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Teologo: un essere quasi impossibile

Leonardo Boff
Filosofo/Teologo

Traduzione di Romano Baraglia

Molti si meravigliano per il fatto che io, nonostante la mia formazione filosofica e teologica, mi metta a discutere argomenti estranei a tali discipline come l’ecologia, la politica, il surriscaldamento globale e altri ancora.

E io rispondo: coltivo, certo, la teologia pura, ma mi occupo anche di altri temi esattamente perché sono teologo. Il compito del teologo – insegnava il più grande di loro, Tommaso di Aquino, nella prima Quaestio della Summa theologica – è: studiare il Dio della rivelazione e, in seguito, tutte le altre cose “alla luce di Dio” (sub ratione Dei), perché Lui è il principio e la causa finale di tutto.

Pertanto, tocca alla teologia occuparsi pure di altre cose che non sono Dio, purché si faccia “alla luce di Dio”. Parlare di Dio e anche delle cose è un compito quasi irrealizzabile. Primo: come parlare di Dio, se Lui non sta in nessun dizionario? Secondo: come riflettere su tutte le altre cose, se i saperi che le riguardano sono così numerosi che nessuno individualmente può padroneggiarli?

Logicamente, non si tratta di parlare di economia come un economista o di politica come un politico. Ma trattare queste materie nella prospettiva di Dio, il che presuppone una conoscenza previa di queste realtà in forma critica e non sempliciotta, rispettando la loro autonomia e accogliendo i loro risultati più accertati. Soltanto dopo questa ardua fatica può il teologo domandarsi come risultano queste quando confrontate con Dio? Come si collocano in una visione più trascendente della vita e della storia?

Fare teologia non è un compito come qualsiasi altro, come vedere un film o andare a teatro; è una cosa serissima, dato che si lavora con la categoria “Dio” che non è un oggetto tangibile come tutti gli altri. Per questo, è destituita di qualsiasi senso la ricerca della particella “Dio” ai confini della materia o nel “Campo Higgs”. Questo supporrebbe che Dio sarebbe parte del mondo. Riguardo a questo dio, io sono ateo. Lui sarebbe un pezzo di mondo e non Dio. Faccio mie le parole di un sottile teologo francescano, Duns Scoto (+ 1308) che ha scritto: “Se Dio esiste come le cose esistono, allora Dio non esiste”. Voglio dire, Dio non appartiene all’ordine delle cose che possono essere trovate e descritte. È la Precondizione e il Supporto perché queste cose esistano. Senza di lui le cose sarebbero rimaste nel nulla o tornerebbero al nulla. Questa è la natura di Dio: non essere una cosa ma l’origine delle cose. L’Origine delle cose non può essere una cosa.

Applico a Dio come Origine quello che gli orientali applicano alla forza che permette di pensare: “La forza per la quale il pensiero pensa, non può essere pensata”. L’origine delle cose non può essere cosa.

Come si deduce, è molto complicato fare teologia. Henri Lacordaire (+ 1861), il grande oratore francese, disse, e con ragione: «Il dottore cattolico è un uomo quasi impossibile: poiché deve conoscere tutto il deposito della fede e gli atti del Papato e ancora quello che San Paolo chiama “gli elementi del mondo”, come dire assolutamente tutto». Ripensiamo a quello che ha detto Cartesio (+ 1650) nel Discorso sul Metodo, base del sapere moderno: “Se io avessi voluto far teologia, sarei dovuto essere più che un uomo”. E Erasmo da Rotterdam (+ 1536), il grande saggio dei tempi della Riforma, osservava: “Esiste qualcosa di sovrumano nella professione del teologo”. Non ci stupisce che Martin Heidegger abbia detto che una filosofia che non si confronta con le questioni della teologia, non è ancora arrivata pienamente in sé stessa. Riporto tutto questo non come autoglorificazione della teologia ma come confessione che il suo compito è quasi impraticabile, cosa che sento giorno per giorno.

Logicamente esiste una teologia che non merita questo nome perché pigra, rinuncia a pensare Dio e si limita a pensare quello che gli altri hanno pensato o quello che hanno detto i Papi.

Il mio sentimento del mondo mi dice che oggi la teologia in quanto teologia deve gridare il seguente proclama: dobbiamo preservare la natura e armonizzarci con l’universo, perché essi sono il grande libro che Dio ci ha consegnato. È lì che si trova quello che lui ci vuole dire. Siccome abbiamo disimparato a leggere questo libro, ce ne ha dato un altro, le Scritture, cristiane e di altri popoli, affinché imparassimo di nuovo a leggere il libro della natura. Dobbiamo appunto parlare della natura e del mondo alla luce di Dio e della ragione. Senza natura e mondo preservati, i libri sacri perderebbero il loro significato che è di insegnarci di nuovo a leggere la natura e il mondo. La discussione teologica ha, dunque, un suo posto insieme alle altre discussioni.

Leonardo e Clodovis Boff hanno scritto: Come fare teologia della liberazione, Vozes 2010.

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