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Ettore Masina – LETTERA 150

marzo-giugno 2011

Raccontini a margine dei referendum

1 – Fu nella gelida primavera del 1987 che conobbi, a Kiev, un uomo che era stato a Chernobyl, aveva visto l’Inferno e tuttavia era di nuovo felice. Non ricordo il suo nome; era il ministro della Ricerca scientifica della repubblica sovietica ucraina. Raccontò di essere andato “sul posto” non appena avuta notizia del disastro e di esservi rimasto tre settimane per coordinare gli interventi. Dopo i primi giorni, radiatori geiger più sensibili avevano rilevato che le protezioni usate fino a quel momento dai soccorritori, non erano sufficienti. I medici avevano tetramente scosso il capo. Il ministro ci confidò che non gli era sembrata condanna troppo grave, lui non aveva più voglia di vivere Aveva saputo che sua figlia, abitante a pochi chilometri dalla dannata centrale, era incinta. Da Kiev il governo premeva perché le gestanti abortissero i feti irradiati; la figlia del ministro si era rifiutata di farlo. Rientrato nella capitale, l’uomo aveva completamente perso la voce per quindici giorni, poi la voce era tornata e se n’era andata la sensazione di debolezza che lo aveva afflitto. Si sentiva giovane e forte, dichiarò. Ma era felice, soprattutto perché gli era nata una nipotina “perfetta”, niente a che vedere con certi poveri piccoli mostri. Due mesi più tardi telefonai per avere sue notizie. “Il compagno ministro è morto – mi rispose un funzionario. -La nipotina? Non so niente di nipotine”.

2 – Era una favela grande, nello splendore della Bahia. Arrivò un vecchio Prete-Manager italiano e decise che avrebbe beneficato i poveri, costruendo un ospedale; e costruendolo proprio lì, dove stava la favela. Tra il Vecchio e i favelados cominciò allora una guerra fatta di avvocati, carte bollate e polizia, da una parte, e, dall’altra, gli analfabeti e i loro bambini. Il primo round fu vinto dai testardi baraccati e allora qualcuno arruolò un gruppo di jaçungos per le necessarie pulizie. Gli jaçungos sono piccoli e grandi delinquenti, non costano neppure tanto e lavorano bene. Visitarono di notte la favela, spararono in alto, distrussero i piccoli orti, diedero qualche spallata alle baracche. I bambini piansero, gli uomini e le donne no. Gli imprenditori domandarono ai teppisti se fossero rincoglioniti, si dessero da fare. Allora gli jaçungos dinamitarono una fonte intorno alla quale la faavela era sorta – e la storia finì. Senza libera acqua i poveri non vivono. Il prete-manager diventò ancora più santo. (Interrogazione del deputato Masina al ministro degli esteri, X legislatura, 1989).

3 – Simòn Perez Mocilla aveva sedici anni quando, nell’aprile del 2000, marciò verso Cochabamba, la terza città della Bolivia. con tutti gli abitanti del suo villaggio. Sulla strada nazionale, quando vi entrarono, c’era già una folla fittissima di campesinos e minatori di altri paesi; e c’erano le donne con i loro cappelli duri che i turisti italiani definiscono ridendo “bombette” e gli abiti verdi e rossi, e le bambine con grandi trecce nere, e i maschietti che cercavano di imparare le canzoni dei padri. Simòn e i suoi compagni gridavano: “L’acqua è nostra, l’acqua è nostra”: L’anno prima il governo aveva venduto la distribuzione dell’acqua a una multinazionale. Subito le tariffe erano state più che quadruplicate e poco dopo ancora quadruplicate. Persino per raccogliere l’acqua piovana ci voleva un permesso. Ogni famiglia doveva pagare per l’acqua almeno 2 dollari al giorno, cioè un quarto della spesa per il vitto. Gli ufficiali giudiziari correvano da una all’altra capanna per estorcere i balzelli. Inutilmente i vecchi avevano raccontato che l‘acqua era un dono della Pacha Mama, la grande Madre Terra. Quando il popolo boliviano decise che né acqua né aria potevano essere vendute, le multinazionali inferocirono: non soltanto quegli straccioni si permettevano di protestare, ma se avessero avuto successo avrebbero certamente finito per sostenere che anche il petrolio e il gas erano doni di quella loro genitrice del c… Allora i gringos misero sull’attenti i loro complici boliviani e questi inviarono la polizia con l’ordine di reprimere la protesta. Vi furono 6 morti e 175 feriti. Simòn fu ucciso mentre cercava di portare in salvo un bambino accecato dai lacrimogeni. Il governo si rimangiò l’accordo con la multinazionale.

4 – Mentre la visagista gli rifaceva il tatuaggio sul cranio, la segretaria gli ricordò con qualche imbarazzo che il giorno dopo ci sarebbe stata “quell’udienza” in tribunale. Lui la guardò sorridendo, disse: “Mi consenta” e fece il gesto dell’ombrello.

5- Una constatazione (Centro Ricerca Pace, Viterbo)
Perdere i referendum, ovvero non raggiungere il quorum avrebbe conseguenze disastrose: la sconfitta rafforzerebbe enormemente le norme di legge che i referendum propongono di abrogare. In dettaglio: non raggiungere il quorum nel referendum per fermare il nucleare avrebbe come risultato un fortissimo sostegno alla follia nucleare; non raggiungere il quorum nei due referendum in difesa dell’acqua avrebbe come risultato un fortissimo sostegno alla mercificazione dell’acqua; non raggiungere il quorum nel referendum sul principio dell’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge avrebbe come risultato un fortissimo sostegno all’eversione dall’alto neofeudale.

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Il mio libro:

Ettore Masina, L’ARCIVESCOVO DEVE MORIRE. Oscar Romero e il suo popolo. Ed. Il Margine, Trento

Pubblicato un libro, bisogna diffonderlo. Le coraggiose “piccole” editrici sono fortemente penalizzate da questo punto di vista perché non dispongono di un’apposita organizzazione, e, da parte loro, i librai sono per lo più impacciati dalla molteplicità della produzione e restii ad assumere impegni scarsamente retributivi. L’apparato pubblicitario impone, di fatto, autori e tendenze. Certi scrittori e certi libri rimangono ai margini del mercato editoriale, se i lettori non intervengono con le loro scelte consapevoli e solidali, facendosi essi stessi protagonisti di cultura, segnalando ad amici e librai le proprie positive esperienze. Da questo punto di vista è prezioso il tam tam dei lettori. Per tutte queste ragioni e per l’interesse che porto al mio terzo libro su Romero (oltre a tutto, data la mia età, mi pare ovvio che sarà l’ultimo della mia, come dire?, produzione), ho ottenuto che la casa editrice pratichi ai miei amici lo sconto del 20% sul prezzo di copertina ´(18 €), il 22% se l’ordinazione è di 2 copie o più. La spedizione è gratis. Smisterò io stesso le richieste che mi arriveranno per e-mail. Indicate per favore l’indirizzo postale al quale volete ricevere il plico.

Dicono i lettori:

***La vicenda di Romero è penetrata fino alle radici dell’essere uomo e credente di Masina. Lui perciò ricrea il personaggio con l’autenticità e con la plasticità del grande artista. Raffaele Nogaro.

***Ritorna – riveduto e aggiornato con le ultime notizie sui retroscena del suo omicidio- il “classico” di Ettore Masina, uno dei libri più belli, intensi, emozionanti, sul vescovo Romero e sul suo popolo martoriato Gentes.

*** Dobbiamo essere riconoscenti a Ettore Masina, al suo stile fluente, per averci comunicato un’immagine storica, spoglia di trionfalismi e profondamente evangelica, di questo santo del popolo, dei “dannati della terra. Leonardo Boff.

***Un’appassionata e lucida monografia. Gabriella Caramore, Uomini e Profeti.

***Ho appena terminato di leggere il libro. Esco sconvolto da questa lettura. Il libro mi ha tenuto col cuore in gola, anche se conoscevo benissimo il finale. E’ un volume che consiglierò a tutti, magnifico. Gianluca Veltri.

***Sono una piccola sorella del Vangelo delle fraternita’ di Charles de Foucauld., ho vissuto 24 anni di missione nel Salvador, terra “santa” di martiri. Ho apprezzato moltissimo il Suo libro, e puo’ immaginare come mi abbia fatto rivivere la storia di questo mio popolo di adozione. Ci sarebbero tante cose di cui vorrei parlare con lei. Tanti nomi che Lei cita di gente conosciuta e amata… Ciò che piu’ ho apprezzato e’ la Sua maniera di coinvolgersi con la sofferenza della gente e l’amore verso Monsignor Romero. Grazie per questa grande testimonianza che dà nel libro; spero che siano in tanti a sentirla, apprezzarla e viverla come la vive Lei- piccola sorella Franca

*** Ho appena finito di leggere L’Arcivescovo deve morire . Questo libro cosi fedele, che non giudica ma racconta, come se si fosse stati li’ , ha il potere di far comprendere come l’Amore umile possa vincere su tutto. Barbara Villatora

*** Grazie Ettore per le emozioni che hai saputo donarci ! Loris Nobili

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