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Messico: essere vittime di violenza tra indifferenza e trovate pubblicitarie

di Cristina Papa
da www.womenews.net

Mentre una nota casa di cosmetici si appresta a lanciare una campagna pubblicitaria ispirata ai casi di scomparsa/femminicidio, che a Ciudad Juarez dal 1993 hanno coinvolto più di 500 donne, l’Observatorio Estatal del Feminicidio y Desaparición de Justicia para Nuestras Hija ha contato, nel solo stato di Chihuahua, 145 casi di femminicidio. Ora siamo a quota 208.

Tra il mese di gennaio e il mese di maggio 2010 l’Observatorio Estatal del Feminicidio y Desaparición de Justicia para Nuestras Hija ha contato, nel solo stato di Chihuahua 145 casi di femminicidio. Il sito www.ehui.com ha offerto nuovi dati innalzando il numero delle vittime a 208, quasi 100 più che nello scorso anno.

A quanto pare si tratta di cifre destinate a crescere: a Ciudad Juarez nel 1993 si erano registrati 29 casi di femminicidio, siamo dunque in presenza di aumenti esponenziali.
Molte organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti umani, e delle donne in particolare, denunciano poi l’oscuramento del problema a causa dell’escalation di violenza che coinvolge i narcotrafficanti.

Certo, le cifre sono agghiaccianti e parlano da sé: ogni giorno almeno una donna, ragazza, o bambina, vengono assassinate brutalmente o fatte scomparire nel nulla, mentre gli assassini possono contare su una totale impunità.
Il governo messicano, intanto temporeggia e non fa nulla per dare seguito alla sentenza della Corte Interamericana de Derechos Humanos (CoIDH) che, relativamente al femminicidio di tre donne, avvenuto nel 2001, aveva ordinato alle autorità messicane di riprendere (ma sarebbe meglio dire di iniziare) le indagini.

La sentenza della CoIDH sarebbe stata una pietra miliare nella lotta contro il femminicidio in quanto, per la prima volta, uno stato veniva condannato come responsabile della morte di donne che, evidentemente, non erano state adeguatamente protette dalla violenza dei loro assassini. Putroppo l’inerzia, che sconfina con la complicità, mostrata dalle autorità statali e di polizia rafforza il senso di impunità dei colpevoli.

Peña, uno degli avvocati delle vittime di Ciudad Juarez, ha denunciato che lo stato messicano ha istruito le indagini limitandosi a raccogliere i fatti in sé e a formulare nuove ipotesi a tavolino, senza però effettivamente perseguire i funzionari coinvolti negli omicidi o che hanno minacciato le famiglie delle vittime.
Peña ha inoltre denunciato che le autorità si sono rifiutate di offrire ai familiari sostegno psicologico invitandoli a rivolgersi alla sanità pubblica.

Intanto è di questi giorni la denuncia pubblica di due madri che reclamano giustizia per le loro figlie: una diciassettenne scomparsa senza che la polizia desse seguito alla denuncia della famiglia e l’altra bruciata e poi buttata in uan discarica da un uomo che, pur essendosi dichiarato colpevole durante il dibattimento fu poi assolto.
Le due madri hanno dichiarato che la lista delle donne uccise o scomparse è interminabile e che la polizia non fa nulla per risolvere i casi che pure i familiari denunciano con ostinazione, e per questa ragione hanno dato vita ad una manifestazione a cui hanno preso parte militanti dei diritti umani.

La presidente della Comisión Especial de Feminicidios della Camera dei Deputati, Teresa Incháustegui Romero, del PRD, ha annunciato che solleciterà il governo federale affinché alle famiglie delle vittime assassinate a Ciudad Juarez venga corrisposto un indennizzo pubblico e che la sua attività come legislatrice ruoterà intorno alla proposta di tipificare il femminicidio come delitto grave a livello nazionale (e non solo federale).

– Fonti: http://www.mujeresdejuarez.org/, http://www.womenontheborder.org, http://www.justiciaparanuestrashija…, http://www.ehui.com, http://www.cronica.com.mx

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