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Lettera pastorale del vescovo di Modena: Il Lavoro e la Festa di B.Manni

Beppe Manni, Cdb Villaggio Artigiano (Modena)
Gazzetta di Modena, 28 settembre 2011

La lettera pastorale del vescovo di Modena parla quest’anno di lavoro e di festa. Il titolo è tratto dall’Esodo: “Sei giorni lavorerai…ma il settimo giorno è in onore del Signore”. Si parla di lavoro e di festa. Le pagine sono dense, intessute di citazioni bibliche e di riferimenti alla dottrina sociale della chiesa. Il sottotitolo è: “Educare al lavoro e alla festa per una vita buona”. E’ un messaggio rivolto a tutti gli uomini di buona volontà. La chiesa con i suoi radicamenti evangelici, la sua filosofia teologica legata alla centralità dell’uomo e alla dignità della persona è stata per molti secoli la gelosa custode di alcune verità che rischiano oggi di essere dimenticate.

Credo che sia questo il ruolo profetico del magistero senza perdersi in scelte pericolose legate a partiti o a uomini politici. Se un limite c’è nella lettera pastorale di Lanfranchi è proprio quello di essere forse troppo rivolto alla comunità-chiesa e di non spingersi oltre a denunciare più dettagliatamente i danni dell’economia e della politica anche nostrana troppo legata a un orizzonte puramente economicista.

Il Vescovo ricorda che l’uomo deve avere un lavoro non solo per mantenere se stesso e la famiglia, ma per realizzare la sua dimensione sociale; un giovane su tre anche a Modena è senza lavoro e quindi senza prospettive: non può formarsi una famiglia, fare dei figli; chi viene buttato fuori dal mondo del lavoro rischia l’emarginazione sociale e la crisi psicologica.

Ma dobbiamo ricordare che Modena è terra di cooperazione, di forti aggregazioni sociali, di volontariato e di lunghe lotte sindacali e operaie che hanno permesso di limitare lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. I risultati importanti per i lavoratori e lavoratrici come riduzione di orari di lavoro, spazi più umani in fabbrica, possibilità di studiare, spazi per le donne ecc. Oggi rischiano di essere spazzati via dalla cosiddetta crisi economica e dalla divisione del sindacato.

Importantissime le parole sul giorno della festa che è l’altro polo su cui verte la lettera pastorale. Anche nella nostra città con la motivazione o l’alibi della crisi si occupa la domenica con l’allungamento degli orari di lavoro e con aperture sempre più frequenti dei negozi e dei centri commerciali. Si impedisce non solo alle comunità cristiane di potersi ritrovare serenamente per l’Eucarestia.

Ma si scippa al cittadino ‘la festa’ indispensabile per staccare dal lavoro, riposarsi, divertirsi, incontrarsi con i parenti e gli amici. E poi la domenica, fiumi di cittadini vagabondi vengono dirottati verso questi non-luoghi e nuove cattedrali per comprare non dico cose inutili ma merce che potrebbero agevolmente acquistare il giorno dopo.

Ci vorrebbero condanne e parole forti non solo da parte delle chiese ma anche dei politici e delle associazioni di categoria per salvaguardare gli spazi di libertà che hanno caratterizzato la festa e la domenica della nostra tradizione cristiana laica e civile.

Perché, come diceva E. Bianchi al Festival della Filosofia: non si vive di solo pane ma anche di parole, di vino e, aggiunge il vescovo, anche di olio simbolo di gioia e aiuto reciproco.

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