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LA CHIESA DEL GIARDINO

Beppe Manni
Mercoledì 2 febbraio (Gazzetta di Modena)

L’Osservatore Romano con un articolo dell’architetto Portoghesi ha criticato la nuova chiesa del Villaggio Giardino. “Sembra una bella sala riunioni in cui nulla richiama la trascendenza”. Di seguito Mons Ravasi: “Molte chiese moderne sono inospitali”, e poi Sgarbi, che con la sua solita grazia parla di strutture sacre tipo scatoloni, angar e magazzini squallidi.

La struttura-chiesa si è evoluta nel corso dei secoli rispecchiando la spiritualità del tempo. I primi luoghi d riunione dei credenti erano delle semplici case. Dal V secolo vennero costruite le basiliche, quindi dall’XI secolo le chiese romaniche e gotiche. E poi le maestose chiese rinascimentali e le sfarzose cattedrali barocche. Oggi la nostra memoria è ancora legata alle chiese della fine settecento stile di tardo barocco, nel quale sono state trasformate quasi tutte le chiese parrocchiali. L’altare era ornato di tabernacoli d’oro e candelabri. Il devozionismo dei secoli passati aveva riempito queste polverose chiese di nicchie e altari laterali con staue di Santi, Madonne ex voto, candele e baldacchini. A fatica si intravvedeva il crocefisso.

Il Concilio Vaticano II (1962-1965) ha proposto una spiritualità diversa, basata sulla centralità di Dio e di Cristo; della lettura della Bibbia, dei sacramenti più importanti il Battesimo e l’Eucarestia. Furono suggeriti nuovi canoni per costruire le chiese secondo criteri nuovi. L’assemblea dei fedeli e un’assemblea di cristiani adulti che dialogano con il sacerdote in una liturgia viva e partecipata. L’altare rivolto ai fedele fu il risultato più evidente. Ora per decidere se in una chiesa si possa ben pregare non bisogna chiederlo ad un architetto sedicente ateo o a un supponente storico dell’arte che non ha mai partecipato ad una messa. Nè alla massa di credenti tradizionali o agli ‘atei devoti’. L’intento dell’architetto che ha progettato la chiesa del Villaggio Giardino e della commissione CEI che ne ha approvato il progetto, è quello di ‘rieducare’  il senso della fede dei cristiani. L’aula è ampia, i fedeli sono disposti ad anfiteatro, l’altare verso la gente ha alle spalle l’orto degli Ulivi che rievoca il racconto della passione; dall’altra parte l’ambone dove viene letta la Bibbia, vicino al fonte battesimale, con acqua ‘viva’ che scorre. Non ci sono statue, ma alcuni quadri e affreschi moderni che tentano di avvicinare la figura di Cristo agli uomini del nostro tempo. Per chi desidera momenti di raccoglimento particolari, c’è una  cappella luminosa e comoda..

Il complesso architettonico è diviso in tre corpi: al centro la chiesa a destra la casa della carità, a sinistra i luoghi dell’incontro e della catechesi. Una piazza-sagrato si apre al quartiere quasi a suggerire il continuum tra amore a Dio e impegno verso il prossimo all’interno del territorio  Non c’è il campanile. Ma sappiamo che oggi non è più tempo di campanili e di minareti che svettano verso il cielo in competizione con le torri civiche; le chiese sono case di Dio e della gente aperte e in dialogo.

Si può dissentire sulla grandiosità dell’edificio, sui costi della gestione o sulla necessità oggi di costruire strutture più leggere. Sembrava forse più utile disporre di luoghi più piccoli e funzionali. Ma questo non dipende dal singolo parroco o dal progettista. Ma caso mai dalla mancanza di preti-pastori, causata anche da una chiesa-istituzione che ha bloccatole vocazioni sacerdotali proibendo il sacrdozio uxorato e le donne pastore. E da una tendenza accentartrice delle funzioni pastorali.

Ma se pretendi ancora di entrare in una chiesa con la grotta della Madonna di Lourdes da una parte, la statua del Sacro Cuore o di padre Pio dall’altra,  per chiedere una grazia al prezzo di una candela è bene che tu pensi seriamente al livello di maturità della tua  fede. Dalle discussioni degli ultimi giorni emerge purtroppo una linea anticonciliare e lefevriana presente anche nella nostra diocesi e capitanata da parroci che di nuovo dicono la messa con le spalle al pubblico, danno la comunione in bocca e vestono oprovocatoriamente la talare. Il mondo  cambia e la chiesa con il Concilio si era avvicinata alla modernità proprio per non tradire il vangelo.

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