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La Chiesa nel pallone

di Giampaolo Petrucci
da Adista Nozizie n° 46 – 5/6/10

La più grande potenza africana, ma anche il Paese delle grandi contraddizioni irrisolte e nascoste sotto il tappeto (v. Adista n. 45/10), si appresta ad accogliere la diciannovesima edizione del campionato mondiale di calcio (dall’11 giugno all’11 luglio) e i circa 300mila tifosi provenienti da tutto il mondo. Da Argentina ’78, la più importante competizione calcistica si è sempre giocata nell’emisfero Nord del Mondo e mai, prima d’ora, in un Paese del Continente Nero.Le comunità religiose sudafricane leggono questo evento con speranza, come una buona occasione per tornare a parlare dei problemi del Sudafrica, soprattutto della lacerazione del tessuto nazionale, mai profondamente ricucito nel dopo-apartheid e minacciato in questi ultimi anni da un’ondata di violenza xenofoba che contrappone, da un lato, autoctoni e immigrati e, dall’altro, lavoratori neri e latifondisti bianchi.

Church on the ball

Il fatto che il Mondiale si giochi per la prima volta nella storia del calcio in Africa è “un’opportunità unica, che noi non vogliamo perdere”, per ribadire l’importanza vitale dello sport nella costruzione delle culture africane, afferma il card. Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban, sulla pagina di presentazione del sito www.churchontheball.com, voluto dalla Conferenza episcopale cattolica dell’Africa australe (Sacbc) in occasione dei Mondiali di calcio 2010.

Oltre ad offrire informazioni ‘tecniche’ – quali, ad esempio, la collocazione degli stadi e delle parrocchie vicine, il calendario delle partite e i numeri utili – il portale fornisce una vasta gamma di ‘strumenti’ pensati per i tifosi cattolici: messaggi e riflessioni di rappresentanti della Chiesa, testimonianze di volti illustri del calcio e infine compendi per la preghiera. Tra i contributi raccolti sul portale, anche quello dell’ex attaccante della Roma e della nazionale argentina Abel Balbo.

Lo “spirito” del calcio

Attraverso il sito, la Sacbc, inoltre, mette a disposizione dei tifosi un libricino di 40 pagine, il Soccer Prayer Book, per invitare chi si appresta a seguire i mondiali di calcio in Sudafrica a vivere questo grande avvenimento, “certamente non spirituale”, anche come “un’occasione per celebrare la fede insieme ai fratelli e alle sorelle che vengono da tutto il mondo”, in modo che l’evento possa “diventare un’esperienza anche spirituale”. È quanto scrive l’arcivescovo di Johannesburg e presidente della Conferenza dei vescovi dell’Africa meridionale, mons. Buti Tlhagale, nella lettera di introduzione del Soccer Prayer Book. Il volumetto, inoltre, propone ai fedeli tifosi una lunga lista di intenzioni, individuali o di gruppo, invitandoli a riporre particolare attenzione nella preghiera per la pacificazione del Sudafrica, terra ancora lacerata da profondi conflitti economici ed etnici, e la sconfitta l’Aids, principale piaga del Paese.

Le intenzioni del Soccer Prayer Book sono adeguate all’atmosfera del momento. Così, mentre la Soccer World Cup Prayer invoca che lo “Spirito di imparzialità, giustizia e pace prevalga tra i giocatori e fra tutte le persone coinvolte” – e, contestualmente, prega affinché ognuno offra il suo contributo per “prevenire, controllare e lottare il crimine, la corruzione, l’hooliganism e ogni tipo di violenza e abuso, soprattutto contro chi è più vulnerabile” – la preghiera For Fair Play chiede al “Signore che ogni squadra sia competitiva senza essere aggressiva”, che “ogni Paese sia patriottico senza diventare fanatico e discriminatorio”, che piaghe come “alcool, droga, abusi sessuali e sfruttamento vengano proibiti con maggiore vigore”.

I viaggi di Santa Teresina

Tra le iniziative per i giovani sudafricani in occasione dei Mondiali, l’episcopato ha promosso anche un tour delle reliquie di Santa Teresa di Lisieux nel Sudafrica. La proposta, in realtà, è giunta all’episcopato sudafricano da un gruppo di giovani della parrocchia San Francesco d’Assisi di Yeovil, nella periferia di Johannesburg. Le reliquie – in viaggio attraverso le province del Limpopo, Gauteng, Free State, Eastern Cape e Western Cape – aiuteranno i giovani fedeli tifosi a rafforzare la loro fede, affermano dalla Conferenza episcopale. E, magari, a riconoscere la propria vera vocazione, ispirati dalla mistica francese, patrona dei missionari.

Luci e (molte) ombre

La World Cup 2010 dovrebbe anche essere, per molte associazioni sudafricane, un’occasione per spostare i riflettori dell’opinione pubblica internazionale sugli angoli più oscuri del Sudafrica. Il conflitto sociale – esito di una segregazione economica ancora non superata – e l’Aids non sono le uniche contraddizioni rimaste irrisolte, dilemmi oscurati nel dibattito sul Sudafrica post-apartheid per non incrinare l’immagine di un Paese che, agli occhi del mondo, ha prodotto grandi eroi (come Nelson Mandela e Desmond Tutu), è ormai riconciliato e guarda ad un futuro di piena espansione economica. Il volto marginale e ‘sporco’ del Sudafrica, dunque, per un mese sarà censurato. E la macchina si è già messa in moto, per ‘rimuovere’ forzatamente i poveri sudafricani dalle strade delle città in cui si giocano le partite e per impedire agli ambulanti di vendere le loro povere mercanzie alla luce del sole.

Il Sudafrica, inoltre, deve fare i conti anche con la tratta degli esseri umani e il mercato del sesso, difficilmente controllabile. “Trafficanti di persone senza scrupoli vogliono sfruttare i mondiali per fare il loro sporco lavoro e trarre più profitto”, ha denunciato il presidente della Commissione della Conferenza episcopale tedesca per la Chiesa universale, mons. Ludwig Schick: “La prostituzione rende schiave le donne africane, le strappa alle loro famiglie e tribù, degradandole spesso per tutta la vita”. L’appello di Schick è rivolto principalmente ai settori maggiormente coinvolti in questi Mondiali – il turismo e l’associazionismo sportivo – affinché diano un segnale chiaro “contro la prostituzione e il commercio umano”.

“La vera preoccupazione – ha detto il card. Napier in un’intervista del 6 maggio scorso all’agenzia Zenit – è dovuta al timore di una maggiore trasmissione del virus Hiv a fronte della maggiore richiesta del mercato del sesso” per i circa 300mila tifosi attesi in Sudafrica. Per tamponare l’emergenza Hiv, durante i Mondiali, il presidente sudafricano Jacob Zuma ha accettato dal governo della Gran Bretagna una donazione di 42 milioni di preservativi, da distribuire nei luoghi più frequentati dai turisti. “È pazzesco”, ha commentato il card. Napier: “Si dice che i preservativi sono per la Coppa del Mondo: ma se sono soltanto 250-300mila i tifosi di calcio attesi per l’evento e considerando ovviamente che non tutti hanno uno stile di vita promiscuo, a chi sono realmente destinati? Non è forse un altro esempio della decadenza dell’Occidente e della sua volontà di svendere la sua decadente merce alle decadenti élite emergenti?”.

God bless the Cup

La Chiesa anglicana sembra muoversi sulla stessa lunghezza d’onda dell’episcopato cattolico dell’Africa australe. Tra le voci più appassionate, il cinquantenne arcivescovo anglicano di Cape Town, Thabo Cecil Makgoba. Lo sport, ha dichiarato lo scorso 25 maggio all’agenzia cattolica Cisa, è un “grande catalizzatore di bene”, che può “unire persone di differenti razze e differenti religioni, costruire la fiducia delle nuove generazioni e promuovere la coesione sociale, sia all’interno di questo Paese sia in tutta la famiglia umana”. Nonostante l’impegno profuso nella costruzione di infrastrutture, ha aggiunto Makgoba, non abbiamo la certezza che i Mondiali introducano “miglioramenti a lungo termine” sulla popolazione sudafricana. Tuttavia, ha poi ribadito, la Coppa accrescerà nei tifosi il senso di appartenenza al Paese: da qui occorre ripartire per costruire il senso della nazione.

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