Home LGBTQ: fede, diritti, lotta all'omofobia Con il papa ma non sotto il papa. La chiesa Veterocattolica ordina una donna prete

Con il papa ma non sotto il papa. La chiesa Veterocattolica ordina una donna prete

di Giampaolo Petrucci
da www.adistaonline.it

“Il giorno 22 maggio p.v., alle ore 11, per la prima volta in Italia, una donna riceverà l’ordinazione sacerdotale”. Così, un comunicato stampa della Chiesa veterocattolica italiana annuncia l’ordinazione della diacona 35enne Maria Vittoria Longhitano nella chiesa anglicana All Saints, al centro di Roma, da parte del vescovo Fritz-René Müller, delegato della Conferenza episcopale internazionale dell’Unione di Utrecht. “Un evento unico – prosegue il comunicato – di grande richiamo storico e sociale che si svolgerà a due passi dalle mura della Città del Vaticano”.

L’invito suona un po’ come una sfida, soprattutto perché il comunicato marca una fondamentale distinzione tra la Chiesa veterocattolica e quella cattolica romana: “La Chiesa veterocattolica dell’Unione di Utrecht, in piena comunione con la Chiesa Anglicana dagli anni Quaranta è, nel cuore del Cattolicesimo italiano, una Chiesa in lotta per i diritti civili e nella quale nessun membro è discriminato in base alla razza, all’etnia, al sesso. Nella Chiesa veterocattolica le donne possono accedere a tutti gli ordini sacri, dal diaconato all’episcopato”.

La stessa diacona, in coda al comunicato, apre al dialogo e invita al dibattito con Roma: “La mia ordinazione rappresenta una grande chance per tutte le donne di fede”; “significa speranza, significa dare l’impulso ad un dibattito fra i cattolici, significa stimolare una riflessione su cosa significhi, in termini di perdita, negare alle donne la possibilità di vivere la loro vocazione al ministero ordinato. Finchè il sacerdozio femminile resterà una tematica astratta, il pensiero comune sarà condizionato da pesanti barriere di pregiudizi. Quando la gente, invece, entra in contatto con una donna sacerdote, le barriere cadono automaticamente e si spogliano di tutte le connotazioni negative. Questa almeno è la mia esperienza come diacona”.

Costituita ufficialmente come Chiesa autonoma nel 1872, la comunità religiosa veterocattolica promuove una visione di Chiesa unica e universale, non monarchica ma sinodale, aperta al dialogo ecumenico e dedita alla cura degli ultimi e dei disagiati. Il riferimento ideale è la comunità cristiana del primo millennio, non ancora lacerata dai conflitti tra diverse confessioni, meno intransigente e più disponibile ad ascoltare i mutamenti nella società e nella Chiesa, che considerano un’istituzione storica e quindi provvisoria: proprio per questo motivo, si legge sul sito www.veterocattolici.it, “le religioni e le Chiese non devono in nessun caso separare la gente, portare ai conflitti e alle guerre, bensì unire, dare al mondo la pace e la fraternità”.

I veterocattolici riconoscono al papa (Patriarca d’Occidente) il Primato d’Onore ma, allo stesso modo, rifiutano le conclusioni del Concilio Vaticano I sull’infallibilità e sulla giurisdizione universale. Credono nella Tradizione cattolica e nei 7 sacramenti, ma con importanti differenze rispetto al magistero romano: ad esempio, la confessione è diretta e senza mediazioni – il confronto con il sacerdote ha solo una funzione di assistenza spirituale – e l’assoluzione è pubblica; il sacramento del sacerdozio è amministrato senza distinzioni tra uomini e donne e senza vincoli di celibato; il matrimonio è un sacramento indissolubile, ma si accetta l’eventualità che una relazione possa di fatto esaurirsi (in tal senso l’abbandono di un coniuge o la sua morte sono sullo stesso piano), lasciando libera la possibilità di risposarsi, senza condannare nessuno all’eterna solitudine e garantendo pieno accesso ai sacramenti. È inoltre salvaguardato il diritto della coppia di “decidere liberamente il numero dei figli e di regolare le nascite con mezzi contraccettivi privi di effetti collaterali negativi per la salute”.

In occasione dell’ordinazione, la nostra agenzia ha intervistato la diacona Maria Vittoria Longhitano.

Maria Vittoria Longhitano: le donne prete scardinano il sistema di potere clericale

Quanti sono i veterocattolici in Italia? Quante le donne ordinate nella Chiesa veterocattolica?

I veterocattolici italiani sono circa un migliaio ma si contano sempre più simpatizzanti. Di donne, in Italia, abbiamo solo madre Teodora Tosatti, parroca della chiesa di Dio Padre Misericordioso a Roma, mentre in Germania, Olanda, Austria e Svizzera ci sono circa un centinaio di donne sacerdote. In questi Paesi l’ordinazione femminile è ormai una tradizione consolidata.

Che relazioni intrattiene la Chiesa veterocattolica con le gerarchie vaticane?

Di recente è stato pubblicato un importante fascicolo che è il frutto del lavoro della Commissione vaticana e veterocattolica, i cui membri si incontrano regolarmente per trovare la soluzione di alcune questioni bilaterali. La nostra Chiesa non è sotto il Papa, ma cammina con il Papa. A Milano la nostra parrocchia è fra le chiese fondatrici del Consiglio delle Chiese Cristiane che, nella città, si incontra regolarmente e organizza delle numerose attività.

Quale valore acquista questa ordinazione proprio nella “città di Pietro”? Si può leggere questo evento come una sfida alla Chiesa cattolica romana?

No, non è una provocazione: sia per motivi pragmatici (era più comodo per tutta Italia raggiungere Roma) sia perché c’è la volontà di ribadire la nostra identità cattolica, proprio nella città che è il cuore del cristianesimo. Semmai, è il desiderio di essere quel lievito che può far fermentare la pasta del cattolicesimo, ponendo tutti dinanzi al fatto compiuto di una donna presbitera.

In che rapporti siete con le altre Chiese cristiane?

Rapporti di stretta collaborazione, scambio e dialogo. Per esempio, spesso i fratelli e le sorelle delle altre Chiese cristiane, per una realtà piccola come la nostra, si prodigano nel darci in prestito le loro strutture.

Si parla molto in queste settimane del rapporto tra la pedofilia e celibato obbligatorio…

Non credo che la pedofilia sia una conseguenza del celibato: semmai la sessuofobia, la demonizzazione della donna e della sessualità possono dare conseguenze di questo tipo.

Cosa significa essere sacerdote e donna nell’Italia di oggi? Si avvertono molte resistenze?

Significa essere lievito in grado di far fermentare la pasta: ora instillando domande ed interrogativi, ora svolgendo la mia missione con quel trasporto e quel carico di tenerezza implicite nella femminilità.

Perché, secondo lei, la Chiesa cattolica romana non apre al sacerdozio delle donne?

Al di là delle motivazioni razionali, credo che la ragione fondamentale sia psicologica: è tipico che nelle società tradizionalmente maschili non si voglia condividere l’autorità con le donne perché ciò scardinerebbe sistemi atavici di relazioni basate sul potere e sulla sopraffazione.
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Madre Maria Vittoria celebra la prima messa: «Donne discriminate»
Vetero-cattolici, la celebrazione della prima donna sacerdote nello spartitraffico

di Annachiara Sacchi
da www.corriere.it, 24 maggio 2010

La navata sono le fronde degli alberi. A terra asfalto ed erba, quella che cresce coraggiosa negli spartitraffico di Milano. L’altare è un tavolinetto Ikea. E dietro c’è lei, Maria Vittoria Longhitano, paramento rosso e la voce incrinata dall’emozione.

Inizia così, all’aperto, la «prima» messa celebrata dalla «prima» donna ordinata sacerdote in Italia. Viale Caterina da Forlì, è qui che si riunisce la piccola comunità della Chiesa vetero-cattolica. Una cinquantina di fedeli: bambini, famiglie, anziani.

Ci sono anche i parenti di Maria Vittoria (la madre e la sorella, arrivate dalla Sicilia, e il marito Andrea), gli amici valdesi e alcuni omosessuali e transessuali che «solo qui» si sentono «più vicini a Dio». Un auditorium commosso tanto quando l’officiante che inizia la messa così: «Spero di avere la voce».

Ma nonostante il traffico, le sue parole sono chiarissime quando, durante l’omelia, spiega di aver «provato dolore come donna e come sacerdote» per il no della Chiesa cattolica romana a farle dire la messa nella cappella di fronte ai giardini dove da diacono ha sempre potuto farlo. Ecco perché si celebra all’aperto.

Ed ecco perché da domenica prossima madre Vittoria troverà «asilo» nella chiesa battista di via Jacopino da Tradate. «Me l’hanno comunicato la scorsa settimana: una donna non può celebrare». Ma «più grande è la croce e più grande l’opera di redenzione e allora è giusto aprire la strada in un Paese che non è abituato a vedere una donna con i paramenti».

Madre Vittoria cita due figure femminili. Una è Emanuela Loi, poliziotta vittima della mafia. L’altra è Santa Rita. «La santa dei miracoli impossibili» a cui, spiega, da bambina chiedeva di fare il chierichetto. «Oggi mi sento come allora, discriminata».

Madre Vittoria (che ricorda anche la strage di Capaci) dice: «Grazie per essermi vicino. Noi siamo deboli, poveri, piccoli, ma tutto ciò che è negativo Dio ha il potere di trasformarlo in forza». E aggiunge: «Se non si comprende cos’è l’emarginazione —anche se fa rabbia quando avviene nel nome di Gesù— non si può essere strumenti di liberazione».

La messa volge al termine, per la comunità inizia una nuova stagione nella chiesa battista. «Lì – sorride Maria Vittoria – dovrò evitare l’incenso: è l’unica cosa non ammessa».

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