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Donne e radio comunitarie in America Latina

Testo originale: Mujeres que alzan la voz, di Majo Siscar. Dal blog Periodismo Humano
da www.lastampa.it TRADOTTO DA ELENA INTRA

Sono donne povere, contadine, di discendenza indigena o africana. Sono le più svantaggiate perché portano nei geni i danni del passato coloniale e l’occidentalizzazione in corso dell’America Latina. Vivono una tripla oppressione in quanto donne, povere e indigene o di colore. Le loro lingue originali sono state storicamente trascurate, e i costumi e le usanze disprezzati. Ma ora queste donne alzano la voce, in lingua Maya, Garifuna, o spagnola. Con il microfono in una mano e il mixer nell’altra, hanno trasformato le onde radio in una battaglia per la visibilità.

Affrontano il maschilismo e le leggi statali che non riconoscono il diritto alla comunicazione dei popoli indigeni, sancito invece dai trattati e dalle convenzioni internazionali. Sono le speaker di stazioni radio comunitarie, quelle emittenti autonome che si diffondono ovunque sfidando gli interessi delle grandi multinazionali mediatiche e restituendo i media al servizio della società.

“Per realizzare una società in cui si garantisca l’accesso ai mezzi di comunicazione in condizioni di parità, è essenziale che siano le comunità stesse a gestire questi mezzi in base alle proprie esigenze. Si va oltre la semplice trasmissione di informazioni, aprono spazi di partecipazione facilitando i processi di dialogo, educazione, consapevolezza, e rafforzamento della cultura e della lingua”, ha affermato Luz Ruíz, una delle fondatrici di Comunicador@s Populares por la Autonomía (COMPPA). Questa ONG opera con organizzazioni di indigene e contadine nel Messico meridionale, in Guatemala e Honduras, e punta a fornire formazione tecnica e logistica per l’utilizzo della radio come strumento per la comunità e il cambiamento sociale.

La comunicazione è un diritto umano ed è la base per costruire la civiltà. Tuttavia, i mass media sempre più monopolizzati e al servizio degli interessi commerciali, hanno perso la funzione di servizio pubblico escludendo la maggior parte della popolazione. La radio rappresenta un’alternativa tradizionale ma accessibile per creare mezzi di comunicazione propri e autonomi contro un’informazione omologata. L’infrastruttura di trasmissione e ricezione è relativamente accessibile, ha la potenzialità per raggiungere un ampio numero di persone e, soprattutto, permette di essere utilizzata e compresa da tutti coloro che possono parlare, a prescindere dal fatto di saper leggere o scrivere.

A livello comunitario permette inoltre il recupero delle lingue native, rompendo l’isolamento delle sorelle situate in villaggi dispersi creando così un senso di appartenenza ad una organizzazione. I nativi hanno così trovato il modo per riappropriarsi dei mezzi di comunicazione, e sono diventati essi stessi attori e produttori di informazioni. Così, in Messico e America Centrale negli ultimi 30 anni si sono moltiplicate numerose stazioni radio comunitarie. “Attraverso la nostra radio aumentiamo la consapevolezza fornendo le notizie nazionali e internazionali del movimento popolare, nonché informazioni su politiche e progetti che ci riguardano come popolo indigeno”, spiega Juan Vazquez, il coordinatore di La Voz Lenca, una delle emittenti onduregne.

Ma ci sono ancora molte sfide da affrontare all’interno di questi progetti. Questa responsabilizzazione non si verifica equamente tra uomini e donne. … Tuttavia, alcune riescono a superare gli ostacoli, come Isabel López, nativs guatematelca di Radio Unión, La Voz de la Resistencia. “Gli uomini in radio parlano dei loro diritti e delle loro conoscenze, anche noi abbiamo conoscenze, diritti, bisogni e sentimenti da esprimere, quindi è importante che le donne partecipino e lo facciano sapere ad altre “, osserva. “La nostra partecipazione è importante per far sentire quello che pensiamo in quanto donne, e anche molti uomini stanno comprendendo questo cambiamento, questo sogno di migliorare la qualità della vita delle donne all’interno delle comunità”, sostiene Lucero Pablo, conduttrice del programma “Mujeres en la radio Aamay Iyoltokniwan” a Veracruz.

Entrambe fanno parte di un gruppo di 80 donne che partecipano ai laboratori di comunicazione popolare, radio comunitaria e di genere. Lì si ritrovano donne provenienti da diversi settori e gruppi etnici, che, mentre acquisiscono familiarità con la radio, imparando ad utilizzare registratori, mixer, a produrre contenuti, prospettive di genere, linguaggio non sessista… scoprono le differenze di costumi e culture, ma anche i problemi comuni.

Così, mentre l’esuberanza delle Garifuna a volte si scontra con la modestia e la timidezza delle indigene, le une e le altre scoprono come ad entrambe fin dall’infanzia sono stati imposti ruoli simili. oppure come i loro compagni ne ostacolino l’ingresso in determinate aree. “Noi donne non possiamo essere isolate dall’organizzazione. Ci siamo informate sui nostri diritti, abbiamo tenuto seminari e abbiamo partecipato a tutti i processi politici. Non si devono trascurare i diritti delle donne se si vuole lottare per una vita diversa, per un mondo diverso “, sottolinea Cruz Alfaro, una delle presentatrici radiofoniche di La Voz Lenca.

Ma il patriarcato non è l’unica barriera. Le donne e gli uomini delle radio comunitarie devono affrontare il peso della legge a loro contraria. I regolamenti in Messico e America Centrale non riconoscono la legittimità delle radio comunitarie, nonostante questo diritto sia riconosciuto anche nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Anche la rappresentante dell’ONU per la libertà di espressione lo scorso agosto ha rimproverato il Messico perché tiene decine di emittenti comunitarie nell’illegalità e, pertanto, nella paura costante che in qualsiasi momento il governo possa chiuderle.

E molte di loro rappresentano una sfida allo status quo, perchè spesso offrono alternative al modello economico e sociale dominante. “Io curo una trasmissione sulle differenze di genere, ma anche contro la costruzione di dighe, per far conoscere ciò che sta accadendo e i danni che possono provocare”, dice Elvira da Jesús Corado, di Radio Libertad, nella giungla del Guatemala, dove sono in corso numerosi progetti per costruire dighe idroelettriche.

Grazie a donne come queste, si sta rompendo il silenzio a cui sono state storicamente condannate. E queste sono solo alcune lucciole nel mezzo di una notte stellata. Perché nonostante gli ostacoli legali, in tutta l’America Latina ci sono migliaia di stazioni radio comunitarie, alternative e non commerciali, dove donne e uomini rendono reale il loro diritto alla comunicazione e con le loro voci rompono il discorso dominante, androcentrico e la standardizzazione.

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