Home LGBTQ: fede, diritti, lotta all'omofobia Sinodo: alcune questioni aperte

Sinodo: alcune questioni aperte

di assviottoli, 6 agosto 2010

Dal 22 al 29 agosto avrà luogo a Torre Pellice il Sinodo delle Chiese Valdesi e Metodiste. La pastora Maria Bonafede, moderatora della Tavola Valdese, ha evidenziato in un’ intervista a Riforma lo scorso 28 luglio i temi che caratterizzeranno questa sessione del Sinodo.

Il clima si è da subito surriscaldato perchè all’ordine del giorno compare anche la benedizione delle coppie omosessuali all’interno delle comunità, tema sollevato a seguito della benedizione dell’unione di due donne avvenuta a Trapani nella locale Chiesa Valdese,  il 7 aprile scorso .  La celebrazione ha suscitato discussioni prima sulle pagine dei quotidiani nazionali e poi all’interno delle chiese protestanti. Il pastore Alessandro Esposito  ha specificato che “la benedizione è stata celebrata dalle comunità di Trapani e Marsala tutte; io mi sono limitato ad officiarla condividendo il sentimento delle comunità“.

Il 30 luglio è stato poi pubblicato su Riforma un “Appello al Sinodo per la fedeltà alla nostra confessione di fede” che sta suscitando un ampio e vivace confronto. Al suo interno si chiede al Sinodo stesso una sorta di atto di fedeltà alla Confessione di Fede del 1655, condannando la benedizione delle coppie omosessuali in quanto numerosi passi biblici riterrebbero l’omosessualità “semplicemente riflesso di una società non abbastanza evoluta”. Altro tema forte dell’appello è il riferimento al battesimo amministrato dal pastore Paolo Ricca a due gemelli di una coppia gay di cui un partner è il padre biologico e il suo compagno padre adottivo.


Lo stesso direttore di Riforma, pubblicando l’inserzione, si è espresso ribadendo quelli che secondo lui erano dei passaggi del testo non aderenti alla realtà. L’intervento ha provocato la reazione dei firmatari che hanno addirittura parlato di non rispetto del pluralismo informativo, contestando la direzione di Riforma

Così pure è prevedibile un dibattito appassionato circa il significato dei dogmi cristologici e trinitari. Quando si sollevano problemi e si aprono cammini di dialogo, come è avvenuto anche su questi temi nelle comunità di Trapani e Marsala (ai cui membri e al loro pastore Alessandro Esposito va tutta la nostra solidarietà e vicinanza), si ritrova la voglia di discutere e di confrontarsi.  Solo così in una chiesa il pluralismo teologico e pastorale arricchisce e non rompe l’unità della fede.

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I temi del Sinodo: “L’Evangelo è trasformazione” (intervista a Maria Bonafede, Moderatora della Tavola valdese)

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Appello al Sinodo per la fedeltà alla nostra Confessione di Fede

Difendere il diritto di uno, per difendere i diritti di tutti    di Giusi Caradonna

Analisi d’un appello singolare al Sinodo    di Giovanni Lombardo

Anagrammando    di Alessandro Esposito

Serenitezza     di Giuseppe La Torre

Amarezza    di Franco D’Amico

La par condicio secondo il direttore di Riforma di Lucio Malan

Seguire la verità nell’amore di Luca Maria Negro (direttore di Riforma)

Dio vuole l’amore, non lo giudica (Dichiarazione del Consiglio di Chiesa di Trapani e Marsala)

Ritrovare un clima di dialogo (comunicato della Rete Evangelica Fede e Omosessualità)

Unioni gay e fede, prove di dialogo. In parrocchia non più solo invettive    di Vera Schiavazzi

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Dialoghi con Paolo Ricca  – “Che cosa vuol dire essere genitori?”

Dialoghi con Paolo Ricca  – “Siamo ancora quelli del «Sola Scriptura»?”

Andate contro l’ordinamento valdese    di Lucio Malan

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Dialoghi con Paolo Ricca  – “Si può essere cristiani senza credere nella Trinità?

C’è ancora spazio per una fede plurale?    di Alessandro Esposito

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Unioni gay e fede, prove di dialogo. In parrocchia non più solo invettive

di Vera Schiavazzi
da La repubblica – Torino, 6 agosto 2010

Credere in Dio, praticare la propria religione e nello stesso tempo vivere serenamente e pienamente il proprio orientamento omosessuale. Quanto sia difficile raggiungere questo obiettivo lo si vede dalla polemica che in questi giorni cresce nel mondo valdese, non casualmente alla vigilia del Sinodo. Ma lo si vede ogni giorno anche nelle parrocchie cattoliche della città, dove c´è chi ammette alla comunione credenti gay che non rinunciano alla propria vita sentimentale e chi li invita invece a non presentarsi in quel momento.

La scelta di dichiarare anche al parroco la propria omosessualità non viene più accolta nelle chiese torinesi da invettive, aspre condanne o inviti a curarsi. Tuttavia, chi lo fa si sente spronare a vivere con ‘continenza´, mentre chi non vuole nascondere il proprio legame, magari di consolidata convivenza, deve cercare il prete ‘giusto´, quello disposto ad assolverlo da altri eventuali peccati e ammetterlo comunque ai sacramenti.

«A partire da settembre – spiega un portavoce del gruppo ‘La Fenice´, gli omosessuali cattolici torinesi che aderiscono al coordinamento tra tutte le associazioni nato dal Gay Pride del 2006 – promuoveremo d´intesa con la Curia alcuni incontri pubblici rivolti alle famiglie di credenti che hanno un parente, di solito un figlio o una figlia, omosessuali. Il nostro dialogo prosegue, lentamente, come è inevitabile. Ma salutiamo con speranza il fatto nuovo che anche dall´altra parte del tavolo, ai vertici della diocesi, si ammetta che esiste un problema di accompagnamento di queste famiglie, non solo sul piano pastorale ma anche sul piano psicologico».

I componenti della ‘Fenice´ (una ventina di cattolici, in questo momento tutti uomini, mentre un altro gruppo, ‘La Rondine´, è meno incline all´attività politica pubblica ma include anche donne) rappresentano il punto di snodo di un´area composita e vasta: sono 21, concentrati prevalentemente proprio nel nord-ovest, i gruppi di cristiani credenti intervistati nel recentissimo rapporto sul tema che è possibile leggere su www.viottoli.it, il sito della comunità cristiana di base pinerolese che accoglie più volte all´anno celebrazioni di festa e di preghiera per le coppie omosessuali che lo richiedono, e che vengono preparate a questo momento attraverso incontri che possono durare oltre un anno. Mentre in città, al Gruppo Abele, il centro studi intitolato a Ferruccio Castellano promuove convegni, tesi di laurea e raccolta di libri e documenti sul tema.

Intanto, al Sinodo delle chiese valdesi e metodiste che si aprirà a Torre Pellice il 22 agosto, la Moderatora Maria Bonafede ha annunciato che si intende chiedere ai delegati (laici e pastori che rappresentano le comunità italiane) un orientamento sulle benedizioni che sempre più spesso le coppie omosessuali richiedono ai diversi pastori. Una domanda che – dopo l´attacco di Lucio Malan e altri – annuncia quasi un referendum interno.

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Il pastore Negro “Si dica con chiarezza che non è peccato”

«E´ora che nelle nostre chiese il “reato di omosessualità” venga derubricato, che si dica con chiarezza che questa condizione non è peccato». Luca Negro, pastore, da poco direttore di “Riforma” (il settimanale evangelico che ha pubblicato a pagamento l´appello di Lucio Malan, valdese e senatore del Pdl contro le unioni gay), dichiara così la propria posizione di partenza.

Perché l´appello su Riforma?

«Si tratta di una pubblicità. Ma avevamo garantito a Malan e agli altri firmatari che lo avremmo riportato comunque, sono stati loro a scegliere questa formula. Crediamo nella libertà di stampa! Inoltre, Riforma è il giornale delle chiese valdesi, metodiste e battiste, è fatto anche per ospitare il dibattito che nasce al loro interno».

Tra lei a Malan, comunque, c´è stata polemica…

«Sì, Malan ha contestato il fatto che il pastore che in Sicilia ha benedetto l´unione tra due donne abbia contestato la Trinità, ne ha fatto una questione di violazioni religiose che a me non risulta affatto, e ha contestato la mia imparzialità come direttore. Gli ho risposto sul giornale, spero di averlo fatto con chiarezza e serenità. Quanto al battesimo di due gemelli adottati da una coppia gay avvenuto a Roma, la penso come il pastore Paolo Ricca che lo ha celebrato: ciò che conta è l´amore».

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Don Segatti: dal confronto un vademecum utile soprattutto ai sacerdoti

«E´ un dialogo iniziato fin dal 2006, quando alcuni omosessuali credenti ci chiesero un confronto sul Gay Pride che si teneva a Torino. Quelle persone partecipavano ad alcune iniziative ma non alle manifestazioni più estreme e tenevano a conservare la propria identità di cattolici». Don Ermis Segatti, responsabile delle iniziative culturali della diocesi torinese, è – con don Valter Danna, responsabile della famiglia – l´uomo che il cardinal Poletto scelse, quattro anni fa, per affrontare il tema spinoso dei credenti gay. Un filo che non si è mai interrotto.

Quali i risultati finora?

«Un libro-vademecum, “Fede e omosessualità”, utile soprattutto nella concreta realtà delle parrocchie, e un vasto lavoro rivolto fino ad ora soprattutto a sacerdoti e operatori pastorali».

E quale lo scoglio principale da superare?

«Spesso i gruppi di credenti omosessuali, dove convivono storie di sofferenza e acuta sensibilità, puntano su riconoscimenti sempre maggiori. Ma sfugge a molti che il problema principale è l´accettazione generale, tra la gente, che gli omosessuali hanno pari dignità e il diritto a vivere una vita affettiva. Questo è il nodo da sciogliere, poiché è questa l´obiezione naturale che viene opposta da moltissime persone e non si può ragionare sopra la testa delle persone».

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