Home Comunità Cristiane di Base Le donne di Siena e noi uomini avversari o complici

Le donne di Siena e noi uomini avversari o complici

Enzo Mazzi (Cdb Isolotto – Firenze)
La Repubblica, martedì 12 luglio

Autonomia è l’obiettivo a cui tendono con forza le donne che hanno riempito le piazze d’Italia e ora si sono ritrovate per la due giorni di Siena.

Il movimento attuale ha caratteri originali rispetto alle fasi precedenti del femminismo. Ma la liberazione dal dominio in tutte le sue forme accomuna le donne di oggi e quelle delle fasi precedenti. Ha detto bene Sandra Bonsanti: l’attuale movimento femminile viene da lontano.

E noi maschi ci siamo dentro o come avversari o come complici. L’autonomia delle donne è anomia per gli uomini che sentono vacillare la propria identità fondata da millenni sul dominio. O c’impegniamo a elaborare positivamente il lutto e diveniamo partecipi della liberazione femminile o accendiamo roghi.

Da Agostino a Freud la diversità di genere è stata interpretata come mancanza, passività, inadeguatezza e perfino invidia del pene. Ma all’interno della cultura occidentale egemone esiste da sempre tutta una pratica e una elaborazione intellettuale di donne che si oppone con forza a tale cultura.

La controcultura delle donne è stata la punta di diamante di ogni cambiamento culturale. E anche oggi il processo di “esodo” dalla cultura del dominio è trainato dalle donne, a livello mondiale e non solo in Occidente.

Ciò che le donne si prefiggono è la ridefinizione dei rapporti fra generi, classi, popoli, culture, ma anche la ridefinizione del rapporto fra umanità e natura, che s’impone come condizione da cui dipende la sopravvivenza stessa della specie.

Lo hanno detto in molte anche a Siena: vogliamo un cambiamento globale della società. E tutto questo sintetizzato efficacemente dallo slogan: tremate le streghe son tornate. Il recupero del naturalismo delle streghe è lo sbocco inevitabile del cambiamento globale.

Dopo quattro secoli di rimozione violenta, l’eresia del naturalismo riemerge in forme nuove. Esso non è da confondere con l’espandersi del mercato ai bisogni della psiche attraverso mode pseudo-religiose. E’ piuttosto emersione di soggettività dal basso e riscatto di culture represse, delle donne e dei popoli indigeni.

I roghi che si accesero forse a milioni all’inizio dell’epoca moderna fino alla fine del Settecento, immensa perdita di energie umane, di saperi e di cultura, è stata la condizione per lo sviluppo della scienza, della tecnologia, dell’industria, dell’economia ma al tempo stesso ha aperto la strada al dominio sconsiderato sulla natura e allo sfruttamento illimitato della terra fino ad arrivare all’esaurimento di ricchezze accumulate in milioni di anni, alla devastazione della biodiversità, alla rottura dell’equilibrio di ecosistemi, all’inquinamento di aria, terreni e acqua, al prodursi del riscaldamento globale.

Il nuovo movimento femminile nasce proprio da una tale consapevolezza. Le donne non pretendono di tornare indietro né di fermare il processo evolutivo. L’utopia, che appare oggi l’unica razionalità possibile, è quella di animare lo sviluppo umano con un’etica e un’ottica nuove: un nuovo modo di relazionarci con tutti coloro che vivono nella nostra dimora umana e con la natura circostante.

L’etica dell’autonomia dal dominio dovrà essere planetaria. Per questo l’attuale movimento femminile di liberazione è una immensa ricchezza e una fonte di grande speranza per la società intera. Lo dico con senso di gratitudine.

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