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Religiosità disincarnata (a proposito dell’ostensione della Sindone)

di Luca Maria Negro
da Riforma, 9 aprile 2010

«Allora il re dirà a quelli della sua destra: “Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v’è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi». (Matteo 25, 34-35)

Due milioni di visitatori sono attesi a Torino per l’ostensione della Sacra Sindone (10 aprile – 23 maggio). Si tratta della terza ostensione del presunto lenzuolo di lino che avvolse il corpo di Cristo nel sepolcro da quando, nel 1988, il cardinal Ballestrero aveva annunciato i risultati delle analisi al carbonio 14 che stabilivano che il telo era un falso medioevale.

Due anni dopo il Vaticano e il nuovo arcivescovo di Torino rimisero in discussione la validità di quelle analisi, e da allora le ostensioni sono riprese.

Già in occasione delle ostensioni del 1998 e 2000 gli evangelici torinesi avevano espresso le loro perplessità sulla Sindone, «vera sfida per il dialogo fra cattolici ed evangelici» in quanto su due punti cruciali, «l’autenticità o inautenticità della Sindone e il suo uso per promuovere e sostenere la spiritualità cristiana», le due confessioni hanno posizioni opposte.

Anche quest’anno i protestanti subalpini, per iniziativa dell’associazione «Più dell’oro», esprimeranno il loro pacifico dissenso con dei gazebo in cui sarà distribuita una cartolina che sul volto della Sindone riporta un versetto dell’Evangelo di Luca: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?». È stata inoltre predisposta una nuova edizione dell’opuscolo La Sindone di Torino e la certezza della fede.

Le parole di Luca 24,5, vi si legge, «sono un invito a non volgere lo sguardo al passato, bensì a cercare di vivere coerentemente la nostra fede nel presente… Che senso ha preoccuparsi di rintracciare segni e oggetti materiali appartenuti al Figlio di Dio fatto uomo? A coloro che lo amano e osservano la sua Parola, il Cristo vivente ha lasciato non degli oggetti, ma il dono dello Spirito Santo e la promessa che Egli stesso e il Padre dimoreranno presso di loro».

A queste considerazioni si potrebbe aggiungere che, secondo Matteo 25, la «visibilità» di Cristo non va cercata in un oggetto – che si tratti di un’autentica reliquia o di una semplice «sacra immagine con volto di Cristo » – ma nella persona degli esseri umani affamati, assetati, stranieri, nudi, ammalati, imprigionati.

A onor del vero, il motto di questa ostensione sembra andare proprio in questa direzione: «Passione di Cristo, passione dell’uomo». L’arcivescovo Poletto sottolinea che la Sindone è un «richiamo forte a contemplare, nell’immagine, il dolore di ogni uomo». Ma secondo il Vangelo l’essere umano sofferente non va «contemplato»: va nutrito, dissetato, accolto, rivestito, visitato.

E scorrendo il programma delle manifestazioni collegate all’ostensione, quelle relative ai temi della giustizia e della solidarietà si contano sulle dita di una mano. Nonostante i buoni propositi, l’ostensione rischia di incoraggiare non solo il culto delle reliquie, ma anche una religiosità disincarnata.
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Sul sito SoloVangelo, alla pagina http://www.solovangelo.it/2010/04/10/la-sindone-di-torino-e-la-certezza-della-fede/ è disponibile l’opuscolo «La sindone di Torino e la certezza della fede», nato da una iniziativa dell’Associazione Più dell’Oro. Sedici pagine attraverso le quali riflettere sulle problematiche storiche, teologiche e scientifiche relative al telo che ancora oggi fa discutere intere confessioni religiose.

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