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Storia senza donne

Lidia Menapace
lista123lm@gmail.com, 21 marzo 2011

Mentre apparecchio o cucino ascolto sempre le Storie di Augias sul 3, un programma interessante che mi fa spesso arrabbiare perchè molto maschilista -gentilmente, senza insulti, semplicemente ignorando che esistono le donne e non solo per collaborare -trattate con garbo- al suo programma. Pochi giorni fa Augias ha chiamato uno storico che si è occupato di famiglia e di violenza in famiglia, e che ha parlato anche di famiglia patriarcale riformata in meglio da Paolo di Tarso, cioè da S.Paolo, quello che afferma che le donne nelle assemble debbono stare zitte col velo in testa e che in famiglia debbono essere sottomesse al marito: sono rimasta senza fiato.

Non è nemmeno stato nominato il fatto che la riforma del diritto di famiglia e la legge contro la violenza sessuale in Italia furono condotte all’approvazione attraverso un grande movimento di donne delle associazioni femminili e femministe e in rapporto con le parlamentari di sinistra e di centro attraverso tre legislature. Tutto ciò non fa parte della storia d’Italia tra il 1975 e il 1981?

Prima di questi eventi il codice Rocco (fascista, ma grande giurista come dicono sempre i giuristi) a proposito di violenza sessuale sembrava una macelleria, salvo che quando si discuteva in che tipo di reati si doveva collocare la violenza “carnale” (si chiamava così), noi scoprivamo che era collocata tra i reati contro la morale: cioè una donna veniva violentata e si offendeva la morale. Proposto di mutare il nome in violenza sessuale, chiedemmo che fosse spostata nei reati contro la persona, che sono più gravi, ma senza aggravio di pena, perchè il nostro intento non era soprattutto punitivo, dato che volevamo avviare una nuova cultura politica.

La Chiesa si oppose a lungo a questo spostamento, che sottolineava che le donne sono persone. Preparando il testo della legge di iniziativa popolare contro la violenza sessuale scoprivamo intanto cose incredibili, tipo che l’incesto non è reato, se non dà pubblico scandalo. Noi pensavamo che non è reato se avviene tra maggiorenni consenzienti, dato che oggi è possibile con la contraccezione evitare le conseguenze riproduttive spesso gravi. Scoprivamo anche il “matrimonio riparatore” e il delitto “d’onore”.

Infatti se una donna andava dai carabinieri per denunciare il marito che abusava delle flglie minori, le veniva chiesto se voleva trascinare nello scandalo la famiglia. Amen!

E se una veniva picchiata e provava a denunciare, le veniva spiegato che il marito e padre ha diritto di correzione (jus corrigendi) anche manuale (non parliamo poi di parolacce insulti umiliazioni ecc.) verso la moglie e i figli minori, fino a una ventina di giorni di prognosi e ricovero ospedaliero. Sicchè le casalinghe con lividi in faccia occhi neri e graffi ovunque erano sempre “cadute dalle scale”, o “inciampate in un tappeto” o “sbattute in un mobile”, o “ustionate con una pentola”: il casalingato era uno dei lavori più pericolosi. Amen!

Se una violentata andava a denunciare le veniva chiesto se il violentatore si era offerto di sposarla nel qual caso “il matrimonio riparatore estingue il reato”. Si accorse quanto questa norma fosse a favore del delinquente e non della vittima Viola , una ragazza siciliana che si rifiutò di sposare il suo stupratore e lo mandò in galera, ma dovette cambiare città per non sottostare al giudizio negativo dell’opinione pubblica. Amen!

Come si potesse legare l’onore a un delitto sembrava una contraddizione inequivocabile: ma il citato codice Rocco sosteneva che se uno scopriva una donna della famiglia (un uomo restava sempre “onorato” qualsiasi cosa facesse) in atti sessuali con un uomo non dl famiglia, nell’impeto suscitato da tale spettacolo poteva uccidere la fedifraga e il delitto, volto a ristabilire l’onore della famiglia, era punito lievemente. Amen!

Del resto nell’adulterio una donna era sospettabile senza prove (se per esempio aveva ricevuto in casa l’idraulico in assenza del marito: e questo valeva contro di lei nelle cause per la separazione!) mentre il marito per essere dichiarato adultero doveva avere pubblicamente una relazione con un’altra donna, che risultasse offensiva per la moglie. Sicchè se aveva l’amante in una città vicina l’adulterio non esisteva. E meno male che era stata abrogata da Gesù Cristo un bel po’ di secoli prima la lapidazione delle adultere, che nell’Antico Testamento presso gli Ebrei vigeva. Amen!

Ma dunque, dopo aver lottato per ripulire il codice da queste quisquilie, come si poteva definire la violenza sessuale? Nella mancanza di libero consenso di uno dei due, oppure in un consenso che era stato estorto da una posizione di autorità, come da un carabiniere in caserma, da una guardia carceraria in cella, da un padrone sul lavoro, da un sindacalista in una lotta; anche da una contessa verso l’autista, o il giardiniere o il domestico filippino, ma era meno frequente .

A questo punto l’obiezione dei maschi era:” Ma la donna fa finta di essere contraria, mentre le piace essere violentata”. E qui avanza in tutta la sua autorevolezza la cultura giuridica romana antica, un monumento della civiltà. Sembra che gli uomini siano convinti che qualsiasi loro “attenzione” nei nostri confronti ci sia gradita e che noi “simuliamo” ritrosia per antica abitudine a mentire. Esiste nei codici il reato di simulazione di reato e nel singolo caso spetta al Tribunale provarlo, ma se si sospetta sempre una donna di mentire sulla violenza, questo si chiama pregiudizio e quasi razzismo antidonna.

Qui davvero le radici sono però antIchissime e non saranno strappate se non dopo la piena sconfitta del patriarcato e l’ avvento della Gilania.

Dicevano comunque i Romani che bisogna rispettare al massimo i bambini (“maxima debetur puero reverentia”), ma che invece le bambine amano essere violentate (“vis grata puellae”), perchè altrimenti non arriverebbero mai a conoscete il piacere! Penso che dovremmo essere riconoscenti agli stupratori. Come mai però una enormità di mariti, magari dopo aver disseminato piacere violentando bambine, non si ricordano mai di fare in modo che le loro mogli ci arrivIno? tanto che nella culrura popolare delle donne di un paio di generazioni fa si diceva che era meglio non godere per non restare incinte.

Ma i Greci non sono da meno, loro che con i miti hanno detto quasi tutto. Apollo una volta che voleva prendersi Cassandra, rifiutato, cercò di violentarla, ma fu respinto. Apollo, il bello dei belli! Nessun uomo dovrebbe offendersi se gli capita qualcosa di simile, dato il precedente. Invece Apollo, non volendo ammettere che una donna potesse resistergli punì Cassandra, che aveva doti profetiche, decidendo che non sarebbe mai stata creduta, anche quando profetava eventi che sarebbe stato bene poter sventare credendole. E rimase fermo il pregiudizio che le donne mentono simulano ecc.

Per vincerlo abbiamo fatto una buona legge contro la violenza sessuale (che magistrati spesso non applicano) mettendoci un bel po’ di anni.

Comunque ancora oggi il movimento delle donne consiglia a chi viene violentata di non lavarsi come subito vorrebbe, ma di andare in ospedale, far riscontrare e curare lividi ferte escoriazioni, e constatare eventuale sperma in vagina, da cui trarre il dna del delinquente. E sottoporsi alle cure necessarie per escludere di essere magari rimasta infettata da qualche malattia a trasmissione sessuale.

Le legge italiana in proposito è una delle migliori in Europa, perchè contiene, sia pure in modo non soddisfacente, anche il reato di violenza da parte del marito. E per ora basta. il seguito a una prossima puntata. Amen!

1 comment

Renzo Sabatini martedì, 12 Aprile 2011 at 13:05

Gentile Dott.ssa Menapace,
Come uomo che ha condiviso le lotte femministe, come marito e padre che ha cercato di applicare quei principi e valori nella vita quotidiana, voglio dirle che condivido completamente le sue considerazioni.
Lei scrive che l’intento del movimento non era punitivo perché si voleva costruire una nuova cultura politica. La mia amara constatazione è che quella nuova cultura in Italia non è mai sorta anzi, nella cultura comune quelle lotte sembrano aver lasciato una traccia molto debole, non solo fra gli uomini ma anche fra le donne.
Mi sento circondato da uomini che brandiscono una mentalità retriva e maschilista e donne con ben poca coscienza e conoscenza di quelle lotte per l’emancipazione.
Siamo tornati in Italia dopo 10 anni d’Australia e, assieme a mia moglie e ai miei figli, non possiamo che restare sconcertati per il volgare maschilismo che trasuda dalla vita pubblica ma anche per come i ruoli familiari sembrano essere rimasti congelati. Poiché nella mia famiglia tutti i lavori casalinghi sono condivisi le donne stesse spesso mi elogiano “perché aiuto a casa”. Trovo questo deprimente.
Aggiungiamo che la pesante cappa clericale che avvolge questo paese consente a uno storico di parlare di Paolo di Tarso come di colui che ha migliorato la condizione femminile e a un giornalista stimato e gentile di ignorare che le donne esistono.
Io le suggerirei modestamente di fare come me: quando apparecchio la tavola o cucino la TV la lascio spenta. E’ l’unico modo per difendersi dalla sua volgarità a volte travestita di buone maniere.
Cordialmente,
Renzo Sabatini – Roma

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