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Missa Tridentina

Beppe Manni
Cdb Villaggio Artigiano, Modena

L’estate modenese è cominciata con una sacra rappresentazione domenica 12 giugno. Titolo: “Missa Tridentina”. La propaganda è stata massiccia con generoso dispendio di denaro: sui giornali cittadini, compreso il giornale diocesano Nostro Tempo, sono comparse paginate a colori con la fotografia del primo attore: un cardinale.

Luogo dell’evento non i Giardini Ducali, dove abitualmente ci sono gli eventi estivi, ma una chiesa della periferia. Regista il parroco, don Giorgio Bellei, non nuovo a iniziative del genere. Primo attore, dunque, un signore americano certo Raymond Leo Burke da Saint Louis, Cardinale.

Comparse: vari sacerdoti, diaconi, chierici e paggi. Rigidamente proibita ogni presenza femminile sul palco. Gli sfarzosissimi costumi d’epoca, prediligevano il rosso-cardinale, il nero-clero e il bianco-camice. Teatro una chiesa e un altare riccamente addobbato con drappi, fiori, ceri e candele.

Trama dell’opera, la messa del Concilio di Trento voluta da San Pio V (Santo inquisitore e persecutore di eretici ed ebrei; di lui cantava una pasquinata nel 1570: ‘Quasi che fosse inverno – brucia cristiani Pio siccome legna – per avvezzarsi al fuoco dell’inferno’). Quel tipo di messa era stata abrogata dalla messa-eucarestia voluta dai tremila vescovi del Concilio vaticano II.

Durante lo spettacolo gli attori hanno rivolto, quasi sempre, la schiena al pubblico in un soliloquio molto affascinate con la divinità. La lingua parlata nella sacra rappresentazione era il latino, nobile lingua già parlata da Cicerone, Seneca e Tommaso.

La direzione parrocchiale ha ritenuto però di non dotare gli ‘infedeli’ presenti, di auricolari per la traduzione simultanea, sia perché le spese per la regia e lo stipendio degli attori era stato troppo alta, sia perché i contenuti dei canti e dei pezzi in prosa, sarebbero stati difficilmente compresi.

La Missa in latinorum è stata rappresentata il giorno di Pentecoste, in contemporanea alle celebrazioni celebrate dal vescovo di Modena in Duomo.

Grande è stata l’affluenza di cittadini curiosi e nostalgici. Lo spettacolo è piaciuto per i canti, gli inchini, le genuflessioni e l’esotica presenza di un cardinale in odore di eresia.

Una giovane signora vestita di pelliccia nonostante il caldo, intervistata da un giornale locale ha risposto: “E’ stato un bellissimo spettacolo, mi sono commossa anche se non ho capito niente”.

In tempi in cui si celebrano i 150 anni dell’unificazione d’Italia, credo che questa sia stata una bella iniziativa, per ricordare una radice comune degli italiani che per 500 anni (dal 1570 al 1964), prima durante e dopo l’unità d’Italia, hanno partecipato nelle parrocchie, nelle cattedrali e nei conventi alla messa in latino.


PS. La curia ha informato i cittadini accorsi numerosi allo spettacolo di via Fratelli Rosselli, che quella ‘messa’ era solo una sacra rappresentazione ambientata nel secolo XVI, secolo della controriforma, e che non era valida per l’adempimento del precetto domenicale.