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L’emiro del Caucaso

di Carlo Benedetti
da www.altrenotizie.org

Per la Russia e per l’intero Caucaso non è più una guerra “cecena” limitata alla lotta indipendentista di Grozny. Dopo i due sanguinosi attentati alla metropolitana moscovita si è ad una ulteriore e tragica escalation. Perché, con la nuova strage in Daghestan, c’è un salto di qualità che coinvolge regioni di un’area a forte presenza islamica – dalla Cecenia, appunto, all’Inguscetia e sino al Daghestan. Qui gruppi politici e militari che si oppongono alla Russia puntano a costituire una nuova formazione statale: l’Emirato del Caucaso. La storia torna indietro e si torna a parlare – con una riflessione sul passato – di califfi e capi religiosi. E subito spunta un nuovo capo carismatico con il quale la Russia di Putin e Medvedev dovrà fare i conti trattando o combattendo.

L’uomo era in sonno da tempo. Si chiama Doku Umarov, 46 anni, e si proclama “Emiro del Caucaso”. Ai suo ordini c’è un vero e proprio esercito di kamikaze ed estremisti di ogni genere. Islamici fondamentalisti che fanno capo a vari paesi, anche fuori della Russia. L’obiettivo di questo nuovo nemico del Cremlino consiste nell’esportare la guerra e la guerriglia nel cuore della Russia ed ovunque si manifesti la repressione delle forze agli ordini del Cremlino.

E così gli uomini dell’intelligence tornano a rileggere quelle pagine della biografia di questo “Emiro” che erano state tenute nascoste agli occhi dell’opinione pubblica. Si scopre ora che Doku Umarov combatteva a Grozny e dintorni sin dalla “prima” guerra russo-cecena della metà anni Novanta. E si ricorda che si era sempre vantato di aver progressivamente destabilizzato l’area Nord-caucasica, con il Daghestan e l’Inguscezia, creando nuovi epicentri di violenza. La sua posizione era rimasta poi fortemente indebolita in seguito alla relativa pacificazione della Cecenia dovuta al pugno duro del presidente quisling Ramzan Kadyrov, messo in sella a Grozny da Vladimir Putin.

La storia di Doku Umarov – che oggi a Mosca definiscono come il Bin Laden del Caucaso – si riallaccia alle vicende del noto Shamil Basayev. E fu appunto accanto al leggendario guerrigliero che il nuovo Emiro combattè prima nel nome dell’indipendenza cecena e poi della fede islamica. Ed è sempre sulla scia dell’alleanza con Basayev che nel 2006 venne nominato presidente della Repubblica di Ichkeria (la Cecenia degli indipendentisti). Ma, nel giro di un anno, arrivò alla rottura con la leadership separatista, proprio perchè passato a propagandare il concetto di Emirato caucasico, con una Cecenia destinata a divenire solo una provincia, alla pari con le altre repubbliche del Caucaso russo.

Così nell’ottobre 2007 si consuma la separazione politica e il parlamento ceceno secessionista, in esilio, revoca la presidenza ad Umarov, che da allora costruisce le sue alleanza tra le file dell’estremismo più radicale. Suoi compagni di lotta diventano ad esempio Anzor Estemirov (considerato il responsabile di un attacco del 2005 con oltre 100 morti nel Caucaso settentrionale) e Said Buryatski, un altro capo della guerriglia islamista ritenuto tra l’altro l’autore dell’attentato al treno Nevski Express lo scorso novembre (28 morti). Entrambi sono stati di recente uccisi e gli attentati di questi giorni sarebbero, appunto, la vendetta di Umarov per la loro morte.

Ed ora eccolo sulla scena russa e mondiale questo “Emiro” che parla a suon di bombe, di attentati e raffiche di kalascnikov. Rivendica con orgoglio i crimini dei giorni scorsi. Dice: “Come tutti sapete il 29 marzo a Mosca sono state condotte due operazioni speciali per distruggere gli infedeli e inviare un ringraziamento al Fsb (il Servizio di sicurezza federale russo, nato dal vecchio Kgb). Tutte queste operazioni sono state condotte dietro mio comando e non saranno le ultime”. Umarov definisce poi gli attentati una vendetta per le stragi e le violenze dell’esercito russo in Cecenia e Inguscezia, in particolare quelle compiute l’11 febbraio scorso nel villaggio ceceno di Arshty. Dove, secondo Umarov, le forze speciali russe avrebbero deliberatamente giustiziato dei civili inermi. Poi, dalla terminologia prettamente militare, l’Emiro passa alle rivendicazioni di ordine politico e territoriale. Parla di un Caucaso da riunire sotto un emirato generale con la creazione di uno “Stato indipendente” basato sulla “legge islamica”. E in questo contesto alza anche il tiro sulla propaganda mediatica. Dice che i russi “non vedranno più la guerra comodamente seduti davanti al televisore, senza reagire agli eccessi criminali delle forze armate inviate nel Caucaso da Putin”.

E mentre la Russia aumenta i contingenti militari nel Caucaso e le truppe speciali pattugliamo Mosca Doku Umarov annuncia di avere dalla sua parte validi collaboratori che vanno a sostituire quei “comandanti leggendari” come Anzor Estemirov e Said Buryatski. Ed è nel loro nome che l’Emiro di oggi combatte la nuova guerra. Per ora – nel cuore di una capitale russa sconvolta dalle tragedie dei giorni scorsi e dominata da profondi e preoccupanti gridi di allarme – il “Bin Laden” russo domina i programmi televisivi. Eccolo sullo schermo ripreso con tuta mimetica e un volto sepolto da una folta barba. Si parla anche della sua famiglia: sei figli e due fratelli uccisi dalle truppe russe. Ma dallo schermo tv arrivano anche le notizie del Cremlino. Con il presidente Medvedev che convoca il Consiglio di sicurezza per affrontare la problematica del terrorismo. Medvedev esordisce dicendo che gli atti terroristici di Mosca e di Kisljar sono anelli della stessa catena e aspetti di un unico fenomeno contro cui la lotta non conoscerà tregua. Alla riunione del vertice russo ci sono anche il premier Putin, i presidenti dei due rami del parlamento, il segretario del Consiglio di sicurezza Patruscev, il direttore del Servizio Federale di sicurezza, i ministri degli Interni e della Difesa, il responsabile della Protezione civile.

Medvedev dice che i terroristi puntano a destabilizzare la situazione e a minare la società civile. In questo contesto chiede di analizzare la pratica giudiziaria e gli articoli del codice penale riguardanti il terrorismo e di potenziare le misure di prevenzione. Dovrà essere migliorata – dice – l’attività di difesa delle infrastrutture, prima di tutto dei trasporti e dei luoghi di grande assembramento popolare. A questo proposito annuncia di aver firmato un apposito decreto. Ma poi aggiunge che il terrorismo non potrà essere estirpato soltanto con i mezzi tecnici. Prima di tutto – sostiene – sarà necessario garantire alle popolazioni del Caucaso migliori condizioni di vita. Il problema comunque (è questa la sintesi del vertice del Cremlino) consiste nel fatto che bisogna sempre ricordare che oggi non si lotta contro una religione o una cultura, o una nazionalità. Si lotta e si deve lottare. appunto, per migliorare le condizioni di vita dei caucasici.

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