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Anche in casa nostra

di Beppe Manni, 20 aprile 2010

Sull’ambone del Duomo di Modena, scolpito dai Campionesi del secolo XIII, sono raccontate le ultime ore della vita di Gesù: dopo la lavanda dei piedi, Gesù nell’ultima cena dà il pane a Giuda, che subito dopo tradisce l’amico con un bacio. Pietro ferisce con la spada un soldato. Sono scene che la chiesa deve ricordare: la vita data come un pane da mangiare, si mescola sempre al tradimento di Giuda e di Pietro: due apostoli. A ricordare che il peccato è presente nella comunità e tra gli apostoli.

– Oggi sembrano tempi di scandali nella chiesa. Anche le Chiese di Modena, di Reggio e di Carpi hanno avuto episodi di pedofilia legati a preti e seminaristi. Anche la chiesa di Modena, di Reggio e di Carpi quando hanno potuto hanno taciuto. Chi ha qualche dimestichezza con i seminari minori (con ragazzi dagli 11 ai 15 anni), sa che anche da noi, erano presenti le “amicizie particolari” con qualche caso di “superiori” pedofili. E non solo in seminario, ma anche nelle parrocchie. Per fortuna rari.Ma ci sono altre mancanze tra il clero, forse più gravi, legate allo spregiudicato e illecito uso di denaro, alla collusione con i politici e con i potentati locali, alla ricerca di privilegi e regalie. Le vittime non solo i pargoli ma anche i poveri, defraudati del denaro destinato a loro: questi non sono nè ricordati né risarciti.

– Lo scandalo legato al disordine sessuale è comunque quello maggiormente deprecato nella chiesa e il “peccatore” è schiacciato non solo dalla condanna sociale e religiosa, ma anche dal rimorso e dal peso della colpa. Forse serberemmo un filo di pietà, noi e le gerarchie, se si pensasse come è già stato ricordato su questo giornale, alla solitudine del prete costruito da anni di seminario come una persona sacra e al disopra di tutti e di tutto. Dotato di poteri magici e condannato all’infallibilità. E ancora all’ambiente solo maschile nel quale il piccolo seminarista nel tempo passato, è stato costretto, destinato in modo irrevocabile alla vita del celibato. Senza la possibilità, di crearsi una famiglia. Le pulsioni sessuali represse, alle volte possono trovare altre strade, purtroppo indirizzarsi verso elementi più fragili e disponibili.

– Anche nella nostra provincia sono emersi scandali legati a religiosi. Non solo l’ultimo tragico episodio di Brodano di Vignola, ma anche quello avvenuto in una parrocchia di Sassuolo nel 1991 e in città alcuni anni fa.
L’autorità religiosa dovrebbe vigilare, non solo per evitare false denunce come capitò dieci anni fa a don Govoni, ingiustamente accusato di pedofilia e messe nere. Se un prete è occasione di pubblico scandalo (non solo per pedofilia!) dovrebbe, quanto meno essere rimosso dai suoi incarichi pastorali. Collaborare con la giustizia e aiutarlo, creando uno spazio discreto e gratuito nel quale aiutare i religiosi in difficoltà. Non aspettare come sta succedendo in America, in Irlanda, in Germania e oggi anche in Italia, che siano le vittime a denunciare questi casi. E’ un appello che facciamo anche al nuovo vescovo.

– La chiesa, i cristiani, i preti i vescovi, i cardinali e il papa sono responsabile e loro stessi a rischio di “peccato”. Devono ammettere le colpe, non ritenersi sempre al di sopra di tutto. Pronti a schiacciare il moscerino della donna che interrompe la gravidanza e a ingoiare senza fiatare il cammello della ricchezza esibita, delle alleanze politiche, delle simonie e dei silenzi complici. Lo scandalo dei piccoli del vangelo, non riguarda, come si pensa sempre, i bambini, ma i poveri e gli ultimi che rischiano di essere allontanati dalla fede dal tradimento del vangelo causato dal cattivo comportamento di uomini di chiesa e dai sedicenti cattolici.
Dovrebbero mettere mano coraggiosamente alla “ristrutturazione” della figura del prete, sacralizzato, asessuato e celibe.

– Solo così i grandi esempi di dedizione, disponibilità ed eroismo di molti uomini di chiesa proprio al servizio dei piccoli, continueranno a splendere come testimonianza e segno di speranza in un mondo apparentemente senza guide. Voglio ricordare non solo i missionari e i ragazzi di strada, Don Gnocchi e i suoi mutilatini, ma preti modenesi come don Zeno e gli orfani della guerra; Don Beccari e le sue scuole artigiane; don Rocchi e la sua Città dei Ragazzi. E i molti preti e laici che si spendono in silenzio, negli oratori parrocchiali e nelle associazioni scout, ultimi luoghi dove i bambini e i ragazzi, assassinati da messaggi rovinosi, possono fruire ancora di un buon progetto educativo.

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