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“No” al crocifisso in aula

COMUNICATI STAMPA SINODO
(da: www.chiesavaldese.org)

Comunicato stampa n. 11, 27 agosto 2010
“No” al crocifisso in aula. I 150 anni dell’Unità d’Italia: un’occasione per rilanciare la legge sulla libertà religiosa, nel rispetto della laicità dello Stato. Avanti con le Intese

Laicità e libertà religiosa – da sempre cavalli di battaglia dei protestanti italiani – tornano nuovamente alla ribalta nel quadro delle celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia. Il Sinodo valdese e metodista 2010, con un ordine del giorno approvato quasi all’unanimità, ha posto con forza l’accento sui valori risorgimentali delle libertà democratiche, del pluralismo religioso e culturale, dell’unità nazionale.

Il Sinodo da un lato denuncia l’assenza di una legge organica a tutela della libertà religiosa, dall’altro auspica l’urgente approvazione parlamentare delle leggi relative alle sei Intese (che riguardano la chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, l’Arcidiocesi ortodossa d’Italia ed esarcato per l’Europa meridionale, la Chiesa apostolica in Italia, l’Unione buddhista italiana, l’Unione induista italiana e la Congregazione cristiana dei testimoni di Geova).

Inoltre il Sinodo invita la Tavola ad attivarsi presso il Parlamento italiano per presentare la proposta della “Giornata della libertà di coscienza, di religione e di pensiero” da svolgersi il 17 febbraio (in ricordo del 17 febbraio del 1848, quando Re Carlo Alberto concesse i diritti civili ai valdesi, e del 17 febbraio 1600, data del rogo di Giordano Bruno).

Sempre in questo quadro si inserisce un ordine del giorno sull’affissione del crocifisso nelle aule scolastiche. Prendendo spunto dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo del 3 novembre 2009 (che ha dichiarato l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche italiane lesivo del diritto dei genitori di educare i propri figli secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche), il Sinodo “si duole che il Governo italiano, anziché conformarsi alla decisione della Corte abbia presentato ricorso alla Grande Camera”.

Deplorevole soprattutto l’uso strumentale che del crocifisso è stato fatto, e continua ad essere fatto: il crocifisso non può essere considerato “simbolo della civiltà e della cultura italiane”. Questa l’opinione del Sinodo, che auspica che “le istituzioni europee contribuiscano a rafforzare le norme a tutela dei principi di pluralismo e di laicità propri di ogni democrazia”.

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