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Contributo di Attac Italia alla discussione del movimento per l’acqua

ATTAC Italia
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1. Con la vittoria referendaria dello scorso giugno, il movimento per l’acqua ha raggiunto una tappa importantissima della sua esperienza.

Oggi, l’affermazione dell’acqua bene comune, il contrasto alle politiche liberiste e di mercificazione e la rivendicazione di una nuova democrazia fondata sulla partecipazione sociale non possono più essere ascritte solo ad importanti minoranze conflittuali, bensì sono state pubblicamente affermate dalla maggioranza della popolazione, che, per la prima volta dopo decenni, ha esplicitato il ritiro della delega al mercato e ha iniziato a comprendere la necessità di un altro modello sociale.

2. La reazione dei poteri forti economico-finanziari e dell’insieme del quadro politico alla vittoria referendaria dimostra, da una parte, come la battaglia dell’acqua colpisca uno dei nodi strutturali del modello liberista; dall’altra, come il risultato del referendum non sia la conclusione di un percorso, bensì l’inizio di una conflittualità vera tra pensiero unico del mercato e nuovo linguaggio dei beni comuni e dei diritti.

Dalle drastiche politiche monetarie messe in campo dalla Bce e dall’Unione Europea, alle feroci misure approvate con l’infinita manovra economica del Governo Berlusconi; dai pronunciamenti di Confindustria e dei grandi manager delle multi utilities fino alla latitanza degli enti locali, il quadro è chiaro : nessuno ha intenzione di riconoscere il pronunciamento popolare, nessuno vuole ridiscutere alcuna delle scelte di espropriazione sinora messe in campo.

3. Questo non è che un aspetto delle più generali politiche di privatizzazione che vengono portate avanti da diversi governi con un duplice scopo: da una parte, reperire risorse per raggiungere gli obiettivi di riduzione di debito e deficit e di pareggio di bilancio che garantiranno ai capitali finanziari la certezza di pagamenti sicuri rispetto agli investimenti ed alle speculazioni fatte in alcuni paesi; dall’altra, consegnare loro nuovi settori a rendimento garantito.

Le privatizzazioni sono organicamente inserite nelle politiche di rigore che promanano dalle istituzioni europee per contenere il debito ed il deficit nei parametri previsti e che renderanno estremamente difficile la disponibilità di quelle risorse pubbliche necessarie per la manutenzione della rete idrica e il diritto a 50 lt/gg per tutti.

Va nella medesima direzione, la riproposizione del “decreto Ronchi” per i settori dei rifiuti e del trasporto pubblico locale, primo passo per il sovvertimento del risultato referendario; al punto che le vergognose dichiarazioni del Ministro Sacconi, sulla necessità di rimettere in discussione l’esito dei referendum sull’acqua, vanno lette come annuncio di un possibile prossimo provvedimento legislativo.

Ma anche ora e per altre vie, il servizio idrico è a rischio di privatizzazione: il taglio dei trasferimenti agli enti locali e il loro assoggettamento al patto di stabilità interno, nonché i meccanismi premiali introdotti nella recente manovra, spingeranno sempre più gli enti locali a privatizzare i servizi pubblici per fare cassa.

 4. Le politiche di attacco allo stato sociale, di taglio dei servizi pubblici e dei salari colpiscono gli stessi soggetti sociali che si vedono più penalizzati dalla privatizzazione dell’acqua.

Le misure per ridurre radicalmente i diritti dei lavoratori, a cominciare dall’articolo 18, e peggiorare le condizioni contrattuali, il blocco del turnover, con la conseguente intensificazione dei ritmi di lavoro e dei salari, colpiscono i lavoratori del servizio idrico come quando i servizi vengono privatizzati.

Le politiche neoliberiste di rigore interessano quindi i soggetti sociali che si sono mossi, in primo luogo con i referendum, per l’acqua pubblica: la privatizzazione dell’acqua è uno degli aspetti che li colpisce e le proposte del movimento per l’acqua pubblica sono uno degli elementi per un’alternativa che metta le persone prima dei profitti.

Creazione di uno spazio pubblico governato dalla democrazia partecipativa, finanziamenti pubblici per la sistemazione delle reti, diritto a 50 lt/gg per tutti delineano una risposta agli effetti della crisi che metta al centro i bisogni sociali; risposta che può essere generalizzata ad altri settori e divenire parte fondamentale di un insieme di politiche alternative  a quelle dominanti.

Per il movimento dell’acqua, non si tratta solamente di solidarizzare con le altre lotte contro la crisi, ma di esserne compiutamente parte, in quanto direttamente intrecciate nel contrasto alle politiche liberiste e nel delineare un’alternativa complessiva di modello sociale.

 5. Se questa è la situazione, crediamo che il movimento per l’acqua debba approcciare la nuova fase, aperta dalla straordinaria vittoria referendaria e dagli ostacoli che le politiche di rigore pongono alla sua attuazione pratica, con un salto di qualità a tutti i livelli.

E crediamo debba farlo con una consapevolezza di fondo : il referendum non è stato un “miracolo”, come tale inspiegabile e irripetibile, bensì un punto di svolta politico e culturale che dà il segno di quanto, in questi anni, si sia eroso il consenso alle politiche liberiste.

Di conseguenza, l’attenzione primaria dovrà essere posta proprio su come ampliare la partecipazione a questa battaglia di civiltà, a partire da quei 27 milioni di donne e uomini che, rompendo il giogo culturale di rassegnazione diffusa, hanno preso parola ed hanno agito per dire che un altro mondo è possibile.

 6. In una situazione di degrado senza precedenti della democrazia, crediamo sia chiaro che, pur essendo tutto dovuto, ogni passo ottenuto con il referendum dovrà essere conquistato con la mobilitazione sociale. Non ci sarà alcuna nuova legge sull’acqua senza la continuazione di una fortissima vertenza nazionale e territoriale; non ci saranno enti locali che spontaneamente muoveranno verso la ripubblicizzazione del servizio idrico e la sua gestione partecipativa senza la costante presenza di un’attività sociale ampia e partecipata dalle popolazioni; non ci sarà alcuna scomparsa dei profitti dalla gestione dell’acqua, senza la messa in campo di una conflittualità aperta che coinvolga i cittadini.

 7. La dimensione locale e nazionale della nostra battaglia, oltre ad essere stata una della caratteristiche più fertili del percorso sin qui compiuto, diventano gli assi portanti anche di questa seconda fase del movimento per l’acqua.

E si arricchiscono di nuovi significati e di nuove connessioni.

La crisi sistemica e globale, in cui siamo immersi, obbliga infatti il movimento per l’acqua ad assumere con maggior intensità e partecipazione anche un ruolo internazionale, ed in particolare europeo.

Se il rilancio delle privatizzazioni (e il tentativo di disconoscere il referendum) viene sospinto a colpi di politiche monetarie europee, di patti di stabilità determinati da Maastricht in poi, di tagli alle spese sociali e ambientali, in una parola cercando di trasformare in “bankfare” quello che era il welfare, l’apertura di un nuovo spazio pubblico, di un nuovo ruolo della fiscalità generale, di una finanza pubblica e socialmente orientata, richiede che l’esperienza del movimento per l’acqua si connetta più direttamente con la dimensione continentale, per rafforzare la costruzione di un’altra Europa.

In questo senso il prossimo appuntamento di Marsiglia (marzo 2012) può diventare il luogo dentro il quale le esperienze di Parigi e delle altre città francesi, quella di Berlino e la vittoria referendaria italiana, provino a consolidare l’apertura di un vero fronte europeo sull’acqua e sui beni comuni.

 8. A livello nazionale, crediamo che debba essere messa in atto una grande e costante mobilitazione per l’approvazione della legge d’iniziativa popolare, che può essere ottenuta solo con un’attivazione sociale costante e permanente : crediamo che il lancio di una nuova manifestazione nazionale, deciso dall’assemblea nazionale del luglio scorso, sia il passo giusto per dire molto chiaramente al “Palazzo” che, su acqua, beni comuni e democrazia, nessuno dei 27 milioni di donne e uomini ha scherzato e che quanto votato deve essere realizzato.

Collocare quest’appuntamento nella seconda metà di novembre potrebbe permettere a tutti i movimenti e le lotte aperte nel paese contro la manovra economica –delle quali il movimento per l’acqua pubblica dovrà essere parte e che vedranno un passaggio importante  nella manifestazione nazionale del prossimo 15 ottobre- di convergere nel nostro appuntamento di fine novembre, per una ulteriore grande giornata di mobilitazione sociale.

 9. La vittoria referendaria consegna al movimento per l’acqua anche un altro compito fondamentale, quello di favorire l’approfondimento delle lotte su tutti i beni comuni, contribuendo ad allargare il fronte della riappropriazione sociale di ciò che a tutti appartiene e della democrazia partecipativa come strumento di partecipazione diretta. Da questo punto di vista, crediamo che tutte le accelerazioni astratte (partito dei beni comuni, alleanza beni comuni etc.) non vadano nella direzione giusta : il fronte non si allarga per sommatoria o per annessione, bensì attraverso il collegamento tra le diverse vertenze e lotte in corso e la costruzione di reti nazionali,  e l’intrecciarsi delle lotte nei diversi settori . La battaglia contro l’articolo 4 della manovra del governo e le vertenze territoriali per la ripubblicizzazione delle multiutilites, che gestiscono servizi afferenti diversi beni comuni, possono essere un primo importante momento in questa direzione.

10. La questione del reperimento di adeguate risorse pubbliche è un elemento centrale per raggiungere i nostri obiettivi; il movimento ha già avanzato delle proposte, occorre continuare in questo lavoro. Elementi importanti in questo senso saranno sia l’aprire una vertenza sulla ripubblicizzazione della Cassa Depositi e Prestiti (il cui imponente tesoro è oggi in tutt’altre faccende orientato), sia l’aprire un’importante vertenza per il superamento del  Patto di Stabilità, che, tanto a livello europeo sugli Stati membri, quanto a livello interno sugli enti locali, rischia di diventare la spada di Damocle di ogni percorso di riappropriazione sociale dell’acqua e dei beni comuni. Da questo punto di vista le  analisi e proposte che in diversi paesi europei si stanno sviluppando rispetto all’illegittimità di alcune parti importanti del debito pubblico ed al loro non pagamento devono senz’altro interessarci.

11. A livello territoriale, crediamo che Comune per Comune, Ato per Ato, territorio per territorio, sia assolutamente fondamentale aprire una forte vertenza di democrazia partecipativa.

La democrazia partecipativa non si sostanzia nella semplice nomina o presenza di rappresentanti di associazioni o dello stesso movimento per l’acqua. Significa mettere a fondamento del processo la partecipazione diretta degli abitanti ( che abbiano o meno la cittadinanza italiana ) e dei lavoratori delle imprese nella pianificazione delle politiche dell’acqua ( a partire dai piano d’ambito e dai bilanci idrici ) e nella gestione delle scelte legate al governo del servizio idrico.

Le donne e gli uomini che hanno votato al referendum devono essere coinvolti in prima persona, dentro l’apertura di vertenze per la ripubblicizzazione accelerata del servizio idrico integrato e dentro la battaglia per l’eliminazione immediata dei profitti dalle tariffe, immaginando, laddove gli Ato e i gestori decidessero di non procedere, l’avvio di campagne di autoriduzione di massa delle bollette.

Un secondo elemento di queste vertenze dovrà incentrarsi sulla richiesta di un riconoscimento di un minimo vitale garantito a tutti, anticipando quello già contenuto nella nostra proposta di legge d’iniziativa popolare. Nella modulazione per le fasce immediatamente superiori a questa si potrebbero rivendicare tariffe sociali per le categorie maggiormente colpite dalla crisi economica.

L’esperienza del movimento per l’acqua è stato un grande seme di partecipazione che ha saputo parlare alla maggioranza dei cittadini; ora quel seme può divenire frutto, con il coinvolgimento diretto delle persone nella battaglia per la realizzazione dei risultati referendari.

Il territorio è anche la dimensione dentro la quale le connessioni tra le lotte sui beni comuni possono essere approfondite e intrecciate con maggiore fertilità : costruire vertenze di riappropriazione sociale e di gestione partecipativa democratica può essere un sentiero fertile da intraprendere.

 12. L’esperienza del movimento per l’acqua ha potuto crescere e divenire consapevolezza comune e maggioranza politica nel paese, perché, sin da subito, l’attenzione è stata posta su due elementi : la condivisione di obiettivi chiari e radicali e il metodo dell’inclusione, attraverso la partecipazione diretta e la scelta decisionale del consenso. Sono questi i cardini che, sin dalla nascita del Forum, hanno permesso l’importante connubio tra comitati territoriali e associazioni/organizzazioni nazionali dentro la sperimentazione di un laboratorio di democrazia partecipativa, che, pur con tutti i limiti, ha costituito un’importante innovazione nella pratica dei movimenti.

Con l’apertura della nuova fase, una riflessione su questi temi è necessaria, proprio per rendere i nostri luoghi di riflessione e di decisione sempre più consoni al ruolo che vogliamo assumere e creare le condizioni per una sempre più ampia partecipazione alle scelte da parte delle realtà territoriali .

 13. Uno dei temi che riteniamo fondamentali riguarda l’ampliamento della partecipazione all’esperienza del Forum. All’insieme di realtà territoriali e nazionali che da sempre costituiscono l’ossatura del Forum, si sono avvicinate con la campagna referendaria molte altre realtà associative e territoriali, partecipando all’attività del Comitato promotore referendario; oggi che quell’esperienza è chiusa (rimanendo attiva solo per gli espletamenti giuridici e la gestione dei rimborsi elettorali), occorre capire come favorire la partecipazione diretta di queste nuove realtà dentro l’esperienza del movimento per l’acqua, tenendo ovviamente fermi gli obiettivi che questo si è posto.

Un altro elemento di riflessione riguarda come stabilire o rafforzare le relazioni che, durante la campagna referendaria, si sono avviate con realtà che lottano sugli altri beni comuni e servizi pubblici locali; senza scorciatoie astratte, vanno pensati momenti e luoghi per approfondire i nessi fra le diverse esperienze.

 14. Un secondo tema riguarda la questione dei gruppi di lavoro, che a nostro avviso diventa dirimente in questa nuova fase.

Occorre dirci che, sinora, i gruppi di lavoro, salvo alcune eccezioni, hanno funzionato poco e male; eppure sono uno strumento fondamentale, sia per l’approfondimento dei contenuti e delle proposte, sia perché rappresentano una possibile forte connessione tra i diversi territori e tra locale e nazionale.

Ridefinirne gli obiettivi e gli scopi, proporre che si dotino di un facilitatore interno,  può aumentarne l’efficienza e il legame con l’insieme del Forum.

 15. L’organizzazione interna e la gestione delle risorse non possono che essere la conseguenza di tutta la riflessione sopra impostata.

Sembra evidente come la nuova fase necessiti di una fortissima capacità di penetrazione sociale e di mobilitazione partecipativa tanto a livello nazionale quanto a livello di ogni singolo territorio.

Crediamo che la connessione, il coordinamento e l’intreccio tra questi diversi livelli necessitino di una struttura operativa di segreteria che, stabilite collettivamente le funzioni, le renda operative nella quotidianità.

Anche la gestione dei rimborsi elettorali, fatto salvo il rispetto dell’innovativo patto fatto con le persone, i comitati e le reti nazionali in materia di finanziamento della campagna referendaria, debba prevedere la destinazione delle risorse al rafforzamento su entrambi i livelli della nostra azione (nazionale/internazionale e territoriale).

Settembre 2011

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