Home LGBTQ: fede, diritti, lotta all'omofobia Il Compassionevole e le italiane

Il Compassionevole e le italiane

Javier Marías
www.elpais.com

traduzione dallo spagnolo di José F. Padova

Non andavo in Italia da venti mesi, adesso vi ho trascorso sei giorni distribuiti fra Udine, Milano e Venezia; e benché lì la gente in generale continui a essere gradevole e simpatica – senza l’abbattimento e il sangue amaro che ci facciamo noi in Spagna, come se l’amabilità e la buona fede ci sembrassero debolezze –, mai avevo percepito, durante le mie visite in quel Paese, un grado di disperazione simile. È vero che si tratta con persone che, tanto per cominciare, leggono libri e che pertanto appartengono a una minoranza. Tuttavia coloro che mi hanno parlato – compresi numerosi giornalisti, qualcuno facente parte dei media berlusconiani – oscillavano fra il ritirarsi di fronte all’attuale situazione politica (“Il peggio è che non si vede via d’uscita”) e un’esasperazione che influiva sul loro ragionamento (“Non si può escludere una guerra civile a medio termine”). Quando si chiedeva loro come fosse possibile che i concittadini non reagissero di fronte a ciò che, sotto tutti gli aspetti, è già una dittatura sempre meno dissimulata, non sapevano rispondere, essi stessi non riuscivano a spiegarselo.

”Se ci fosse una salvezza per l’Italia, dovrebbe venire dalle donne, o da una parte di esse”

Quello su cui, certo, si trovavano d’accordo era la considerazione che Berlusconi possiede un talento imprenditoriale e propagandistico straordinario e che non è possibile sottovalutarlo né come avversario né come minaccia reale e seria. Attraverso le sue televisioni e i suoi giornali, i suoi scandali e le sue corruzioni, è riuscito ad “anestetizzare” buona parte della popolazione. È riuscito a convertire sé stesso in uno spettacolo, in una fonte permanente d’intrattenimento, della quale non vogliono fare a meno gli italiani che si alimentano di reality show e di successi sessuali. Ho l’impressione che quante più patetiche orge senili gli si scoprano, quanti più episodi grotteschi, indegni perfino delle più ridicole pellicole di Sordi, Gassman o Tognazzi, Berlusconi ne uscirà con maggior vantaggio, perché gli italiani non sono puritani e perdonano queste cose – o ne ridono o le appoggiano, anche se vi sono coinvolte minorenni – e perché per di più distraggono da ciò che è veramente grave.

Un autista di età avanzata, che mi ha portato da Venezia a Milano e ritorno (e che inoltre risultò essere lettore di Wittgenstein e di Russell), difese il comportamento del suo Primo ministro con questa concisa frase: “Certo, però il fatto è che le donne giovani sollevano lo spirito”. Ho anche visto in televisione come una signora che là chiamano ”per bene” [in italiano nel testo], ben vestita, cattolica e apparentemente colta, sosteneva con aplomb che non aveva dubbi sul fatto che Berlusconi si limitasse ad aiutare ragazze con problemi, perché era un uomo compassionevole e buono, senza che colpisse la sua attenzione la realtà che tutte queste ragazze, guarda caso, sono graziosissime quando non direttamente esplosive. Ancora devo vederne una, fra quelle “beneficate” dal Compassionevole, che sia brutta, disgraziata o maggior di trentacinque anni, perché sono sicuro che ce ne siano moltissime così che hanno bisogno di altrettanto o maggiore aiuto delle giovani di bell’aspetto. Qualcuna di queste, per esempio, annovera un fidanzato più o meno narcotrafficante, gente in generale danarosa.

L’intelligente giornalista Conchita di Gregorio, direttrice de L’Unità, mi diceva che in questi momenti, se per l’Italia ci fosse salvezza, dovrebbe venire dalle donne, o da una parte di esse: sono le uniche non anestetizzate e che conservano intatta la loro capacità d’indignarsi e in questi giorni così l’ho accertato, in un’esperienza limitata, beninteso. Tuttavia è certo che non ho sentito in quasi nessun giovanotto la veemenza, la giusta collera e la ribellione che sprigionavano tutte le donne con le quali ho parlato. La cosa interessante è che questo ribrezzo e questo non poterne più di Berlusconi e del suo alleato Bossi – e altrettanto dell’inoperante e malfidente sinistra pachidermica, che sembra non essere del tutto a disagio di fronte a una situazione di quasi dittatura di ultradestra – non siano dovuti soltanto a una questione vagamente femminista, ovvero al disprezzo dei governanti verso le donne e al machismo primitivo e orgoglioso del quale si fanno vanto.

No, le italiane non perdono di vista ciò che è veramente anomalo e pericoloso: la confezione delle leggi tagliate sulla convenienza del Compassionevole, perché non venga né giudicato né condannato; i costanti attacchi di costui all’indipendenza giurisdizionale, con calunnie contro i pubblici ministeri che investigano su di lui, ben amplificate dal suo monopolio mediatico; la sua propensione a scavalcare le decisioni del Parlamento che lo contrariano (poche) e a fare decreti; la sua esplicita compera di voti in quello stesso Parlamento, la cui attività decise di sospendere per alcune settimane per non esporsi a una prevista sconfitta; la sua demagogia grossolana e frenetica; la sua impunità; la connivenza della Chiesa; la sua incredibile sfacciataggine nel presentarsi come una vittima perseguitata (l’oppressore che si finge oppresso); la sua censura; il suo travisamento sistematico della realtà; il suo razzismo e la sua omofobia; la sua rivendicazione della brutalità – e in questo Bossi non gli sta indietro –, vale a dire, il suo disprezzo per ciò che non sia congeniale – l’ipocrisia – che tuttavia è sempre meglio del cinismo.

Come scrissi anni fa e ritiene anche Claudio Magris, l’ipocrisia, dopo tutto, implica una consapevolezza di ciò che è male e deve dissimularsi; è qualcosa di civile e presuppone il riconoscimento di certi valori, benché li si violi alla chetichella. Il cinismo, invece, è l’espressione della brutalità allo stato puro. Ciò che Berlusconi e Bossi vengono a dire è questo: “Non c’è niente di male in una dittatura de facto. Né nel machismo, né nel razzismo, né nell’accumulo dei poteri e nella fine della loro separazione, né nella xenofobia, né nel disprezzo delle leggi e del Parlamento. Siate come noi, lanciatevi, non vi è nulla di male in questo”. Vale ricordarlo quale esempio storico più grande e pervicace di rivendicazione di questa brutalità, “giù la maschera”. Sì, l’avevo sulla punta della lingua.

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