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Tel Aviv: bombe sul Libano

di Emanuela Pessina
da www.altrenotizie.org

Un ennesimo scontro tra l’esercito israeliano e quello libanese ha causato martedì la morte di cinque uomini lungo la linea di confine tra i due Paesi mediorientali. L’incidente, uno dei più cruenti degli ultimi anni, ha risvegliato da subito la preoccupazione del mondo intero, poiché l’area costituisce una delle zone più volubili del vicino Oriente. Il conflitto tra Libano e Israele, sebbene ufficialmente concluso da una risoluzione del Consiglio delle Nazioni Unite (ONU) nell’agosto 2006, non è mai stato risolto veramente e, da quattro anni a questa parte, un’infinita serie di ostilità e manovre militari delinea una zona di grande instabilità politica e militare.

Nello scontro a fuoco sono morti un giornalista, tre soldati di Beirut e un alto ufficiale dell’Israel Defence Force (IDF), il gruppo delle forze militari unificate per la difesa d’Israele. All’origine del conflitto ci sarebbero dei colpi sparati dalle forze armate libanesi contro alcuni soldati israeliani che si trovavano in territorio a loro proibito, oltre cioè la linea blu, quella frontiera fissata dall’ONU in risoluzione dei decennali conflitti fra Libano e Israele.

Una linea, secondo la ricostruzione di Israele, poco chiara, che avrebbe indotto i militari di Beirut in errore: i militari dell’IDF stavano portando a termine delle semplici operazioni di routine, tra cui il taglio di alcuni alberi per migliorare la visuale, ha spiegato Israele. Secondo la ricostruzione libanese, tuttavia, i soldati avrebbero sparato solo pochi colpi di avvertimento, cui l’IDF avrebbe risposto con vere e proprie granate. Da qui sarebbero nati gli scontri, durati solo poche ore ma di grande gravità.

E ora il mondo intero ha paura. L’esercito israeliano considera il Libano “pienamente responsabile” dell’incidente occorso nel primo pomeriggio nella zona di confine tra i due Paesi. Non ha dubbi in proposito il quartier generale dell’ IDF, secondo cui l’esercito libanese avrebbe aperto il fuoco contro una postazione dell’IDF in territorio israeliano. I soldati israeliani, ha sottolineato l’IDF, “stavano portando a termine operazioni di manutenzione coordinate con l’Unifil”. L’Unifil, la Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite, presidia la zona di confine tra i due Paesi già dal 2006 per garantire il rispetto delle risoluzioni ONU. Ma il Libano, come è ovvio, ha percepito una realtà completamente differente e parla di una chiara “aggressione” da parte dello stato israeliano. Il generale Said Eid, il numero uno del Consiglio di Difesa libanese, non si tira indietro: il Libano è pronto a rispondere “all’aggressione israeliana con tutti i mezzi possibili”.

Se la situazione di tensione non si è mai risolta, le guerre vere e proprie tra Libano e Israele sono state due. La prima risale al 1982, l’anno in cui Israele è intervenuto nella guerra civile libanese a fianco delle milizie dell’Esercito del Libano del Sud (ELS) e delle forze cristiano-falangiste di Pierre e Bashir Gemayel. Sullo sfondo intricato di alleanze taciute e patti poco chiari, quella di Israele è stata forse l’unica mossa che non lascia spazio a interpretazioni di sorta. Israele ha compiuto una vera e propria invasione del Libano per impedire nel Paese il consolidamento di una base di operazioni dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), il gruppo nato attorno alla figura di Yasser Arafat.

Questa guerra, in particolare, è passata alla storia per il tremendo massacro di Sabra e Shatila, a Beirut: per quasi 40 ore i membri della falange cristiano maronita hanno violentato donne e ucciso civili disarmati all’interno del campo circondato e sigillato dagli israeliani, parte attiva nell’operazione. Al termine del conflitto, le forze palestinesi sono state costrette a spostarsi in Tunisia e Israele ha occupato la zona sud del Libano, rimanendoci fino al 2005. Nel complesso, tuttavia, Israele non ha riportato una vittoria univoca.

Israele è tornato all’attacco nel luglio 2006. A giustificare l’aggressione, questa volta, sono gli attacchi missilistici degli Hezbollah, il partito politico libanese che combatte contro Israele in nome dell’indipendenza del Libano. Appoggiato dall’Iran, il partito degli Hezbollah si muove da sempre agli occhi dell’opinione pubblica nel limbo della controversia.

Se quasi tutti i Paesi del mondo ci vedono una legittima forza politica che combatte per la libertà del proprio Paese dalla pressione straniera (quella Israeliana), altri – tra cui Stati Uniti, Paesi Bassi, Canada e Israele – non mancano di evidenziarne un presunto lato oscuro legato a fazioni di matrice terroristica. Perché giustificarsi di fronte all’opinione pubblica, di questi tempi, è più importante di quanto non possa apparire. Resta il fatto che Israele invade il Libano ed Hezbollah si difende, non il contrario.

Il conflitto del 2006 è durato 34 giorni, fino al “cessate il fuoco” imposto dall’ONU e dalla famosa Risoluzione 1701. Oltre al disarmo degli Hezbollah e il ritiro delle truppe israeliane dal Libano meridionale, l’ONU ha previsto lo spiegamento dell’Unifil, la Forza di Interposizione delle Nazioni Unite nel Libano, costituita da 12 mila unità, e la ridefinizione della linea blu. Ed è proprio in questo senso che si è espresso ancor oggi l’ONU, richiedendo a Libano e Israele di rispettare scrupolosamente la risoluzione che ha permesso la fine del conflitto in quell’ormai lontana estate del 2006. Una fine, a quanto pare, più apparente che reale.

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