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Stesso mondo, stesso dolore

Leonardo Boff
Teologo/Filósofo

La globalizzazione ha portato una esternalità, cioè, un effetto non desiderato e scomodo per il sistema di potere imperante, fondato sull’individualismo: la connessione di tutti con tutti, in modo che i problemi di un popolo diventano significativi per altri in situazioni simili. In questo modo si stabiliscono lacci di solidarietà e nasce una comunità di destino.

È quello che sta succedendo con le sollevazioni popolari, per lo più animate da giovani universitari, sia nel mondo arabo sia in nove Stati del Middle West americano, cominciando dal Wisconsin. Queste sollevazione negli Usa quasi non hanno avuto ripercussioni sulla nostra stampa, dato che non interessa a nessuno mostrare la vulnerabilità della potenza centrale in franca decadenza.

Un giovane egiziano solleva un cartellone che dice: “l’Egitto appoggia i lavoratori del Wisconsin: stesso mondo, stesso dolore”. Come un’eco, uno studente universitario degli Stati Uniti, tornando dalla guerra in Iraq solleva il suo cartellone con le scritte: “Sono stato in Iraq e sono tornato alla mia casa in Egitto”. Come a dire, vuole partecipare alle manifestazioni negli Stati Uniti simili a quelle in Egitto, in Libia, in Tunisia, in Siria, e nello Yemen.

Chi immaginerebbe che Madison, capitale del Wisconsin, 250.000 abitanti, conoscessero una manifestazione di 100.000 persone venute da altre città nordamericane per protestare contro le misure prese dal governatore che legano le mani dei sindacati nelle contrattazioni, aumentano le imposte sulla salute e diminuiscono le pensioni?

La stessa cosa è successa nel Michigan dove il governatore è riuscito a far approvare dal Parlamento statale una strana legge che gli ha permesso di nominare un’impresa o un esecutivo con il potere di governare tutto l’apparato del governo statale. Ha esonerato le imprese dall’86% delle imposte e ha aumentato del 31% quelle legate ai contributi personali. Tutto questo perché i rapinatori di Wall Street oltre a saccheggiare le pensioni e i risparmi del popolo, avevano spezzato i programmi finanziari dello Stato. E la popolazione più vulnerabile è obbligata a pagare i conti fatti da quei ladri del mercato speculativo che meriterebbero di stare in galera per imbrogli contro l’economia mondiale.

Hanno ottenuto per se stessi la concentrazione di ricchezza mai vista prima. Secondo Michael Moore, il famoso cineasta, nel suo discorso di appoggio ai manifestanti del Wisconsin: attualmente quattrocento nordamericani hanno la stessa quantità di denaro della metà della popolazione degli Stati Uniti. Mentre un lavoratore su tre guadagna otto dollari l’ora (prima era dieci dollari l’ora), gli esecutivi delle imprese guadagnano $ 11,00 l’ora, senza contare benefici e gratifiche.

C’è un risvegliarsi democratico degli Stati Uniti che viene dal basso. Ormai non si accetta più questa vergognosa disparità. Condannano i costi di due guerre, praticamente perse, contro l’Iraq e l’Afghanistan, che sono così alti al punto da portare allo sfascio scuole, ospedali, trasporti pubblici e altri servizi sociali. Ci sono 50 milioni senza nessuna assicurazione sulla salute e 45.000 muoiono annualmente perché non hanno possibilità di appuntamenti per avere diagnosi e cura.

Il mondo arabo sta vivendo una modernità tardiva, quella che sempre ha combattuto per i diritti umani, per la cittadinanza e per la democrazia. Siccome la maggioranza di quei paesi è ricchissima di petrolio, il sangue che fa funzionare il sistema moderno, le potenze occidentali tolleravano e perfino appoggiavano i governi dittatoriali e tirannici. Quello che interessava loro non era il rispetto della dignità delle persone e la ricerca di forme democratiche di partecipazione. Ma, puramente e semplicemente, il petrolio.

Succede però che i mezzi moderni di comunicazione digitale e la crescita della coscienza mondiale, in parte favorita e resa visibile dai vari Forum Sociali Mondiali e Regionali, hanno acceso la fiamma della democrazia e della libertà. Una volta svegliata, la coscienza della libertà non potrà mai più essere soffocata. I tiranni possono far cantare inni alla libertà, ma questi sanno quello che vogliono. Vogliono loro stessi cercare la libertà, che mai è regalata, ma sempre conquistata mediante un faticoso processo di liberazione. Adesso è l’ora e la volta degli arabi.

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