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Giovanni Paolo II ha avuto un’influenza disastrosa sui diritti delle donne in Polonia

Una regressione che ha contribuito a rendere peggiore la vita delle donne in tutto il mondo

Nina Sankari *
www.womenews.net, 11 maggio 2011

Ora che la polvere è ricaduta su piazza San Pietro è tempo di osservare con occhio vigile l’opera del nuovo beato Giovanni Paolo II. Da un punto di vista femminista il pontificato del papa polacco e la sua influenza sui diritti delle donne in Pologna (ma anche in Europa e in tutto il mondo) non suscita certo entusiasmo.

Il 1° maggio il papa Giovanni Paolo II è stato beatificato. Numerose le delegazioni straniere, i capi di Stato e di Governo presenti all’avvennimento. Un’ulteriore prova che l’alleanza fra trono ed altare è viva e vegeta.
Il ruolo di papa Giovanni Paolo II nella caduta del blocco detto comunista è senza alcun dubbio indiscutibile.
Così come il contributo che egli ha dato al declino della laicità in Polonia e al progressivo processo di clericalizzazione non potranno più essere sottovalutati. Le donne polacche ne hanno pagato un prezzo altissimo in termini di diritti riproduttivi e sessuali.

L’aborto autorizzato nel 1956 … e vietato nel 1993

Dopo la legalizzazione dell’aborto nel 1956 le donne polacche hanno potuto approfittare del diritto di disporre liberamente del proprio corpo per 37 anni. Nel 1993, sotto la pressione delle gerarchie ecclesiastiche cattoliche, l’interruzione volontaria della gravidanza viene vietata.

Dopo aver totalmente ignorata la grandissima mobilitazione delle e dei cittadini polacchi che chiedevano, con una petizione sottoscritta da 1,5 milione di persone, il referendum su questa materia, la Dieta polacca ha votato una legge sull’aborto molto restrittiva. La legge di “protezione della vita concepita” ammette l’aborto “legalizzato” solo per tre motivi: per abuso sessuale, per gravi malformazioni del feto, in caso di pericolo per la salute della donna.
Una volta introdotto il divieto, molti medici si rifiutano di garantire anche l’aborto legalizzato reclamando l’obiezione di coscienza.

Questa legge ha avuto conseguenze gravi sulla vita di molte donne, come per esempio Alicja Tysiac che ha rischiato di diventare completamente cieca e Agata Lamczak morta dopo che le era stato rifiutato un intervento che avrebbe potuto essere nocivo per il feto.

La legge ha avuto conseguenze anche sulle e sui bambini nate/i con malformazioni, non considerate sufficientemente gravi per consentire l’aborto. Barbara Wojnarowska, già era madre di un figlio con handicap, si è vista rifiutare esami specifici durante una successiva gravidanza. E vi è un’altra vittima di questa legge: un’adolescente di 15 anni la cui situazione avrebbe dovuto consentire il ricorso all’aborto legale.

Per tre volte la ragazza e sua madre hanno presentato domanda di interruzione di gravidanza senza ottenerne il permesso. In un ospedale sono state molestate da un prete di religione cattolica aderente al movimento “per la vita”, l’adolescente è stata allontanata dalla madre e rinchiusa in una comunità di ragazze, liberata grazie alle proteste delle femministe polacche ha potuto abortire l’ultimo giorno utile.

Educazione sessuale e contraccezione inaccessibili…

La contraccezione moderna e la pillola del giorno dopo non sono accessibili, i contraccettivi sono venduti su prescrizione medica e non sono rimborsabili e molti medici si rifiutano di prescriverli per motivi di coscienza. Oggi anche i farmacisti reclamano il diritto all’obiezione. Non è raro che la confessione e la comunione vengano rifiutate alle donne che fanno uso di contraccettivi.

L’educazione sessuale è praticamente inesistente ed in molti caso sono i cappellano o le suore ad insegnarla. Non è dunque un caso che le e gli adolescenti rivolgano alle Associazioni che si occupano della materia domande assolutamente incredibili quali “ le bevande alcoliche proteggono da una gravidanza?” oppure “ ma deglutendo lo sperma si può restare incinta?”

Dunque il conservatorismo di papa Giovanni Paolo II e la sua crociata contro l’aborto e la contraccezione hanno causato non solo un danno nella sfera del diritto ma hanno avuto conseguenze negative sulla vita delle donne polacche. Una regressione che ha contribuito a rendere peggiore la vita delle donne in tutto il mondo.

* Nina Sankari, Presidente di IFE in Pologna e componente del Segretariato europeo di IFE
Traduzione a cura di Nicoletta Pirotta

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