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E la scuola va in tribunale

Marina Boscaino
Il Fatto quotidiano 10 aprile 2011

Gelmini e la scuola delle tre “I”: Inadempienza, Improvvisazione, Illegittimità

Ricordate la scuola delle 3 “i” di morattiana memoria (Internet, Inglese, Impresa), suggestivo mix di neoliberismo galoppante e annunci di facile effetto, inizio del declino dell’istruzione? Preparatevi a sostituire le proverbiali 3i con tante T. T sta per Tribunali. Molti quelli che danno seri dispiaceri al nostro zelante e interventista – quanto incompetente e impudico – ministro. Pochi giorni fa ha dichiarato da Fazio che gli Ata (che lei chiama ancora “bidelli”) sono troppi. Ma inizia proprio dagli Ata la lunga serie di “incidenti di percorso” sulla strada dell’”Epocale Riforma” (non me ne voglia Alfano) targata Gelmini.

Il Tar del Lazio, accogliendo la richiesta del sindacato Snals-Confsal, ha sollevato la questione della legittimità costituzionale dell’articolo 64 del D.L. 112/2008, (l. 133/2008, quella che ha tagliato 135mila posti di lavoro nella scuola), che dispone una riduzione del 17% del personale amministrativo tecnico e ausiliario. I giudici sottolineano «come questa norma, pur proponendosi di perseguire l’obiettivo della qualificazione e della valorizzazione del personale scolastico» di fatto «risulti ispirata a mere esigenze di cassa».

Questo significa dare un nome alle cose: altro che “razionalizzazione e semplificazione”. Un giudice di Genova, come noto, ha attribuito un significativo risarcimento a 15 precari espulsi dal sistema con la falcidie dei posti di lavoro (in virtù della legge di cui sopra), dopo che la Consulta aveva dichiarato in febbraio l’incostituzionalità dell’inserimento “in coda” nelle graduatorie provinciali. E così il Codacons ha promosso la più ampia class action pubblica mai avviata in Italia,. Consorziati docenti della scuola e professori universitari a contratto, che rivendicano i propri diritti e che per cominciare hanno diffidato i ministri di Istruzione e di Pubblica Amministrazione: i 40mila precari chiedono la stabilizzazione e 30mila euro ciascuno di risarcimento. Tremonti avrà il suo da fare, davanti ad una situazione che promette di non risolversi facilmente.

Ancora Codacons, ancora class action, questa volta sulle aule-pollaio, zeppe di studenti, costretti a far lezione in condizioni che violano i limiti di legge: in gennaio il Tar del Lazio ha accolto l’istanza contro il MIUR. Il giudice Gattari del tribunale ordinario di Milano ha accertato “la natura discriminatoria della decisione delle amministrazioni scolastiche di ridurre le ore di sostegno scolastico per l’anno in corso rispetto a quelle fornite nell’anno scolastico precedente”, ordinando alle amministrazioni convenute “la cessazione della condotta discriminatoria” e condannando “i convenuti, ciascuno per le rispettive competenze, a ripristinare, entro 30 giorni dalla comunicazione della presente ordinanza, per i figli dei ricorrenti il medesimo numero di ore di sostegno fornito loro nell’anno scolastico 2009/2010″.

La Corte Costituzionale, con la sentenza 92/2011, ha stabilito che la disciplina per istituire nuove scuole dell’infanzia spetta alle Regioni e non allo Stato; mentre è di competenza statale la disciplina dei criteri per istituzione e funzionamento delle scuole del 1 ciclo. La sentenza della Consulta ha in parte accolto due ricorsi con cui Toscana e Piemonte avevano sollevato conflitto di attribuzione, lamentando la lesione di funzioni regionali (art.117 della Costituzione) e il contrasto delle norme impugnate con il principio di leale collaborazione (art.118), per la mancata previsione della necessaria intesa con le Regioni e con il principio di sussidiarietà.

Insomma: ce n’è per tutti i gusti. Il diritto si configura come ultima frontiera della civiltà in un Paese in cui non è ancora possibile costruire – con azioni unitarie e concordi – un’opposizione costante ed intransigente ai tagli che questo governo ha voluto camuffare sotto una sigla buona per ogni stagione: “riforma”. Che i tribunali arrivino là dove la mancata coesione tra forze democratiche non contrasta in maniera adeguata una politica dissennata che ha individuato nella scuola una fonte di profitto, anziché di investimento, è triste ed evidente. Altrettanto evidente è che la scuola delle molte T ci rimanda alla formula della Moratti, riveduta e corretta: I come inadempienza, improvvisazione, inanità. La scuola dei dilettanti allo sbaraglio, che imperversano aggiungendo una quarta e più grave I: illegittimità.

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