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IL CONSENSO DEGLI ITALIANI

di Paolo Bonetti
da www.italialaica.it

In un’intervista al settimanale “Oggi”, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sempre entusiasta di sé stesso, ha dichiarato: “So per certo che la stragrande maggioranza degli italiani è d’accordo con me sull’assoluta necessità della legge sulle intercettazioni, tant’è vero che quando ne parlo in pubblico raccolgo solo applausi di consenso e di incoraggiamento per andare avanti fino all’approvazione definitiva, che ormai è in dirittura d’arrivo. E quando la legge sarà approvata il nostro Paese sarà davvero più europeo, più civile e più moderno”. E ancora: “Il mio obiettivo è porre fine a un sistema di abusi che in tanti anni ha di fatto cancellato il nostro diritto alla privacy. Questa situazione è purtroppo il portato di una cultura giustizialista che accomuna una piccola lobby di pm politicizzati e la lobby dei giornalisti che invece di fare le inchieste sul campo preferiscono fare del ‘copia e incolla’ sui fascicoli delle Procure”.

Noi francamente non sappiamo per certo come la pensa in materia la stragrande maggioranza degli italiani, anche perché non andiamo in giro come Berlusconi a raccogliere applausi e incoraggiamenti; però su quel che pensano gli italiani a proposito di lotta alla criminalità organizzata e a quella politico-amministrativa, qualche opinione o almeno qualche sospetto lo abbiamo anche noi; in quanto alla privacy, poi, ci sembra proprio che l’indignato predicozzo berlusconiano giunga da fonti del tutto inattendibili e che, comunque, possano essere adoperati altri mezzi per tutelare la privacy che non siano quelli della resa alla criminalità e alla corruzione.

Le intercettazioni telefoniche non sono uno strumento di difesa sociale particolarmente simpatico e, tuttavia, se servono, come effettivamente servono, a smantellare mafia, camorra e intrallazzi politico-affaristici, è bene che continuino ad essere adoperate senza le restrizioni previste dal disegno di legge che Berlusconi vuole vedere approvato al più presto, anteponendolo persino ai provvedimenti per cercare di contenere la crisi economica. A noi capita di parlare quotidianamente con italiani che la pensano così: non saranno magari la stragrande maggioranza, ma sono certamente una fetta notevole di opinione pubblica e spesso assai qualificata. Sarebbe grave se il governo non ne tenesse alcun conto.

In quanto all’argomento della privacy, bisogna dire che un tema di così grande rilevanza e serietà viene purtroppo snaturato da Berlusconi e dai suoi sostenitori che lo adoperano come foglia di fico per nascondere vergogne altrimenti non occultabili. Nella società contemporanea la privacy viene, a torto e a ragione, continuamente evocata proprio perché non si sa bene, ormai, in che cosa consista e con quali strumenti possa e debba essere tutelata. In Italia, poi, la si dimentica del tutto quando sono in gioco la vita e gli affetti di cittadini che non godono di particolari privilegi o quando si tratta di colpire, con cinica spregiudicatezza, qualche avversario politico.

Anche in questo il berlusconismo è stato una scuola di corruzione e gli esempi, alcuni molto recenti, che si potrebbero fare in proposito sono numerosi e ben noti. Ma proviamo a prendere sul serio un argomento che viene spesso proposto come speciosa giustificazione morale di una legge che colpisce contemporaneamente la nostra sicurezza e il nostro diritto di continuare ad essere liberamente informati. Se davvero si vuole difendere la privacy di coloro che, senza aver commesso reati, cadono nella rete delle intercettazioni, se sinceramente si vuole tutelare il loro giusto diritto alla riservatezza, non c’è alcun bisogno di approvare leggi che limitino la libertà di stampa. Basta colpire con adeguate sanzioni coloro (e possono essere uomini a vario titolo impegnati nell’amministrazione della giustizia) che passano ai giornali testi e informazioni che nulla hanno a che vedere con la sostanza delle indagini.

Sappiamo benissimo che, nella cosiddetta società dello spettacolo (d’altronde del tutto funzionale alla politica berlusconiana), esibizionismo e voyeurismo vanno di pari passo e che molto spesso i media cedono alla tentazione di accarezzare i gusti più corrivi di lettori e spettatori. Anche la libertà di stampa (come ogni altra forma di libertà) ha i suoi lati sgradevoli, ma nessuna persona ragionevole può pretendere di continuare a vivere in una società libera, impedendo ai giornalisti di fare il loro mestiere che è quello di rendere noti all’opinione pubblica fatti e misfatti del potere. Ogni operatore dell’informazione si regolerà secondo la propria coscienza, ma non possono essere le leggi a stabilire preventivamente che cosa deve o non deve pubblicare, magari con minacce di sanzioni pecuniarie agli editori. Se poi, nell’esercizio della sua professione, commette qualche reato, ci sono già i codici (quello civile e quello penale) che provvedono. Ma davvero, come pensa Berlusconi, gli italiani sono così entusiasti delle foglie di fico?

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