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Una tassa per le rimesse dei migranti

Cécile Kyenge Kashetu
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Quello che poteva solo essere scena di un film ora è possibile anche nella realtà: una tassa sulle rimesse degli immigrati che non hanno codice fiscale e che non sono iscritti all’Inps. Ne parla Cécile Kyenge Kashetu, coordinatrice nazionale e portavoce del Comitato Primo marzo.

Nel 2009 all’interno del pacchetto sicurezza, per la lotta all’immigrazione clandestina, è stata inserita la norma per denunciare chi si recava nei call center e nei vari money transfer senza documenti. Oggi, per recuperare i soldi che mancano all’appello viene proposto di prendere i soldi dove le persone non hanno accesso a un pasto al giorno e sopratutto andando contro ciò che la Lega stessa aveva proposto nel 2009. La Lega, in crisi di proposte vere e fattibili, vuole continuare a cavalcare il cavallo di battaglia, l’immigrazione, provocando una confusione anche all’interno della maggioranza.

Per capire il fenomeno delle rimesse , bisognerebbe conoscere bene il fenomeno migratorio. Chi migra o fugge dal proprio paese fa parte di un progetto migratorio alla ricerca della libertà e di un luogo per migliorare la propria vita. I legami tra chi migra e chi rimane nel Paese di origine sono molto forti e condizionano il percorso del migrante.

Il progetto migratorio parte dal momento della decisione di migrare verso altri Paesi. Scelta fatta a volte all’interno di una comunità per investire su persone capaci di aiutare chi rimane in patria. Seguono la partenza, il viaggio, l’accoglienza e l’integrazione. E’ una lezione di vita quella del migrante e della solidarietà verso chi ha meno di lui rimasto nel Paese natio. Quella lezione di solidarietà che l’Occidente ha perso di vista attraverso azioni come queste. Il migrante ricattabile nella sua debolezza e per la sua posizione anagrafica è disposto a tutto per guadagnare i soldi che servono alla sua sopravvivenza e a quella di chi è rimasto in patria.

Abbiamo assistito per tutta l’estate alla denuncia dei lavoratori contro il caporalato che colpisce tutti, in particolar modo il migrante. Lo stato dovrebbe proteggere e garantire una vita dignitosa a ogni cittadino come da Articolo 3. Intervenire sul caporalato vuol dire anche istituire regole dignitose e contratti di lavoro nel rispetto sia del lavoratore che del datore di lavoro. Il lavoratore migrante è ulteriormente indebolito dalla Legge Bossi Fini che crea clandestinità e lega eternamente il permesso di soggiorno al lavoro.

Perdendo il lavoro , dopo 6 mesi si diventa irregolare e clandestino. Numerosi Cie ( Centri d’identificazione ed espulsione) ospitano migranti diventati clandestini, indipendentemente dal numero di anni che risiedono sul territorio. Giovani arrivati in Italia minorenni e che non ricordano più né il Paese d’origine, né la lingua di origine e in attesa di rimpatrio perché economicamente non servono più e quindi diventano un peso per questa società. Ma dov’é finita l’umanità che dovrebbe guidarci nelle nostre scelte?

Siamo addiritura arrivati a far pagare ai meno abbienti una tassa, “la tassa della vergogna”. Questa tassa non doveva neanche essere presentata, come numerosi provvedimenti che dimostrano l’incompetenza e l’irresponsabilità di chi ci governa. Il punto ancora più doloroso è il silenzio che accompagna queste proposte. Stiamo creando una guerra terribile nella popolazione che potrebbe sfocciare in drammi inarrestabili ad ampio spettro. Fermiaci e lottiamo tutti insieme contro questo tipo di atteggiamento. Italiani e migranti uniti per combattere questa mentalità e questo razzismo perché è minacciata la cittadinanza di tutti.

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