Home Politica e Società Frontex quanto mi costi? 10 milioni per 2.000 rimpatri

Frontex quanto mi costi? 10 milioni per 2.000 rimpatri

Gabriele Del Grande
http://fortresseurope.blogspot.com

L’agenzia per il pattugliamento delle frontiere esterne dell’Unione europea, che in un anno è riuscita a spendere la bellezza di 8.525.782 euro per rimpatriare 2.038 persone

Trecentomila euro per rimpatriare 21 burundesi. Quattrocentomila per 56 iraqeni e addirittura mezzo milione per 60 nigeriani. La macchina delle espulsioni in Europa non sembra conoscere crisi. Almeno a giudicare dall’ultimo rapporto annuale di Frontex, l’agenzia per il pattugliamento delle frontiere esterne dell’Unione europea, che in un anno è riuscita a spendere la bellezza di 8.525.782 euro per rimpatriare 2.038 persone.

E la cifra include soltanto le spese di viaggio, non le spese di detenzione nei centri di identificazione né le spese giudiziarie per i processi di convalida del trattenimento. Insomma col senno di poi le tanto sbandierate joint return operations sono un fiasco anche dal punto di vista economico. E dire che l’idea era nata proprio per risparmiare tempo e denaro.

Anziché usare i voli di linea, Frontex affitta degli aerei da compagnie private e gli fa fare scalo in vari paesi europei fino a riempirli di soli passeggeri da espellere e della relativa scorta di polizia. Sull’esistenza di queste operazioni, ormai nessuno ne fa più un mistero, collaborano tutti gli Stati membri, Italia compresa. E se ne fanno vanto. Nessuno però fino ad oggi ci aveva detto quanto costassero.

I paesi con i quali Frontex è riuscita a stringere accordi per i rimpatri sui charter non sono moltissimi: Nigeria, Camerun, Gambia, Kosovo, Albania, Georgia, Armenia, Ecuador, Colombia, Burundi e Iraq. Proprio così, persino con l’Iraq! Sui rimpatri in Iraq di potenziali rifugiati politici la discussione è ancora oggi molto accesa per gli evidenti rischi che corrono queste persone in un paese tutt’altro che pacificato.

Eppure paesi come il Regno Unito, l’Olanda, la Svezia, la Norvegia e l’Austria non si sono fatti problemi a caricare i propri richiedenti asilo iracheni sui charter per Baghdad. L’Italia dal canto suo partecipa soprattutto all’organizzazione dei voli charter per la Nigeria e il Camerun, con qualche sporadica partecipazione ai charter per il Kosovo, l’Ucraina e la Colombia. Le cifre ancora una volta sono proibitive.

Un volo come quello dell’11 novembre scorso da Londra, con 60 nigeriani espulsi a Lagos, è costato la bellezza di 423.940 euro. Sempre meno dei 491.388 euro spesi per il rimpatrio di 118 tra colombiani e ecuadoregni il 26 gennaio 2010 da Spagna, Italia, Francia e Olanda.

E il Burundi in proporzione costa ancora di più. Il volo del 2 febbraio 2010 per Bujumbura è costato 273.206 euro per soli 21 passeggeri, espulsi da Svezia, Cipro, Olanda e Norvegia. Senza parlare dell’Iraq: il 9 giugno 2010 Frontex ha speso 392.363 euro per riportare a Baghdad 56 iracheni espulsi da Svezia, Olanda, Gran Bretagna e Norvegia dopo che si erano visti negata la loro richiesta di asilo politico.

L’Unione europea che stanzia quasi dieci milioni di euro per 2.000 rimpatri, è la stessa regione dove si stima vivano circa tre milioni di persone senza documenti di soggiorno e lo stesso luogo dove si stima entrino senza documenti in media 100.000 persone ogni anno dal Mediterraneo e dalle frontiere terrestri orientali, mentre altre centinaia di migliaia di persone arrivano nei nostri aeroporti con visti che poi lasceranno scadere.

Tutto questo mentre, senza fare rumore, centinaia di migliaia di altre persone lasciano l’Europa per fare il viaggio opposto e ritornare nei propri paesi in modo autonomo, al punto che in posti come la Germania, l’Austria e l’Olanda la presenza della popolazione immigrata è diminuita del 10% negli ultimi anni secondo un rapporto Eurostat.

E allora viene da chiedersi a cosa serva spendere così tanto denaro nelle operazioni di rimpatrio e più in generale nella macchina repressiva contro la mobilità dei cittadini non europei, laddove è scientificamente dimostrabile che è tutto inutile. Che la gente si sposta da sud a nord e viceversa a prescindere dalle leggi sull’immigrazione e dalla macchina delle espulsioni.

E che tutto il disordine creato lungo le nostre frontiere dalla disobbedienza civile di chi decide di violare pacificamente le leggi sull’immigrazione, altro non sarebbe che ossigeno per la nostra democrazia. Se soltanto capissimo che nel 2011 la mobilità è un diritto di tutti. E che tra due generazioni le politiche di oggi saranno viste come l’onta dei nostri tempi.

Tempi di crisi evidentemente non soltanto economica, nei quali l’Europa preferisce investire dieci milioni per espellere 2.000 dei suoi nuovi cittadini, anziché sostenerne altrettanti e dare loro opportunità concrete e servizi.

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.