Home Politica e Società Questione nomadi, una linea alternativa agli sgomberi del comune

Questione nomadi, una linea alternativa agli sgomberi del comune

Paolo Brogi
Corriere della Sera, 26 aprile

Monsignor Feroci, che ha passato tre notti con i rifugiati nella basilica di San Paolo: «Contrari a rimpatri e campi Questa gente vuole integrarsi in vere abitazioni»

Un grande Uovo di Pasqua del Papa per i rom. Verrà consegnato lunedì dalla segreteria di Stato alla basilica di San Paolo, epicentro della vicenda Rom di questi giorni. Lo ha voluto mandare il Papa dopo il comunicato che per Pasqua, a tarda sera, ha fatto fare a Padre Federico Lombardi. A ricevere l’uovo di Pasqua per poi portarlo ai suoi nuovi «assistiti» sarà monsignor Enrico Feroci, presidente della Caritas romana. E’ lui che per tre giorni ha seguito in prima persona l’evolversi della situazione nella basilica occupata.

TRE NOTTI IN BASILICA – Monsignor Feroci si è speso facendo le ore piccole per tre notti, insieme al segretario della Caritas Simone Iannone, dentro la basilica, insieme ai rom che vi si erano rifugiati. Hanno dormito nella chiesa entrambi: un particolare che è emerso solo ora e che dà il senso dell’intervento della Caritas per come si è svolto realmente.
Lunedì, monsignor Feroci ritroverà i Rom trasferiti da San Paolo nella struttura che li ha accolti: un edificio della cooperativa Domus, all’Arco di Travertino. Una sistemazione provvisoria, in attesa di case vere. L’alto prelato aveva avuto come indicazione dalla Santa Sede il silenzio durante tutta la vicenda, la posizione che la Caritas si è trovata ad assumere – offrire 500 euro per i rom che avevano intenzione di rientrare in Romania – è nata casualmente di fronte a un piccolo, limitato gruppo di rom che stavano accettando la proposta del Comune di Roma, per il ritorno in Romania.

GESTO UMANITARIO, NON REGOLA – «Cinquecento euro, mi sono sembrati pochi – spiega monsignor Feroci -, allora ho chiamato il cardinale vicario di Roma Vallini e gli ho chiesto il permesso di aggiungere altri 500 euro nostri. E’ stato un gesto in quel contesto, un atto di carità, non era certo una linea generale nei confronti dei rom». Insomma, le polemiche sui soldi proposti ai nomadi che il Comune di Roma aveva sgombrati dal campo di Casal Bruciato sono frutto di un malinteso: nessuno alla Caritas si sognerebbe di risolvere il problema dell’integrazione offrendo denaro a chi accetta di essere rimpatriato nel Paese d’origine. «Certo, se ci sono famiglie che lo chiedono noi le aiutiamo. Noi non abbiamo mai chiesto il rimpatrio di nessuno. E non appoggiamo di certo l’espulsione dei rom. Noi chiediamo invece una programmazione, vogliamo evitare che i rom vivano nel degrado, bisogna pian piano mettere dei campi di passaggio e poi però puntare all’integrazione. Bisogna fare come a Prato…».

GAS E LUCE PAGATI, L’ESEMPIO DI PRATO – Monsignor Feroci è stato recentemente nella cittadina toscana dove la Caritas ha affittato 53 appartamenti da destinare ai più bisognosi e ai rom. «Spesso i rom ce lo dicono, “affittateci voi degli appartamenti, poi vi pagheremo l’affitto, la luce, il gas” – spiega monsignor Feroci -. I rom dicono che a loro nessun o vuole affittare le case. Purtroppo è così. C’è invece da parte loro desiderio, voglia di cambiare. Dovremmo buttare via tutti i pregiudizi. Ecco, cercheremo anche noi a Roma di sviluppare se possibile questa idea della Caritas di Prato. Vediamo se sia possibile…». Dunque la soluzione degli alloggi negli spazi della cooperativa sociale Domus potrebbe essere una soluzione provvisoria. E questo potrebbe placare i residenti della zona: lunedì un gruppo di abitanti, infatti, si è recato davanti al centro Caritas per inscenare una protesta ed è stato disperso dai carabinieri.

«SONO SOLO 7 MILA» – «Certo, i rom a Roma sono 7 mila su tre milioni di abitanti. Non dovrebbe essere il gran problema che a volte sembra essere – prosegue il monsignore -. Ripeto, noi siamo per accompagnarli all’integrazione, non certo per disperderli, separarli, espellerli». E dall’opposizione capitolina arrivano riconoscimenti all’opera svolta dalla Caritas nel delicato contesto dei nuovi sgomberi disposti dalla giunta Alemanno, che in una settimana hanno lasciato senza casa oltre 500 nomadi. «Ringraziamo la Caritas per aver risolto la vicenda legata alle famiglie di nomadi che in questi giorni si sono accampati nella Basilica di San Paolo. Questa vicenda stava danneggiando in maniera incredibile l’immagine di Roma, offrendo al mondo l’idea di una Capitale non ospitale e non governata che passa da un’emergenza all’altra». Così, in una nota, Marco Miccoli, segretario del Pd di Roma.

«SGOMBERI IRRESPONSABILI» – «Questa volta – prosegue Miccoli – all’inefficienza e all’incapacità di Alemanno supplisce la Caritas che ospiterà le famiglie in una struttura messa a disposizione dall’associazione. Ricordiamo ad Alemanno – conclude – che fare il sindaco significa risolvere i problemi e non fare demagogia e campagna elettorale, aspettando che qualcuno risolva le questioni al suo posto. Sgomberare campi nomadi senza prevedere una sistemazione alternativa è da irresponsabili vuol dire far moltiplicare i campi nomadi abusivi come funghi nella città».

FAMIGLIE SEPARATE A FORZA – Critico anche il presidente dell’XI municipio di Roma, Andrea Catarci, che ha seguito da vicino la vicenda dei rom: «Ci sono voluti 3 giorni e 2 notti – ha detto dopo che ieri sera si è giunti alla soluzione prospettata dalla Caritas – è stato necessario vedere famiglie separate a forza, portoni e cancelli di chiese sbarrate, facce disperate che di ora in ora accrescevano il proprio sgomento, ma alla fine soluzione per i senza fissa dimora, che si sono riversati nella Basilica, è arrivata». «La Giunta Alemanno, che ha causato l’emergenza di San Paolo con i suoi inumani e illogici sgomberi senza alternativa, non è stata in grado di trovare – ha quindi concluso Catarci – neanche una soluzione per far ritornare alla normalità la Basilica. Per evitare altri episodi del genere, si auspica, perlomeno, che il sindaco abbia capito quanto è urgente bloccare il suo piano nomadi e riscriverlo completamente all’insegna dell’integrazione».

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