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Parole che tornano e sono musica

Vittorio Cristelli
Vita trentina, 24 luglio 2011

E’ constatazione comune che le ultime elezioni amministrative ma soprattutto i quattro referendum sono state delle novità. Che hanno sorpreso taluni e galvanizzato altri. Lo conferma un sondaggio di Demos-Coop tendente a verificare quali parole sono tornate nel linguaggio comune e quali, che fino a ieri erano in auge, ne sono uscite e risultano oggi meno “popolari”.

Si apprende così che sono tornate di moda parole come bene comune, solidarietà, partecipazione, energia pulita, unità nazionale, giovani e merito. Sono invece diventate impopolari parole come individualismo, apparire, federalismo e Stato. Emarginate risultano pure parole come partiti, Padania e veline.

Contese invece tra gli schieramenti risultano parole come crescita, globalizzazione, leader forte, pubblico, missioni militari, Chiesa e televisione. Indubitabile e fuori discussione è il mezzo che ha prodotto questa rivoluzione. Il veicolo, la piazza per comizi e il “gazebo” di informazione spicciola è stato ed è Internet.

Rilievo interessante e imprescindibile se si pon mente che questo veicolo è stato pure il catalizzatore dell’insurrezione popolare nei paesi del Maghreb con effetti innovativi clamorosi come la deposizione dei dittatori che fino a ieri facevano il nuvolo e il sereno in quei Paesi.

L’impegno che si impone ora nel nostro Paese è quello di tradurre queste parole in fatti che hanno del rivoluzionario se fino a ieri erano andate in desuetudine, relegate nel mondo della nostalgia e dei sognatori. Lo rileva quell’acuto osservatore che è Ilvo Diamanti.

Commentando appunto il sondaggio Demos-Coop così scrive: “Il bene comune oggi non occorre più farlo di nascosto. Come la solidarietà, pratica diffusa da tempo nel nostro Paese, come dimostra la fitta rete di associazioni volontarie e la crescente propensione al consumo critico e responsabile”.

Sono diventate parole di successo, che conviene pronunciare sia in pubblico che nella vita quotidiana. Anche l’unità nazionale, elusa fino all’anno scorso, è tornata di moda, e ha un nome: Giorgio Napolitano, che proprio in questi giorni sembra essere diventato anche capo del governo e del Parlamento.

Non usurpandone il potere, anzi sollecitando ad essere all’altezza dei problemi del tempo e rilanciando così quel mondo di valori che è la Costituzione, di cui egli è garante e custode. Anche la Chiesa italiana sembra risvegliarsi.

Quelle parole tornate in auge sono tipiche della dottrina sociale della Chiesa. La Cei quindi non può che esultare, consegnandole a quei cattolici in politica che recentemente ha auspicato si facciano avanti più numerosi.

Per quelli già in campo si pone però anche un esame di coscienza per verificare se non abbiano sponsorizzato già le altre parole, quelle che il sondaggio classifica come “impopolari”, tipo l’individualismo, l’apparire al posto dell’essere e il populismo. Spetta a loro, ai cattolici in politica, far sì che quelle parole tornate di moda e recuperate dall’oblio in cui erano state relegate, non siano buttate al vento.

In termini ecclesiali questa novità è evidentemente un segno dei tempi. E lasciatemi dire che per chi come il sottoscritto ci ha sempre creduto e su questi valori ha scommesso la propria missione di educatore, quelle parole sono musica. Sentire riparlare di solidarietà, di partecipazione, di impegno politico in ambito non ristretto ma universale o, come oggi si usa dire, globale, per me è come rinascere e avvertire che non sei un sorpassato e men che meno un fallito.

E mi torna in mente l’amico p. Ernesto Balducci, quando gridava che “il cattolicesimo è morto se diventa una setta”. Ha invece molto da dire se torna se stesso e onora il nome di cattolico che significa appunto universale e guarda all’“uomo planetario”.

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