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Se la Chiesa si appiattisce sull’ opportunità politica

don Fabio Masi (parroco di Santo Stefano a Paterno – Bagno a Ripoli)
La Repubblica Firenze, 26 febbraio 2011

Mi è stato chiesto di esprimere la mia opinione sulla situazione che sta vivendo la Chiesa oggi in Italia. Ebbene, debbo dire che questo è un momento di grande sofferenza per chi ama la chiesa e la società. Nel nostro paese succedono cose gravi che colpiscono la vita delle persone e ci si potrebbe aspettare che la Chiesa contribuisse ad aprire orizzonti di speranza; invece arrivano di continuo notizie di fronte alle quali si resta esterrefatti e avviliti.

Faccio alcuni esempi. Nell’ inverno dell’anno scorso, nella nostra Comunità parrocchiale, eravamo disperatamente in cerca di alloggi di fortuna per dei Rom che conoscevamo, a cui la ruspa aveva distrutto le baracche in cui abitavano da tempo. Dormivano sotto i ponti da diversi giorni con bambini piccoli e si presentarono a noi, con il volto viola dal freddo. Qualche tempo dopo, mentre si continuava a cercare di risolvere questi problemi senza riuscirci del tutto, giunse la notizia che a Bertolaso, indagato nell’ ambito dell’ inchiesta per “I grandi eventi”, la Congregazione vaticana “Propaganda fide” aveva dato in uso gratuito un quartiere. Come non sentirsi avviliti di fronte a questi fatti? Ci sentimmo offesi e delusi.

Nel dicembre scorso abbiamo letto che i nuovi Cardinali sono stati invitati a pranzo nell’ Ambasciata italiana, insieme ad alcuni membri del governo per festeggiare la loro nomina. Per festeggiare cosa? La Chiesa ci insegna che il vestito dei cardinali è rosso per significare che devono essere pronti a versare il sangue per amore della Chiesa e dei poveri. Non sono più vere queste cose? In che mondo vivono queste persone? Eppure fra loro ci sono persone di valore! Se proprio intendono festeggiare ci sono le mense della Caritas.

Ma non c’ è nessuno che racconti loro come va il mondo? Durante il pranzo, il Presidente del Consiglio ha assicurato ai prelati presenti la massima collaborazione sui temi che stanno piùa cuore alla Chiesa e ha garantito che da parte sua non verrà mai nulla contro la Chiesa, mentre è sotto i nostri occhi lo scempio dei diritti della povera gente. Ma ci sono tanti altri avvenimenti che ci turbano e restano senza risposta. Abbiamo saputo che recentemente sono stati sequestrati milioni di euro allo IOR, la Banca vaticana, per violazione delle norme antiriciclaggio. Una questione gravissima. La gente domanda, ha diritto di sapere. E’ vero? Siamo in attesa di una risposta. Se non è vero si smentisca con documenti chiari, altrimenti si chieda pubblicamente scusa alla Chiesa e alla società e si cambi impostazione.

Ultimamente un Vescovo della Curia vaticana si è messo a cercare il pelo nell’ uovo per giustificare la bestemmia del Presidente del Consiglioe dimostrare la liceità di partecipare alla Comunione, pur essendo divorziato. Ci ha riso dietro mezza Italia, molti si chiedevano quali interessi c’ erano da difendere con questa dichiarazione. Questa è la situazione. Alcuni sostengono che ormai certi settori della Chiesa gerarchica hanno rinunciato alla dimensione profetica per appiattirsi su motivi di opportunità politica ed economica. Anch’ io lo penso,è una vecchia tentazione.

Ilario di Poitiers, uno scrittore cristiano morto nel 367, mette in guardia i cristiani in questo modo: ” Ora combattiamo contro un nemico insidioso, un nemico che ci lusinga… non ci flagella la schiena, ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni ma ci arricchisce; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci percuote ai fianchi, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’ anima con il denaro, l’ onore, il potere “. Credo che la Chiesa, in Occidente, sia ancora in questa condizione e non da oggi.

Io lo so che la Curia vaticana ha un forte impatto sull’ opinione pubblica al punto che quando si dice “chiesa” spesso si pensa a loro e basta. Ma “chiesa” non è soltanto la Curia vaticana e nelle chiese locali ci sono tante persone, vescovi, laici e preti che testimoniano con passione la loro fede. Mi auguro che alzino la voce anche loro.

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Aiutiamo chi combatte l’omologazione nella Chiesa

Enzo Mazzi (Cdb Isolotto – Firenze)
La Repubblica Firenze 3 marzo 2011

Che sta succedendo nella Chiesa fiorentina? Il virus del dissenso creativo la sta contagiando? Non sarebbe la prima volta. Entro con una certa circospezione in un tema molto delicato. Sono consapevole dei rischi di prendere la parola in un mondo, quello ecclesiastico, dove la parola è prima di tutto rivelazione. Non credo però che la Parola di Dio annulli le parole umane. Ritengo anzi che le valorizzi e le ispiri. Anche quelle della denuncia profetica.

Penso che considerazioni come queste abbiano indotto alcuni parroci, don Silvano Nistri sul settimanale cattolico ADISTA, don Fabio Masi su questo giornale, a rompere il silenzio che nascondeva un grande disagio. Non vanno lasciati soli. Meritano rispetto e solidarietà. La scelta di parlare non deve essere stata facile. Se lo hanno fatto è perché hanno avvertito e sofferto il montare di un grande disagio fino al disgusto nelle comunità in mezzo a cui vivono e che animano. Non sono soli. Nella Chiesa italiana e mondiale si stanno moltiplicando i segni e i semi di una nuova stagione di profetismo rinnovatore. E si sta rompendo quella specie di omertà da paura di vescovi, teologi, preti e laici muti e immobili di fronte a un ciclone che scuote le fondamenta dell’istituzione ecclesiastica.

Qualcuno invoca un nuovo Concilio aperto a tutto il Popolo di Dio e non solo ai vescovi. Fermarsi tutti e discutere insieme dell’assetto istituzionale ecclesiastico che dimostra di non reggere più di fronte alle sfide della secolarizzazione.
La monarchia assoluta, questo è l’ordinamento gerarchico, residuo della teocrazia medioevale, non è più in grado di tenere di fronte ai nuovi poteri che s’impongo con una forza che annulla totalmente le armi dell’infallibilità, della scomunica e del giudizio divino con le quali finora la gerarchia ha gestito il suo potere. La scienza, il danaro, l’informazione, la democrazia hanno consentito al potere ecclesiastico di sopravvivere delegando al papa e ai preti la realtà considerata residuale dell’etica e dei valori. Ma è evidente che piano piano tale delega viene erosa e svuotata. Faccio solo un esempio.

L’arroccamento disperato sulla difesa della vita dal suo concepimento alla morte naturale non regge più di fronte a una scienza che sposta e assottiglia continuamente il confine fra la morte e la vita, ponendo grandi interrogativi sul senso della naturalità. E l’anima immortale e il peccato originale e l’inferno e il paradiso e l’onnipotenza di dio e l’indissolubilità del matrimonio e l’alterità sacrale del sacerdozio esclusivamente maschile e i mille altri fondamenti dell’etica cattolica sono dogmi che mostrano tutte le loro contraddizioni insanabili di fronte alle consapevolezze nuove. Lo Spirito preme anche oggi per “fare nuove tutte le cose”.

Non che la secolarizzazione sia tutta rose e fiori, anzi. I nuovi poteri hanno aspetti positivi ma hanno in sé anche una potenza distruttiva pari a quelli antichi. Oggi attraverso una martellante insinuazione e propaganda masmediatica passa una cultura omologata ed omologante secondo la quale non è la disobbedienza civile, umana, religiosa a offrire spazi creativi per far crescere la coscienza collettiva ed operare per la fraternità e la giustizia ma è unicamente il piegare il capo che può limitare i conflitti e preservare una permanenza negli spazi del sacro e del potere dove poi ciascuno può portare avanti in forma coperta le proprie piccole particolari diversità e trasgressioni.

Le donne che hanno invaso le piazze si sono fatte carico di aprire un varco per tutti noi nel monolite del cosiddetto “pensiero unico”. Ed ora i giovani del Nord Africa stanno scuotendo dalle fondamenta a prezzo di tanto sangue gli assetti dell’autoritarismo che sembravano eterni.
“L’obbedienza non è più una virtù” fu per noi e per molti, persone e movimenti, una conquista pagata di persona e a caro prezzo. Poi venne l’omologazione.

Ormai però questi scandali ecclesiastici, questa debolezza del potere gerarchico, queste immense contraddizioni che si aprono impongono forse di ripartire da quella scelta che fu sconsideratamente chiamata “dissenso” e che invece era e forse è ancora coerenza evangelica di una fede che finalmente si libera dai dogmatismi per radicarsi nell’intimo delle coscienze e nutrirsi di relazioni autentiche.

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