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Fermo immagine

Si può raccontare una foto? No, eppure quel ragazzo nero che corre veloce l’abbiamo visto tante volte nelle finali olimpiche di atletica leggera. Ha la stessa agilità e potenza di un campione ma lo sguardo degli occhi è atterrito, non c’è una medaglia in fondo al traguardo. Forse, la libertà.

Questa foto che riesce a fissare per sempre, nel flusso continuo delle immagini, un momento definitivo, è stata scattata fuori del campo di accoglienza (?) di Manduria.

Il ragazzo ha paura di essere catturato, ma noi di cosa abbiamo paura?

Temiamo di dover dividere con altri il nostro benessere, temiamo di non aver abbastanza identità da farci contaminare. Avremmo bisogno che i politici, se non avessero la vista resa corta dalle scadenze elettorali, sapessero parlare di ciò con chiarezza e il Paese potrebbe capire.

Del resto intorno a questo binomio, distribuzione equa delle ricchezze/identità culturale, si giocheranno le sfide dei prossimi anni.

E’ più facile, invece, far leva sul risentimento sociale. Ogni richiesta di redistribuzione delle risorse non è, forse, bollata come invidia? La stessa nozione di classe sociale una volta sbriciolata come si rimpiazza?

Ma sarà difficile attrezzarci se si continuerà a far appello alle reazioni più emotive del corpaccione elettorale, salvo poi invocare, nelle emergenze, la cooperazione degli organismi internazionali. Ecco, quella foto è uno sguardo definitivo su noi stessi.

Rossella Grasselli (Gruppo di Controinformazione ecclesiale)

Roma, 8 aprile 2011

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