Home Politica e Società La scuola statale fa paura solo a chi vuole uno Stato di sudditi

La scuola statale fa paura solo a chi vuole uno Stato di sudditi

Maria Mantello
www.micromega.net

Corruzione, connivenze, familismo. Paura di inimicarsi i potenti alla cui corte si arraffa qualcosa: più o meno grande non importa. Basta partecipare al rito del non-per-diritto, ma-per-favore. Non è l’autonomia e l’indipendenza che si cerca. Non l’essere cittadini portatori di diritti e doveri nella pariteticità della norma, ma poter galleggiare alla corte del capo: ombre del suo potere sempre più enorme: ex-norma. Fuori-legge. Un capo-clan mitizzato e adorato (fallocrazia compresa) che diviene assoluto: ab-solutus. Sciolto. Svincolato dalle regole democratiche. E che tutto può fare. Tutto può comprare e scambiare all’asta della cortigianeria, dove le cricche ingrassano all’ombra della cosa pubblica ridotta a borsa affari, di cui il capo – clan è l’azionista di maggioranza.

Ecco allora che lo Stato con le sue regole, con le garanzie democratiche a cui tutti sono vincolati, appare il nemico a chi viola il patto costitutivo dello stato liberale e democratico: l’uguaglianza davanti alla legge. Perché al di sopra di questo patto vuole stare. Per fare come gli pare e piace. Un capo-clan che magari inneggia pure alla libertà, ma la tiene sotto scacco. Assoluta per sé. Poltiglia per tutti gli altri, che belanti si beano nella virtualità mediatica dell’illusione che uno-su-mille-ce-la-fa.

Un gioco illusionista che per funzionare ha bisogno di essere pervasivo, inglobante, totalizzante. E che non regge se continuano ad esserci spazi di libera informazione, che per questo si cerca d’imbavagliare con trovate sempre più ridicole, come quella del doppio conduttore o della doppia satira. Perché mentre uno afferma, l’altro neghi. Perché verità e menzogna non più si distinguano. Perché alla fine solo il potere più e-norme vinca sulla piazza mediatica.

Un gioco illusionista che si infrange però contro un nemico che di illusioni e suggestioni proprio non ne vuol sapere e che per questo è l’ultimo reale baluardo in Italia di educazione al pensiero critico: la scuola dello Stato democratico, che non a caso la si sta anemizzando a favore delle scuole private. Paradossalmente spacciate per libere (l’illusionismo continua!). Ma che tali non lo sono affatto, perché l’unica libertà che in esse viene esercitata è proprio quella di ghettizzare libertà di pensiero e di ricerca. Scuole di censura semmai, dove gli insegnanti devono obbedire alla professione di fede del padrone che quella scuola gestisce. E che in base a questo requisito li presceglie.

Scuole-ghetto, preferite da famiglie che intendono l’educazione come cinghia di trasmissione della loro univoca visione del mondo.

L’unica scuola libera nel nostro paese, è allora la scuola statale, che costituzionalmente promuove libertà d’insegnamento e d’apprendimento. Scuola antifedeista perché laica e quindi democratica. Scuola di dubbio e di pensiero problematico. Scuola plurale e accogliente perché dialogica. Scuola di educazione alla libertà di pensiero. Scuola di rispetto e di fiducia nell’emancipazione individuale attraverso la cultura. E cultura è ricerca. Capacità di rompere i circoli dell’identico, compresi i condizionamenti del gruppo originario di appartenenza. Scuola che non libera solo dalla fatica di pensare. Scuola quindi che educa ad essere padroni della propria mente nell’esercizio e sviluppo delle capacità analitico-critiche. Scuola di responsabilità e di cittadinanza. Compiti alti e delicati che solo una scuola che non ha padroni né fideismi può assolvere.

Allora, bisogna sapere che dietro ai ben orchestrati e strumentali attacchi alla scuola statale, riaffiora la nostalgia della “legge del padre”. Che considera gli individui eterni minori. Che vuole impedire quel pieno sviluppo della persona umana sancito dalla nostra Costituzione che è anche liberazione dal pensiero unico e dal libro unico.

Allora, poiché la democrazia necessita di cittadini liberi autonomi e responsabili, la scuola statale è di forte intralcio in fondo solo a chi non vuole cittadini, ma sudditi.

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