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Kingston. Convocazione ecumenica internazionale sulla pace

Roma (NEV), 11 maggio 2011 – E’ ormai imminente l’apertura della Convocazione ecumenica internazionale sulla pace convocata a Kingston (Giamaica) su iniziativa del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) dal 17 al 25 maggio. La Convocazione rappresenta l’appuntamento conclusivo e cardine del Decennio per sconfiggere la violenza lanciato dal CEC nel 2001.

La sua preparazione ha coinvolto le comunità religiose di tutti i continenti per più di un anno. Sono attesi circa un migliaio di delegati e osservatori da ogni parte del mondo, provenienti da chiese ma anche da associazioni per la nonviolenza, facendo della Convocazione il più grande raduno ecumenico sulla pace mai organizzato. L’incontro di Kingston prevede studi biblici, laboratori e sedute plenarie delineate su quattro tematiche principali: pace nella società, pace con la terra, pace nell’economia e pace tra i popoli.

L’unitarietà dei temi viene ricordata dal patriarca ortodosso Bartolomeo I in un’enciclica, appositamente promulgata per commentare la Convocazione, in cui dice che “la giustizia e la pace sono temi centrali nelle Scritture e la pace si fa strada, da principio e alla fine, nel cuore”, aggiungendo inoltre che “questa pace interiore deve essere manifesta in ogni aspetto della nostra vita e del nostro mondo”.

Dall’Italia è confermata la partecipazione, in qualità di delegata, della pastora Letizia Tomassone, vice presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) ed è prevista anche la partecipazione di alcuni rappresentanti di associazioni cattoliche, tra cui Pax Christi e Cipax.

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Carissime, carissimi,

come avete letto sopra il giorno 17 maggio si è aperta la Convocazione ecumenica internazionale sulla pace a Kingston, in Giamaica. Abbiamo lavorato per la sua preparazione. Luigi Sandri ed io abbiamo il privilegio di partecipare al suo svolgimento. Tutti siete invitati ad essere presenti con la preghiera. Dal Consiglio Ecumenico delle Chiese è stata proposta una preghiera da recitare insieme in tutto il mondo la domenica 22 maggio. Ve ne alleghiamo il testo chiedendovi di diffonderla. Non ci sono molte notizie sulla stampa italiana; cercatene sul sito www.chiese-e-pace.it o richiedetele a culto.radio@fcei.it. Non perdiamoci di vista!

Gianni Novelli – Cipax Roma

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CAMMINO VERSO L’UNITA’
Pastore Fulvio Ferrario
“Culto evangelico”, domenica 8 maggio 2011

Dal 17 al 25 maggio si svolgerà a Kingston, in Giamaica, una Convocazione ecumenica internazionale dal titolo “Gloria a Dio e pace sulla terra”. Il documento preparatorio è stato a suo tempo inviato alla chiese. Esso cerca di uscire dall’alternativa paralizzante che spesso, nel passato, ha condizionato la riflessione teologica e la prassi delle chiese su questo tema. Da una parte, alcuni sottolineavano che l’uso della forza va evitato sempre e comunque, richiamandosi a esempio alle parole di Gesù nel Discorso della montagna, interpretate nel senso di una assoluta nonviolenza.

Altri sottolineavano che, in tal modo, si rischia, almeno in alcuni casi, di lasciare libero corso all’oppressione di poteri malvagi nei confronti dei più deboli: in questa seconda prospettiva, l’estrema risorsa di una reazione armata non può essere esclusa ed esiste qualcosa come una “guerra giusta”. È vero, però, che questo atteggiamento, che vuol essere realista, ha giustificato, anche in anni recenti, guerre del tutto ingiuste.

Il documento preparatorio si sforza di porre al centro le possibilità di promuovere la pace mediante la giustizia sociale e le risorse della politica, riducendo gli spazi di praticabilità dell’uso della forza. Negli anni Trenta del secolo scorso, il teologo protestante Dietrich Bonhoeffer riteneva che le chiese dovessero esprimersi in comune, sul tema della pace, in modo tale da impegnare tutti i cristiani.

Limitarsi ad analisi e raccomandazioni, secondo Bonhoeffer, significherebbe ammettere che la parola della chiesa non dispone di alcuna capacità di incidere, oggi, nella storia. Una testimonianza incisiva può passare solo attraverso scelte precise, tali da imporre un sì o un no, in nome del Signore Gesù.

La Convocazione di Kingston non è un concilio ecumenico, e non ha simili pretese. È auspicabile, tuttavia, che essa riesca a esprimere magari poche linee guida, ma chiare e in grado di mobilitare le chiese su progetti anche limitati, ma ben definiti. L’ecumenismo di questi decenni è assai statico: un segnale di vitalità sarebbe, per molti cristiani e cristiane, uno stimolo importante.

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