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La misura perduta

Aldo Cazzullo
Corriere della Sera 20 gennaio 2011

L’aggressività dei toni e la durezza della sostanza del messaggio di Silvio Berlusconi non aiutano né a chiarire la vicenda né a ricomporre il quadro politico. Certo, inquieta lo spiegamento di forze per seguire le tracce di centinaia di ospiti in una casa privata; come pure la prospettiva che il Paese resti bloccato per settimane, nell’attesa di un processo da cui potrebbe non emergere una prova decisiva. Ma, lasciati alla magistratura il proprio lavoro (il premier si presenti ai giudici e non chieda di punirli) e alla politica le proprie beghe, fatte salve le garanzie dovute a tutti i cittadini, inquieta anche la rappresentazione della vita civile che stiamo dando all’estero e che lasceremo alle prossime generazioni.

Preoccupa in particolare il fatto che il capo del governo non riesca a darsi nei comportamenti personali un profilo all’altezza dei suoi doveri istituzionali e anche della sua politica della famiglia, al centro quantomeno dei programmi elettorali. Uno dei punti di forza di Berlusconi è sempre stato lo stretto rapporto con le gerarchie ecclesiastiche. Finora il sostegno della Chiesa al centrodestra non è venuto meno, per quanto le rivelazioni sulla vita privata del premier abbiano causato disagio e turbamento tra i vescovi e talvolta anche Oltretevere.

Ora il direttore di Avvenire Marco Tarquinio ricorda che «quando si ricoprono incarichi di visibilità il contegno è indivisibile dal ruolo» e l’Osservatore Romano pubblica la nota che esprime le preoccupazioni del Quirinale, come a farle proprie. L’impressione però è che non bastino i segnali che vengono dai quotidiani, per quanto autorevoli. Occorrerebbe, da parte della Chiesa, una parola più esplicita. La settimana scorsa, il Papa ha espresso davanti al corpo diplomatico le sue perplessità sull’educazione sessuale nelle scuole, con un intervento giudicato molto severo anche da osservatori in sintonia con il pontificato di Benedetto XVI. Quel che emerge dalle carte dell’inchiesta di Milano non è meno inquietante, anzi.

Non è solo in questione la moralità della persona. È lo spaccato del Paese a destare sconcerto. Sono i padri che invitano le figlie a essere ancora più spregiudicate, pur di conquistare più denari e nuovi favori. È la degradazione della famiglia a valore da agitare in campagna elettorale o a grumo di interessi per approfittare dell’angosciosa solitudine del leader. Qual è l’idea del nostro Paese che stiamo trasmettendo alla comunità internazionale? Quale il modello di vita che mostriamo ai nostri figli? Quale l’immagine dell’Italia che lasceremo alle generazioni a venire? Il forte rapporto tra Stato e Chiesa, costruito anche da Berlusconi, è stato spesso criticato. Se ora arrivasse un richiamo al dovere di chiarire, di rispondere con serietà ad accuse tanto serie e di sottoporsi al giudizio della magistratura, quel rapporto darebbe un contributo prezioso non tanto al governo (che l’opposizione non ha né la forza né la voglia di far cadere), quanto al Paese

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