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La distruzione della scuola pubblica

Salvatore Settis
La Repubblica, 01.03.11

È bello che l’onorevole Gelmini, nel commentare le dichiarazioni del presidente del Consiglio sulla scuola, abbia citato la Costituzione. Peccato che l’abbia citata a sproposito, capovolgendone il senso.

Secondo l´on. Gelmini, «Il pensiero di chi vuol leggere nelle parole del premier un attacco alla scuola pubblica è figlio della erronea contrapposizione tra scuola statale e scuola paritaria. Per noi, e secondo quanto afferma la Costituzione italiana, la scuola può essere sia statale, sia paritaria. In entrambi i casi è un´istituzione pubblica, cioè al servizio dei cittadini».

Ma la Costituzione non dice questo, dice il contrario (art. 33). Dice che «la Repubblica detta le norme generali sull´istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi». Che «enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato». Dice che «la legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali». L´art. 34 aggiunge che «l´istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita», e prescrive che la Repubblica privilegi, con borse a aiuti economici alle famiglie, «i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi».

La Costituzione stabilisce dunque una chiarissima gerarchia. Assegna allo Stato il dovere di provvedere all´educazione dei cittadini (obbligatoria per i primi otto anni) e di garantirne l´uguaglianza con provvidenze ai «capaci e meritevoli». Fa della scuola di Stato il modello a cui le scuole private devono adeguarsi, e non ipotizza nemmeno alla lontana due modelli di educazione alternativi e concorrenti.

Ma come può esser mantenuta l´efficacia del modello, se la scuola pubblica viene continuamente depotenziata tagliandone personale e risorse, e per giunta irridendo chi ci lavora?

Lo smottamento in direzione della scuola privata comincia coi governi di centro-sinistra (decreti Berlinguer del 1998 e 1999, legge 62 del 2000, governo D´Alema), e coi governi Berlusconi diventa una frana: si taglia la scuola pubblica e si incrementano i contributi alla scuola privata, sia in forma diretta che con assegni alle famiglie, e senza alcun rispetto per il merito degli allievi. A meno che il merito non consista, appunto, nell´aver scelto una scuola privata.

Ed è dal 1999 (riforma Bassanini) che il ministero oggi ricoperto dall´on. Gelmini non si chiama più “della Pubblica Istruzione”, ma “dell´Istruzione” (senza “pubblica”). Anziché inveire contro «la scuola di Stato dove ci sono insegnanti che vogliono inculcare negli alunni principi contrari a quelli che i genitori vogliono inculcare ai propri figli», ipotizzando una scuola pubblica dominata dalla sinistra, Berlusconi dovrebbe dunque ringraziare la sinistra per aver inaugurato con tanto successo la deriva in favore della scuola privata. Ancora una volta, l´uomo che per il suo ruolo istituzionale dovrebbe rappresentare lo Stato e il pubblico interesse agisce dunque come il leader dell´anti-Stato.

A una Costituzione che assegna allo Stato il compito di dettare regole sulla scuola e di imporre ai privati il rispetto delle stesse regole (e l´onere di cercarsi i finanziamenti dove credono), si va così sostituendo, con l´applauso del ministro della già Pubblica Istruzione, una Costituzione immaginaria, nella quale “libertà” vuol dire distruzione della Scuola pubblica, vuol dire convogliare i finanziamenti pubblici sulle scuole private, vuol dire legittimare l´idea che nelle scuole pubbliche si «inculcano» principi antilibertari, mentre nelle scuole private tutto è automaticamente libero, perfetto, “costituzionale”.

Eppure nel riformare la scuola, uno dei pochissimi provvedimenti di un governo che ha il record dell´inazione e della paralisi, l´on. Gelmini si è fondata sull´articolo 33 della Costituzione, secondo cui «la Repubblica detta le norme generali sull´istruzione». E´ lo stesso articolo che, una parola dopo, stabilisce la centralità e la priorità della scuola pubblica, disprezzata dal presidente del Consiglio. Ma la “Costituzione materiale” di cui si va favoleggiando (cioè l´arma impropria con cui si vuol demolire l´unica e sola Costituzione, quella scritta) ha ormai come principio fondamentale il cinico abuso di quanto, nella Costituzione, può esser distorto a beneficio di una “libertà”, quella del premier, che consiste nell´elogiare l´evasione fiscale in un discorso alla guardia di Finanza (11 novembre 2004), nell´attaccare ogni giorno la magistratura, nel regalare al suo amico Gheddafi cinque miliardi di dollari tolti alla scuola, al teatro, all´università, alla musica, alla ricerca, alla sanità, nel consegnare il territorio del Paese alla speculazione edilizia, nel legittimare col condono chi viola le leggi, nel creare per se stesso super-condoni, usando le (sue) leggi contro la forza della Legge.

«Inculcare principi»: questa la concezione dell´educazione (pubblica o privata) che Berlusconi va sbandierando. Fino a quando lasceremo che «inculchi» impunemente nell´opinione pubblica l´idea perversa che compito di un governo della Repubblica è smantellare lo Stato, sbeffeggiando chi serve il pubblico interesse?

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Elogio della scuola pubblica
Salvatore Nocera

Sono un cattolico praticante, sono stato presidente nazionale del Movimento apostolico ciechi e stimo molte scuole cattoliche per la loro serietà ed impegno culturale, oltre che per l’accoglienza di qualità che rivolgono da tempo all’inclusione degli alunni con disabilità ed ora anche a quelli stranieri.

Però non posso accettare l’abominevole disprezzo con cui il Presidente del Consiglio ha, in questi giorni, ingiuriato la scuola pubblica italiana e quanti operano con professionalità ed impegno in essa. Se egli, che parlava ad un convegno di cattolici, ha creduto in tal modo di fare cosa gradita a questi suoi potenziali elettori, ritengo che stavolta non abbia raggiunto lo scopo.

Infatti noi cattolici non contrapponiamo la scuola cattolica a quella pubblica laica, ma riteniamo col buon senso che ci siano positività nell’una e nell’altra e che possano esservi taluni disservizi nell’una e nell’altra.; ma riteniamo ancor di più, con la Costituzione che vi debba essere libertà per l’una e per l’altra.

Io e con me moltissimi cattolici riteniamo che chi sceglie la scuola cattolica lo faccia per una propria libera scelta e non per sottrarre i propri figli al lavaggio del cervello operato dai docenti della scuola pubblica nei confronti degli alunni per renderli contrapposti agli insegnamenti delle famiglie, come egli ha detto. Il Presidente del Consiglio, che si vanta di aver frequentato le scuole dei Salesiani , non ha esperienza diretta delle scuole pubbliche come ce l’ho io e moltissimi altri cattolici che hanno scelto di frequentare le scuole pubbliche e dove ci siamo trovati molto bene, malgrado la scarsità di risorse.

Io ho frequentato le scuole pubbliche negli anni Cinquanta nel profondo Sud a Gela da minorato della vista, quando ancora non esisteva alcuna norma sull’inclusione scolastica degli alunni con disabilità e sono grato ai miei docenti di allora che mi hanno accolto con professionalità realizzando la volontà della mia famiglia che rifiutava il mio internamento in un istituto speciale per ciechi. Nella scuola pubblica ho trovato compagni di differenti condizioni economiche e culturali e sociali ed ho cominciato a sperimentare il dialogo fra diverse mentalità e fra diverse concezioni della vita che mi hanno educato alla democrazia.

Ciò che mi ha ferito di più nel linguaggio del Presidente del Consiglio è che egli ha espresso questo suo giudizio di dileggio come Presidente del Consiglio che dovrebbe impegnarsi a rendere sempre più efficiente la scuola pubblica perché scuola “ aperta a tutti “ come recita l’art 34 della Costituzione; egli invece l’ha giudicata come luogo di corruzione dei giovani e di circonvenzione di minori.

Nessun cattolico, fedele laico o membro della Gerarchia ecclesiastica si era mai espresso in tali termini; nessun conservatore di formazione cattolica, per quanto potesse essere critico della scuola pubblica, si era mai spinto a tanto.

Ed anche la FIDAE, la Federazione delle scuole cattoliche che conosco da decenni per aver collaborato con essa sull’integrazione degli alunni con disabilità, non credo che sia grata al presidente del Consiglio per queste sue affermazioni gratuite ed ingiuriose; anzi credo che ne sia stata sgradevolmente colpita e mi auguro che faccia sentire la sua voce di dissenso e di dissociazione da questo denigratorio giudizio.

Il Presidente del Consiglio che ha il merito di aver firmato la L.n. 67/06 che condanna qualunque forma di discriminazione nei confronti delle persone con disabilità, ha col suo giudizio lesivo della verità, operato una inqualificabile discriminazione ai danni della scuola pubblica , cui dovrebbe riparare assicurandole maggiori risorse finanziarie per elevarne sempre di più la qualità.

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