Home Celebrazioni e Preghiere Domenica 18 settembre la Comunità di Oregina ha ripreso il cammino…

Domenica 18 settembre la Comunità di Oregina ha ripreso il cammino…

Peppino Coscione
per la Comunità cristiana di base di Oregina – Genova

Domenica 18 settembre in quel di Savignone la nostra comunità si è riunita, quasi al completo,  dopo la pausa estiva che ci ha visto comunque in relazione in occasione di alcuni  eventi.

 

Riportiamo alcuni contenuti dell’incontro di preghiera e di  riflessione.

 – Oggi, riprendiamo il cammino di vita di comunità con il carico di sentimenti, di esperienze, di lotte, di vittorie e di sconfitte vissute sul piano della vita civile, sociale e religiosa.  Ripartiamo con fiducia dalla vittoria dei referendum del 12-13 giugno , che ha visto lo stringersi assieme di gruppi, di movimenti, di associazioni, di comunità ecclesiali, con la consapevolezza che siamo giunti ad una fase storica in cui diventare persone custodi e fruitrici dei beni comuni è un compito fondamentale per la stessa sopravvivenza dell’umanità e per la credibilità del massaggio evangelico, almeno per  noi che facciamo riferimento anche al messaggio di Gesù di Nazareth e di coloro che hanno dato la vita per dare luce “ad  un nuovo cielo e ad una  nuova  terra ” come leggiamo nel versetto 1 del capitolo 21 della ‘Apocalisse. E’ quanto vogliamo cominciare a intravedere con la preghiera che ora facciamo assieme:

 Il Cantico delle energie pulite

 Laudata sia, Divina Presenza, per il grande astro del sole, immagine di te, Padre e Madre, che tiene in serbo l’energia solare destinata a tutto il genere umano.
Laudata sia, Divina presenza, per frate rifiuto, immagine di Gesù crocifisso, la cui ascetica morte e risurrezione non è lontana dall’energia biotermoelettrica.
Laudata sia, Divina Presenza, per frate vento, che movendo ogni elica è immagine fedele del tuo Santo Spirito, nell’offrire la pulita energia eolica.
Laudata sia, Divina presenza, per l’acqua dolce e salata, immagine di nostra madre Maria, tant’è umile preziosa e casta nell’offrirci l’idraulica energia.


 – La prova della nostra fede sta nella carità, nell’impegno verso la giustizia sociale, la giustizia ecologica, nella formazione di persone  planetarie,
per riprendere Ernesto Balducci, , che si  prendono cura degli uomini e delle donne, di tutti gli esseri viventi, di tutta la natura. Con questo spirito, ascoltiamo ed accogliamo l’invito che ci viene dalle Scritture:

Amos 5,21-24

21 «Io odio, disprezzo le vostre feste,
non prendo piacere nelle vostre assemblee solenni.
22 Se mi offrite i vostri olocausti e le vostre offerte,
io non le gradisco;
e non tengo conto
delle bestie grasse che mi offrite in sacrifici di riconoscenza.
23 Allontana da me il rumore dei tuoi canti!
Non voglio più sentire il suono delle tue cetre!
24 Scorra piuttosto il diritto come acqua
e la giustizia come un torrente perenne!

Matteo 25, 34-36

34 “Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v’è stato preparato fin dalla fondazione del mondo.  35 Perché ebbi fame e mi deste da mangiare;  ebbi sete e mi deste da bere;  fui straniero e mi accoglieste;  36 fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste;  fui in prigione e veniste a trovarmi”.

 
–          Oggi il nostro confronto parte da questa riflessione scritta dal padre missionario saveriano  Arnaldo De Vidi

IL PECCATO CONTRO LA SPERANZA

Gli indios ci insegnano. Essi errano, come tutte le persone di tutte le etnie (non dobbiamo mitizzarli come fece J.J. Rousseau); ma ci insegnano che sull’errore di un individuo pesa la responsabilità di tutti. Quando un indio commette un crimine, il consiglio degli anziani lo convoca e gli domanda: “Fratello, perché hai agito così? Dov’è che abbiamo sbagliato?”.
Penso che il consiglio degli anziani della Chiesa dovrebbe convocare il mondo di oggi e domandargli: “Dove abbiamo sbagliato perché tu, mondo, sia caduto così in basso, egoista, spietato, senza valori né giustizia?”.  Mi perseguita questo domanda: dove la Chiesa ha sbagliato? 
Credo che la Chiesa gerarchica abbia peccato contro la speranza. Ha perduto la sua identità di essere sale e lievito. Ha bruciato la primavera che Giovanni XXIII aveva interpretato così: “Nel presente momento storico la Provvidenza ci sta conducendo ad un nuovo ordine di rapporti umani, che, per opera degli uomini e per lo più al di là della loro stessa aspettativa, si svolgono verso il compimento di disegni superiori e inattesi”. Paolo VI, seppure più cauto, aveva ribadito: “Lo sappia il mondo: la Chiesa guarda ad esso con profonda comprensione, con sincera ammirazione e con schietto proposito non di conquistarlo, ma di valorizzarlo, non di condannarlo, ma di confortarlo e di salvarlo”. Il frutto maturo dello spirito dei due papi è stato il Concilio Vaticano II e, in particolare, la Gaudium et Spes.
Ma poi il Concilio è stato “corretto” o, più esattamente, tradito. Sono stati altri due papi, non italiani, Wojtyla e Ratzinger, a innestare la retromarcia e riportarela Chiesa nell’alveo della “cristianità cattolica italiana”! C’è stato il ritorno al monolitismo e alla “grande disciplina”, usando parole verniciate di fresco sui vecchi concetti (cf. la nuova evangelizzazione). Con la paura dell’inculturazione, le teologie latino-americane, africane e asiatiche sono state condannate o diffidate.
Forse papa Wojtyla alla sua elezione era un’incognita, non essendo ancora noto; ma papa Ratzinger è stato scelto con conoscenza di causa: si sapeva che era un templare che avrebbe rafforzato la crociata della “restaurazione”. Aveva detto da cardinale: “Se per restaurazione intendiamo la ricerca di un nuovo equilibrio dopo le esagerazioni di una apertura indiscriminata al mondo, dopo le interpretazioni troppo positive di un mondo agnostico e ateo, ebbene, questa restaurazione è auspicabile ed è del resto già in atto”. 
Il mondo, stigmatizzato, non amato né rispettato, è andato sfasciandosi. Nella torre d’avorio del suo tomismo dogmatico, papa Benedetto, detentore della verità, vuole aiutare chi sta nella menzogna. Per compiere questa missione, detta le scelte nei campi della politica e della morale; ringrazia Dio del potere e dei privilegi chela Chiesa detiene in vari paesi, adoperandosi per aumentarli.
Da parte sua, la Chiesa italiana, assomigliando ai politici più biechi, è riuscita a passare incolume coi suoi privilegi nell’ultima manovra del governo italiano, quando poteva riscattarsi nel cammino della sobrietà e del civismo.
A questo punto, lo dico piangendo, la Chiesa che non è il fine, ma il mezzo per la realizzazione del Regno, diventa molto relativa, come uno strumento spuntato. 
Io ringrazio i cinesi per aver esorcizzato il mio teismo e monoteismo escludente, per avermi aperto al simbolico e alla categoria dell’umano. Mi hanno così guarito dal sogno di un messianismo mondiale made in Vatican.
In forza della fede, con i cristiani, io dico che Gesù rappresenta la Viada percorrere come pellegrini della Libertà, della Pace e della Verità. Questo mi basta.

 
Gli interventi che sono seguiti all’ascolto della riflessione di padre Arnaldo hanno toccato principalmente due temi:

–          Nonostante quanto avesse promesso di fare nel Concilio Vaticano II , in particolare nella “Gaudium et Spes”  la gerarchia cattolico-romana non solo non dà segno di rinunciare ai privilegi del passato ma chiede e ne ha ricevuto alla grande da un governo innominabile, da una classe politica ( in modo pressoché bipartisan ) che non riesce a liberarsi da una subalternità politico-culturale. L’ultima vicenda è quella riguardante l’Ici, per la quale giustamente le comunità di base hanno emanato un comunicato. Per questo la comunità ha deciso di essere tra le associazioni promotrici dell’iniziativa che è tenuta il 20 settembre sul tema del rapporto tra Stato e chiesa cattolica, che presentiamo sotto.

–          Non può esserci vero ecumenismo e dialogo interreligioso se una qualsiasi di queste fedi religiose continua ad avere la pretesa di essere in possesso dell’unica verità e dell’unico mezzo di salvezza.

–          E’ iniziata anche un avvio di riflessione sulle problematiche poste dal libro di Spong: “ Un cristianesimo nuovo per un mondo nuovo”.
Esaurite per il momento le  riflessioni, viviamo la preghiera eucaristica

PREGHIERA EUCARISTICA

TUTTI/E : O Dio, Ti sei avvicinato a noi nella persona dell’artigiano Gesù di Nazareth. Noi guardiamo a lui, fissiamo il nostro sguardo su di lui, perché nella sua esistenza quotidiana egli fece posto al tuo sogno e tentò di realizzarlo con tutte le sue forze. E quando, come oggi, compiamo insieme la memoria dell’ultimo pasto che Gesù mangiò con i suoi amici e le sue amiche, diventiamo più consapevoli del significato di quel pane e di quel vino che volle condividere dicendo: “Prendete e mangiate. Questo pane condiviso sia per voi il segno della mia vita” “Prendete e bevete: questo calice è il segno di un’amicizia con Dio che non finirà mai. Quando vi radunate per questo pasto, aprite i vostri cuori; sia per voi il segno di un’amicizia che Dio continuamente rinnova con tutta l’umanità, con tutto il creato” “Se farete questo, porterete la memoria di me nel mondo”

 –         UNO/A : da questa mensa sgorghi per ciascuno/a di noi la voglia di vivere coinvolti/e sulla strada di Gesù, strada di amore, amicizia, tenerezza

–         UNO/A : da questa mensa rimanga in noi, nel più profondo di noi, l’insegnamento di Gesù per costruire un mondo di solidarietà e di giustizia

–         UNO/A : da questa mensa nasca la gioia di portare gli uni i pesi degli altri, la fiducia di chiedere e ricevere con semplicità

–         UNO/A : da questa mensa giunga l’appello ad essere attivi/e nell’operare per la pace nei luoghi del nostro impegno quotidiano

–         UNO/A : da questa mensa pervenga l’augurio di un buon cammino nei giorni  che vivremo nella famiglia, nella società civile, nel lavoro

–         UNO/A : da questa mensa ci venga il coraggio a non tirarci indietro e ad   andare  contro corrente, se è necessario,  per ottenere  verità e  giustizia

–         UNO/A : da questa mensa che possiamo trovare la forza per condividere le speranze, le gioie, i dolori,  le lotte di chi ci sta accanto e dei popoli che , più lontani da noi, stanno camminando su difficili strade

–         TUTTI/E: Spirito, fa che ogni giorno componiamo una lode a Dio, Sorgente della Vita; fa che diveniamo voce per chi non ha voce: per le persone povere, disperate, sole; che diveniamo ponti per coloro che devono attraversare fiumi, navi per coloro che devono solcare gli oceani, rifugio per quanti hanno bisogno di riparo Animati dallo stesso Soffio, possiamo pregare da figli ,figlie di Dio: Padre Nostro… Ci  scambiamo l’abbraccio della pace come impegno a realizzare una convivenza amicale e solidale… Ci nutriamo del pane e del vino simbolo della benedizione divina su di noi…e dell’impegno a vivere la fede nel cuore della storia.

 L’entusiasmo ha i suoi momenti, ma non è un fuoco di paglia
l’entusiasmo fonde la durezza del cuore
libera dall’indifferenza e supera molti ostacoli “
( Bernard Haring )
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Comunicato  stampa

 L’iniziativa di riflessione sul significato del 20 settembre e sui rapporti tra Stato e Chiesa cattolica in Italia 150 anni dopo Cavour è stata assunta, congiuntamente, dalle Associazioni A.M.I.  (Associazione Mazziniana Italiana),  Arcigay – Arcilesbica,  Circolo Guido Calogero-Aldo Capitini,  Co.Ge.De  (Coordinamento Genitori Democratici)  Liguria,  Comunità cristiana di base di Oregina,  F.L.C. – CGIL  (Federazione Lavoratori Conoscenza) – Regionale Liguria,  Libertà e Giustizia – Circolo di Genova,  U.A.A.R.  (Unione Atei e Agnostici Razionalisti) – Circolo di Genova

Le Associazioni che promuovono l’incontro stanno operando per la costituzione, nella nostra città, di un “Coordinamento Genova laica”: il Coordinamento avrà il compito di assumere iniziative atte ad approfondire le tematiche culturali e politiche connesse ai valori della laicità e di opporsi ad ogni azione che violi la rigorosa aconfessionalità delle istituzioni repubblicane. La riunione del 20 settembre è anche una occasione per allargare al massimo, come i promotori desiderano, l’insieme dei gruppi e delle persone che intendono collegarsi per operare in modo coordinato nella direzione indicata.

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La nostra comunità ha partecipato con convinzione e passione all’iniziativa che ha avuto un successo insperato. La sala era piena e l’attenzione delle persone presenti era segno della sensibilità alle problematiche esposte da i vari relatori.

 Dell’assessore mi piace sottolineare l’accenno che ha fatto alla subalternità culturale e valoriale della sinistra nei confronti della Chiesa cattolica, dovuta , a suo avviso, all’incapacità di misurarsi con forza ed efficacia con il mondo cattolico sul tema della laicità e dei valori della solidarietà, della cittadinanza. Nessun accenno però a cosa fa e a cosa  può fare il Comune perché la laicità sia il criterio delle scelte dell’Ente locale.

Gli interventi di Lariccia e di Becchino sono stati davvero molto sentiti ed efficaci.

Il primo in 20-25  minuti ha fatto una lucida analisi dei rapporti tra Stato e Chiesa soprattutto dal 1943 al 2011, evidenziando le debolezze di quasi tutte forze politiche e culturali nei confronti del vaticano e della gerarchia ecclesiastica cattolica.

Il secondo, da ex magistrato, si è soffermato su alcune sentenze relative sia al crocifisso nei luoghi pubblici sia all’insegnamento della religione cattolica, mettendo in luce anche le difficoltà che la stessa Corte Costituzionale ha dimostrato di vivere nei confronti della presenza pervasiva del potere della gerarchia ecclesiastica cattolica.

Ci sono stati alcuni interventi, tra cui il mio a nome della comunità e del movimento . Ho avuto modo di sottolineare due cose: che siamo oltre il cattolicesimo del dissenso in quanto abbiamo dato vita a percorsi alternativi; che la lotta contro il concordato, contro i privilegi della Chiesa cattolica e l’impegno per la laicità nella società, nello Stato e nelle chiese, soprattutto quella cattolica, sono nel DNA del nostro movimento a partire dai primi anni ’70; come si vede dalla foto, ho mostrato il libro che contiene  il lavoro di analisi che nel 1976 avevamo fatto sui finanziamenti che gli enti locali facevano agli enti ecclesiastici.

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