il senso della vita.

Come non vedere in questo un germe di quella che oggi chiamiamo laicità? E’ una forzatura? Non tanto. I contadini portavano il crocefisso in processione magari per implorare la pioggia. Ma al dunque la croce di Cristo era per loro l’immagine della croce che dovevano portare ogni giorno e avrebbero volentieri fatto a meno dell’una e dell’altra. Nei loro sogni la croce non è per sempre. Lo dicono una quantità di detti, leggende e storie popolari. Ad esempio la storia del pettirosso che riuscì a togliere una spina dalla testa di Gesù morente, ma se avesse potuto lo avrebbe liberato dalla croce (C. Lapucci, La Bibbia dei poveri).

Il Consiglio comunale di Vicchio non si è contentato di togliere una spina. Chi ama il Mugello può capire.

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