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COMUNICATO STAMPA – Ici e Chiesa cattolica

COMUNITÀ CRISTIANE DI BASE
Segreteria Tecnica Nazionale
c/o CdB San Paolo – Roma
segreteria@cdbitalia.it – www.cdbitalia.it

Il decreto emanato dal governo per avviare il risanamento della situazione economica ha suscitato polemiche sull’esenzione dal pagamento dell’Ici di cui godono le proprietà ecclesiastiche destinate al funzionamento delle tante organizzazioni cattoliche impegnate in attività assistenziali o destinate al culto.

Queste polemiche, purtroppo, non sono pretestuose perché molte organizzazioni cattoliche destinate ad attività “commerciali” (alberghi, case di riposo a pagamento magari con rette onerose, bar annessi, cliniche non convenzionate sale cinematografiche, palestre, ostelli…), che in verità non sono esenti come quelle, lo diventano perché i loro gestori eludono con piccoli o grandi sotterfugi: magari un crocefisso alla parete o una cappella annessa che li renderebbe destinate al culto.

Pensano di non essere in stato di peccato perché, forse in buona fede, considerano le truffe al fisco non oggetto del perentorio “non rubare” del decalogo.

Pressioni per ottenere controlli più attenti sarebbero più efficaci di tante parole, specie se venissero dalla stessa gerarchia che dovrebbe unirle ad un richiamo fermo per riaffermare che le dure parole contro gli evasori pronunciate da Bagnasco colpiscono anche preti, suore e laici delegati a gestire lucrose opere “cattoliche” che niente hanno a che fare con l’evangelizzazione.

Certo per essere credibile il Presidente della Cei dovrebbe compiere un gesto di rinuncia ad un privilegio che rende ancora più inaccettabile il finanziamento della Chiesa attraverso l‘otto per mille: la ripartizione delle quote non espresse in sede di dichiarazione di redditi.

E’ noto infatti che solo poco più del 35% dei contribuenti indica la Cei come destinataria dell’otto per mille mentre proprio la ripartizione delle quote non destinate le permette di ricevere oltre il 70% dell’otto per mille del’Irpef annualmente destinato alle Chiese.

Questo gesto restituirebbe anche dignità a quei contribuenti che esercitano il sacrosanto diritto di non scegliere per non compromettersi in un sistema che sancisce il privilegio delle istituzioni religiose, imposto dal nuovo Concordato craxiano con la Santa Sede, ad essere finanziate dallo Stato.

Le Comunità di base invitano tutti i cristiani, cattolici e non, a chiedere alle loro istituzioni religiose la rinuncia unilaterale a questo privilegio nel privilegio, e a pretendere dalle forze politiche democratiche l’impegno a promuovere la modifica della Legge 232 di applicazione del Nuovo Concordato per eliminare almeno la spartizione delle quote non destinate dai contribuenti nella loro dichiarazione dei redditi.

Le comunità cristiane di base italiane

Roma, 27 agosto 2011

2 comments

don mario bianchi martedì, 6 Settembre 2011 at 09:17

Carissimi,

mi permetto di fare alcune puntualizzazioni in merito al comunicato da voi diffuso.

1. sarebbe interessante scoprire quali sono le “lucrose opere cattoliche che niente hanno a che fare con l’evangelizzazione”? è comodo giocare con questi paroloni, ma dietro chi ci sta? 1 -10 -100 -1000 organizzazioni? io poi “dal di dentro” le mie parrocchie e la chiesa diocesana di alessandria non ne riesco a trovare sinceramente una. che siano tutte nel resto d’Italia, ma dove?

2. se ci fossero laici o sacerdoti che “con un crocefisso o una cappella annessa” evadono in quel modo siano smascherati, ma ho dei seri dubbi che siano “molti”.

3. che sia un privilegio il fatto che il 70 % dell’8xmille vada alla Chiesa Cattolica è quanto mai bizzarro: il sistema, per chi non è ignorante in materia, è paragonabile ad una consultazione elettorale, è la prima forma di democrazia applicata in campo fiscale: un contribuente (ricco o povero che sia) = un voto. Leggete la terza domanda/risposta dell’allegato vademecum. Per cui sarebbe come proporre che in parlamento non si assegnino tutti i seggi in base alle preferenze espresse! e per ridare dignità ai contribuenti che “esercitano il sacrosanto diritto di non scegliere”, basterebbe che “votassero – firmassero” per lo Stato: se votano scheda bianca peggio per loro!

Inoltre permettetemi un po’ di “pubblicità progresso” : allego il riferimento al bellissimo sito http://www.chiediloaloro.it/ che contiene molte opere realizzate dalla Chiesa Cattolica in Italia e nel Mondo. C’è anche la Diocesi di Alessandria, con alcune opere vicinissime a tutti noi alessandrini. Ci saranno magari delle sorprese: “se non ci credete, chiedetelo a loro”. E ancora mi permetto…. firmerete più volentieri per la Chiesa cattolica, perchè saprete che la vostra firma arriverà qui vicino.

buona settimana
don mario bianchi

parroco di solero e quargnento
incaricato diocesano per il sostegno economico alla Chiesa

Reply
Segreteria Cdb martedì, 6 Settembre 2011 at 09:19

Carissimo don Bianchi,

la ringraziamo per il chiarimento che lei pensa di dover dare per correggere il nostro comunicato che noi ci permettiamo, invece, di confermare nel risponderle

1. sarebbe interessante scoprire quali sono le “lucrose opere cattoliche che niente hanno a che fare con l’evangelizzazione”? è comodo giocare con questi paroloni, ma dietro chi ci sta? 1 -10 -100 -1000 organizzazioni? io poi “dal di dentro” le mie parrocchie e la chiesa diocesana di alessandria non ne riesco a trovare sinceramente una. che siano tutte nel resto d’Italia, ma dove?

Potremmo citare, per tutti, gli scandali del San Raffaele di Milano o del Palazzo di Propaganda fide a Roma, ma ci limitiamo ad aggiungere che alberghi, case di riposo a pagamento magari con rette onerose, cliniche non convenzionate ne può trovare in giro per l’Italia. Le assicuriamo, per conoscenza diretta, che a Roma sono molto numerose. In ogni caso anche una sola sarebbe sufficiente a giustificare la nostra denuncia !

2. se ci fossero laici o sacerdoti che “con un crocefisso o una cappella annessa” evadono in quel modo siano smascherati, ma ho dei seri dubbi che siano “molti”.

E’ quindi d’accordo con noi che pensiamo, però, che sarebbe meglio chiedere, come abbiamo fatto nel nostro comunicato, serie pressioni per ottenere controlli più attenti, più efficaci di tante parole, specie se venissero dalla stessa gerarchia la quale dovrebbe unirle ad un richiamo fermo per riaffermare che le dure parole contro gli evasori, pronunciate dal card. Bagnasco, colpiscono anche preti, suore e laici delegati a gestire lucrose opere “cattoliche” che niente hanno a che fare con l’evangelizzazione.

3. che sia un privilegio il fatto che il 70 % dell’8xmille vada alla Chiesa Cattolica è quanto mai bizzarro: il sistema, per chi non è ignorante in materia, è paragonabile ad una consultazione elettorale, è la prima forma di democrazia applicata in campo fiscale: un contribuente (ricco o povero che sia) = un voto. Leggete la terza domanda/risposta dell’allegato vademecum. Per cui sarebbe come proporre che in parlamento non si assegnino tutti i seggi in base alle preferenze espresse! e per ridare dignità ai contribuenti che “esercitano il sacrosanto diritto di non scegliere”, basterebbe che “votassero – firmassero” per lo Stato: se votano scheda bianca peggio per loro!

Ci sembra, se non scandaloso, certo inopportuno il confronto fra Popolo sovrano (che esercita il suo diritto di scegliere i suoi rappresentanti) a e la massa dei contribuenti chiamati a decidere sul modo di spendere i soldi di tutti (non i loro!!!) sottraendo al Parlamento e comunque ai cittadini che contribuenti non sono, il compito di utilizzarli nell’interesse di tutti e non solo di una parte (le chiese). Nella pagina pubblicitaria da lei riportata questa identificazione fra cittadino e contribuente è subdolamente riproposta.

Si può aggiungere, nel merito, che le scelte non espresse sono da calcolarsi su tutti i potenziali contribuenti e non su quelli che di fatto consegnano i modelli 730 e 740: chi riceve il Cud e non è tenuto a compilarlo trova annessa una scheda (con busta acclusa) da inviare all’ufficio delle Imposte per esprimere la sua scelta. Per questo le percentuali, comunemente citate, sono esatte.

In realtà chi non sceglie rifiuta questo meccanismo, ritenuto incostituzionale perché equipara i contribuenti ai cittadini e non concede il diritto all’astensione. Anche la scelta per lo Stato, che pure molti ritengono meno peggio, è considerata da moltissimi una beffa. Le quote ad esso destinate non tornano infatti nelle casse del Tesoro, ma restano a disposizione del governo in carica che spesso, eludendo le norme che gli impongono di destinarle a ben individuati destinatari, ne riversa gran parte ad opere cattoliche. Quel “peggio per loro” ci pare perciò ingiusto, ipocrita e offensivo!
Allego 3 pagine dense di risposte ai frequenti luoghi comuni sull’argomento. Penso possano esser utili a tutti.

Grazie: la sua citazione ci consente di scoprire ancora una volta che la pubblicità può essere ingannevole. Le elargizioni liberali non sono mai decollate perché dovrebbero essere pagate “in più” dai contribuenti, che per questo non le scelgono mentre sono così generosi nel disporre dei soldi degli altri firmando per destinare l’otto per mille dell’Irpef che è di tutti.

Magari poi a livello locale aggiungono qualche briciola delle loro ricchezze alle offerte che tanta gente, anche se non ricca, destina al suo parroco che non se la passa bene forse anche perché gli sono stati tolti quei “benefici” lasciati nel tempo dai fedeli. Grazie allo stesso Concordato sono infatti passati a quell’ufficio diocesano per il sostegno economico alla Chiesa di cui lei è incaricato per la diocesi di Alessandria. Ci permettiamo, a tal proposito, chiederle se le sembra che le volontà di chi quel beni li ha donati alla sua parrocchia sono veramente rispettate? Della loro somma si è fatto un patrimonio immobiliare gestito forse con criteri manageriali ma con obiettivi diversi.

Cordiali saluti

La Segreteria tecnica delle Comunità cristiane di Base italiane

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