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Il partito politico oggi

Walter Tocci
www.unita.it

Per la prima volta nella sua vita il Pd si prende cura della forma partito. Bersani ha annunciato un lungo lavoro per dare un senso moderno a quella parola partito che, unici in Italia, portiamo nel simbolo. E’ appena cominciato con un seminario di studio tra dirigenti nazionali e periferici e autorevoli studiosi italiani, europei e americani. Si è discusso fuori dai soliti schemi giornalistici. Nessuno si è impigliato nelle false alternative – primarie si o no, partito leggero o pesante, partito degli iscritti o degli elettori – che in passato hanno condotto il dibattito su strade senza uscita. La pubblicazione dei materiali offrirà l’occasione per allargare la discussione a tutto il partito. Tutti hanno scansato il rischio di uno sterile amarcord dei vecchi partiti di massa. Si tratta di ripensare la funzione del partito come costruttore di democrazia nell’Italia di oggi, come protagonista della ricostruzione civile del dopo Berlusconi. E’ davvero necessario? E’ possibile praticamente? Siamo in grado di realizzarlo? Partire da queste domande, a mio avviso, aiuta a evitare il rischio e a cogliere l’opportunità.

1) La necessità di un rilancio della forma partito scaturisce da una lettura critica del ventennio, come ha sottolineato Maurizio Migliavacca nell’introduzione. Negli anni novanta l’idea di demolire i partiti, peraltro non nuova, prometteva un futuro radioso per la politica: più decisione, potere diretto ai cittadini e Seconda Repubblica. Queste promesse sono clamorosamente fallite. Il populismo, tra i tanti difetti, ha anche quello di non prendere alcuna decisione rilevante per il futuro del paese. L’ultima scelta importante è stato l’euro, poi solo propaganda e gestione corrente.
Il potere dei cittadini non è mai stato così debole e mai così forte il dominio delle oligarchie economiche, politiche e corporative. Le recenti manifestazioni dei giovani e delle donne hanno messo a nudo prima di tutto queste diseguaglianze. E infine, la Repubblica invece di rinnovarsi rischia di spezzarsi sotto i colpi del leghismo e del sovversivismo dall’alto. Dove è il pericolo è anche ciò che salva, diceva il poeta. Proprio nelle fratture della crisi democratica si misura la necessità del rilancio del partito, come soggetto collettivo della Decisione, come promotore dell’Eguaglianza, e come forza coesiva dell’Unità della Repubblica.

2) Alcuni processi oggettivi – società mediatica e personalizzazione, ad esempio – militano contro la possibilità di organizzare grandi partiti. Tutto ciò è vero, ma contiene anche esagerazioni strumentali. La cultura del community organizing, ad esempio, ha suggerito a Obama di utilizzare i nuovi media come infrastruttura organizzativa della vittoria elettorale. I vecchi partiti italiani sapevano ben utilizzare la personalizzazione come fattore coesivo dell’organizzazione, tanto è vero che ancora oggi parliamo di Moro e Berlinguer, per dire solo degli ultimi.
D’altro canto, dovremmo porre più attenzione alle cause soggettive: chi ha interesse oggi a mantenere deboli i partiti? Innanzitutto, le oligarchie e i poteri che proprio sfruttando il vuoto della politica hanno dominato la società italiana fino a bloccarne le energie civili e perfino quelle economiche. Qualcosa del genere, però, è accaduto anche all’interno dei partiti, perché la debolezza dell’organizzazione ha permesso al ceto politico di affermare il proprio dominio a discapito dei referenti sociali e delle coerenze ideali. Non a caso oggi proprio dall’interno vengono molte resistenze alla costruzione di forti partiti. Se sono in buona salute, infatti, essi costringono il personale politico a rispondere del proprio operato, costituiscono una forma di accountability degli eletti, si direbbe oggi.

3) L’evanescenza della forma partito ha creato il brodo di coltura per le due tendenze contrapposte che ormai dominano la scena, il populismo e l’antipolitica. Questa tenaglia ha frenato la nascita del Pd e – hic Rhodus hic salta – il vero Pd si affermerà solo battendo quelle tendenze ovvero strappando ad esse i rispettivi nuclei di verità: parlare al popolo meglio del populismo e per questa via restituire la credibilità alla politica. Tutto ciò sembrava annunciato nelle primarie di Prodi e Veltroni, perciò sono diventate il mito fondativo del Pd. Le primarie nel contempo sono state anche una regola di selezione del personale politico.

I guai vengono proprio dalla sovrapposizione di queste due funzioni. Spesso si determina il cortocircuito tra il mito e la regola: quando si è costretti a ricorrere alle primarie pur sapendo che in quella città portano allo sconfitta, oppure quando i difetti della regola riverberano negativamente sul mito, come è successo a Napoli. Si tratta quindi di separare il mito e la regola. Soprattutto dagli studiosi americani è venuto il consiglio di utilizzare le primarie come uno strumento e non come una religione, correggendone alcune procedure difettose. E’ una soluzione di buon senso, che però lascia un vuoto. Un partito ha pur sempre bisogno di un mito fondativo, se non è più nelle primarie, bisognerà cercarlo nel significato più profondo che quella regola ha evocato in milioni di elettori e cioè che siamo decisi nel dare all’Italia un partito mai visto prima, un moderno partito popolare. Dobbiamo progettarlo nell’organizzazione, nella cultura e perfino nella simbologia. Moderno perché vuole andare oltre le vecchie forme. Popolare perché vuole dare il potere a chi non ce l’ha.

Nella splendida lectio introduttiva, Massimo Luciani ha ricordato che il partito pensato dai costituenti è scritto non solo nell’articolo 49 – con quel verbo impegnativo determinare riferito alla politica nazionale – ma anche nell’articolo 3, nel rimuovere gli ostacoli che impediscono l’eguaglianza effettiva dei cittadini. Il Pd deve essere il partito dell’articolo 3, il partito dell’eguaglianza per l’Italia di oggi.

Il percorso è cominciato con il seminario. Prossimi passi seguono alla Camera con due appuntamenti: inizia in commissione la discussione del disegno di legge sui partiti per renderli più democratici e più responsabili, in attuazione dell’articolo 49 della Costituzione; giovedi 7 aprile approfondiamo questi temi in un dibattito tra Bersani, Tronti e Casini, a Palazzo Marini, in occasione della presentazione del numero speciale della rivista del Crs, Democrazia e Diritto, interamente dedicato a Il Partito politico oggi.

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