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IL CORTILE DEI GENTILI

di Paolo Bonetti
da www.italialaica.it

Ormai da qualche mese l’arcivescovo Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della cultura (una sorta di ministero dei Beni Culturali del Vaticano, ma con competenze più ampie), ci annuncia la nascita di un nuovo organismo della Chiesa cattolica con il compito di dialogare con i non credenti. Dialogare, non evangelizzare, si affanna a ripetere monsignor Ravasi. Quest’ultimo compito sarà affidato a un organismo diverso (se ne è già parlato su Italialaica), presieduto da un altro arcivescovo, monsignor Rino Fisichella, già presidente della Pontificia accademia per la vita ed ex-rettore della Pontificia università lateranense. Fisichella, particolarmente vicino al papa, mi pare che sia tuttora cappellano di Montecitorio. La sua missione sarà quella di tentare di ricristianizzare le società occidentali largamente scristianizzate, magari cominciando proprio dalla classe politica italiana che l’alto prelato è abituato a frequentare e che ostenta spesso, tanto a destra quanto a sinistra, per non parlare del centro, un cristianesimo alquanto posticcio e un cattolicesimo puramente strumentale, se non addirittura simoniaco.

Il lavoro a cui, invece, dovrà dedicarsi Ravasi, sembra, almeno apparentemente, più facile. Nell’antica Gerusalemme, c’era il Cortile del Tempio al quale potevano accedere anche i non credenti nella religione ebraica, mentre era severamente vietato a costoro, pena la morte, entrare in quella zona del Tempio che era riservata esclusivamente ai fedeli. Come sappiamo, la grande novità del cristianesimo è stata l’affermazione che la parola di Dio, annunciata da Cristo, era rivolta a tutte le genti (su questo ha insistito particolarmente l’apostolo Paolo) e, quindi, è lecito pensare che nel Cortile dei Gentili di cui parla Ravasi non ci saranno più separazioni rigide fra credenti e non credenti. Lo stesso monsignore, in una recente intervista all’Espresso, ha detto che, in questo nuovo cortile, non ci saranno “barriere né aree proibite.

Tutti potranno accedervi, credenti e non credenti, agnostici ed atei, purché animati dal reciproco desiderio di conoscenza e dalla convinzione che la cultura laica può trovare elementi di arricchimento anche nella religione e, a sua volta, la fede non potrà che trarre vantaggio dall’essere più vicina ed attenta ai valori del mondo contemporaneo. Ma tutto con grande reciproco rispetto, senza nessuna prevaricazione e senza tentativi, ad esempio, da parte degli esponenti della cultura religiosa di fare proselitismo”.

Non si potrebbe dire meglio, sembra di ascoltare le parole di un prestigioso esponente della cultura laica, il filosofo tedesco Jürgen Habermas, che ormai da molti anni dialoga con il mondo cattolico, a cominciare dallo stesso Ratzinger. Eppure…eppure c’è qualcosa che non convince nei propositi e nelle parole dell’ottimo Ravasi che, intanto, annuncia per l’autunno un convegno all’Università di Bologna e, per la primavera del prossimo anno, un grande raduno parigino di intellettuali organizzato proprio da questo nuovo Cortile dei Gentili. Quello che non convince è la pretesa di mettere a confronto gli intellettuali non credenti che rispondono, individualmente ed esclusivamente, alla propria ragione e coscienza e che sono rappresentativi soltanto di se stessi, con uomini che fanno parte, come monsignor Ravasi, di un’organizzazione ecclesiastica che pone precisi vincoli disciplinari, su questioni non solo teologiche ma anche morali, a tutti i suoi adepti, e in particolare a coloro che, nell’organismo in questione, ricoprono ruoli direttivi.

Si dirà che agli incontri organizzati dal Cortile dei Gentili ognuno andrà, compresi gli studiosi cattolici, con le sue convinzioni e la sua cultura, senza la pretesa di essere depositario di qualche verità che non possa essere sottoposta al confronto, alla critica e magari alla revisione. Nessuno dubita delle oneste intenzioni e della buona fede di tanti uomini di cultura cattolici, ma resta il fatto che quando ad organizzare il dialogo è la stessa struttura ecclesiastica, è impossibile non avvertire un senso di disagio, come se, invece di ragionare e discutere in un libero spazio, si venisse invitati a farlo nel chiuso di un recinto (il cortile, appunto) di cui alcuni posseggono la proprietà e le chiavi di accesso, mentre agli altri tocca il ruolo di semplici ospiti, per quanto benevolmente accolti. Francamente, per incontrarsi e confrontarsi fra credenti e non credenti, cosa che ormai fortunatamente avviene in molteplici occasioni e luoghi, non si sentiva il bisogno di un nuovo dipartimento vaticano con tanto di gerarca nominato dal papa per promuovere iniziative che dovrebbero sorgere e svilupparsi autonomamente nella comunità intellettuale. Non debbono esserci cortili gestiti da ecclesiastici, ai quali si viene (bontà loro) ammessi, ma luoghi che sono comuni a tutti, senza che ci sia un qualche abile marionettista che dall’alto manovra i fili della rappresentazione. Il mondo del pensiero è il mondo della parità nella libertà, ma la Chiesa cattolica non è una libera accademia o un istituto di cultura, è una ramificata e ben strutturata organizzazione religiosa che non ha come scopo la ricerca disinteressata, ma la conversione dei non credenti. Meglio allora Fisichella, almeno si capisce quello che vuole.

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