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Elezioni…

Enzo Mazzi, cdb Isolotto – Firenze

Questa carica emotiva di sapore quasi apocalittico con cui si è indotti ancora una volta a vivere la competizione elettorale coinvolge con una tale pesantezza che si rischia di perdere il senso della relatività della politica.

Le Comunità di base non possono mai evitare una riflessione critica che faccia emergere tale relatività, rimettendo al posto di finalità basilare ed essenziale “l’uomo”, la vita, e ricollocando al livello di puro strumento “il sabato”. E’ la loro esperienza e devono giocarla e rinnovarla sempre.

Mi viene di paragonare le elezioni, così come vengono vissute, a un “buco nero siderale” che ingoia energia, senso della vita, ricchezza di rapporti, e crea il vuoto di reale partecipazione democratica. Perché insinua e diffonde nella convivenza civile il veleno mortifero della cultura della contrapposizione.

Non per nulla le consultazioni elettorali usano un codice espressivo spietatamente binario, sì/no, bianco/nero, di qua/di là, vinti/vincitori. E questo dover tagliare col coltello è impietoso per chi ama la complessità dell’esistenza sia personale che sociale e su tale complessità fonda il senso della politica.

C’è in vista una reale alternativa alle elezioni? Ritengo di no. Ce le dovremo tenere ancora per molto. Ma la società civile dei diritti di tutti e della solidarietà, il mondo dell’associazionismo di base, l’area del volontariato, dell’autonomia e della responsabilità, è confermata nella sua convinzione che il mondo della politica, sempre più lontano dalla vita, deve tornare a intrecciarsi con i sentieri della trasformazione dal basso della società intera e delle singole coscienze.

E’ una nuova cultura che deve svilupparsi insieme all’incedere delle trasformazioni strutturali in modo da guidare i processi del cambiamento invece di esserne dominati. E per questo serve la conoscenza, la razionalità, la fiducia, la collaborazione e non invece la paura che è sempre più il condimento delle competizioni elettorali e lo strumento per attirare consensi.

Strumentalizzare e fomentare a scopo di potere e di dominio lo sconcerto e anche la paura del parto sociale che sta avvenendo nel grembo fecondo della realtà attuale è una forma grave di criminalità politica.

E purtroppo è proprio questo che sta avvenendo. Di fronte a questa mobilità planetaria si alimenta la paura del diverso che attenta alla nostra identità, la paura dell’immigrazione che viene a rubarci lavoro, benessere, tranquillità, la paura del terrorismo che incendia il mondo.

Di fronte a conquiste scientifiche e tecnologiche che penetrano nel sacrario più intimo della vita, si enfatizzano in modo esasperato i pericoli in campo genetico e riproduttivo, si colpevolizza la responsabilità della donna nel campo riproduttivo fino ad accusarla di assassinio non solo per l’aborto ma per lo stesso uso della pillola abortiva.

Di fronte a prese di coscienza e scoperte nel campo della psiche che rivelano profondità e pluralità di modi di essere finora ignorati, che impongono l’affermazione di diritti negati di parità della donna, che aprono orizzonti di dignità per le persone dall’orientamento sessuale finora represso, si demonizzano nuovi modi di impostare i rapporti umani come attentati alla natura. E via di questo passo.

Un grande compito di formazione culturale sta davanti alla politica e alla società civile e una grande alleanza s’impone fra istituzioni, organizzazioni sociali e movimenti per guarire dalla paura e ritrovare fiducia. La delega democratica usata come sedativo addormenta il senso critico e consente al cosiddetto berlusconismo di covare sotto la cenere.

La partecipazione critica della società, possibile solo se la politica fa un passo indietro e si allea di nuovo con la vita, è essenziale per non trasformare l’elezione in un affidamento irresponsabile che esorcizza la paura ma non la guarisce.

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