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Indignati e indegni

Angelo Miotto
www.peacereporter.net

Le solite vecchie e consunte dinamiche rovinano la festa degli indignati italiani. Guastatori a volto coperto e disordine pubblico in divisa

Il 15 ottobre italiano sarà solo, ancora una volta, ordine pubblico. I fatti: gruppi di incappucciati, organizzati, con strumenti pensati e nascosti e qualcosa che assomiglia a un piano di azione. Italiani, stranieri, questo si capirà man mano. Una gestione dell’ordine pubblico che l’eufemismo della politica chiama ‘contenimento’. Ma le immagini che fanno il giro del mondo hanno mostrato anche altro.

Blindati, idranti, cellulari di polizia e Finanza, all’inizio, poi carabinieri che hanno fatto irruzione in Piazza san Giovanni – sede concordata – rincorrendo qualche sparuto gruppo di ‘duri’, con caroselli degni degli anni 70. Bestioni di nuova generazione lanciati a velocità vergognosa nel mucchio dei manifestanti. Piazza San Giovanni ha qualche cosa di irreale, in questo alternarsi di ondate fra sassi e paletti, cartelli e qualsiasi cosa si possa gettare e quel ‘contenimento’ che ha risposto rigettando sassi e bottiglie contro i manifestanti, una pioggia di lacrimogeni (Cs? Quelli vietati dalle convenzioni sulla guerra?) manovre insensate di alcuni mezzi che si sono trovati isolati e facile preda di chi poi li distrutti e incendiati. È il grande tema dell’ordine pubblico e della gestione della piazza. Che non si esaurisce nell’analisi di quello che accade in piazza e per le strade. Ma che dovrebbe, deve, essere esercitata soprattutto attraverso la strada della prevenzione.

Ci sono alcune domande senza risposta, senza fare i complottisti a tutti i costi.

Perché non si avevano tutte le informazioni su chi sarebbe arrivato – da tempo ci risulta – a disturbare il grosso della manifestazione, una bella manifestazione, partecipata e colorata?

Perché sul percorso, via Cavour, di una manifestazione che ha fra le parole d’ordine la critica radicale del profitto, si lasciano una Mercedes e un Suv? (il che non legittima l’incendiare una macchina, sia chiaro)

Perché una sede distaccata del ministero della Difesa viene lasciata sostanzialmente incustodita?

Come è possibile che si arrivi ancora all’utilizzo di mezzi pesanti in spazi stretti, che creano ancora una volta l’effetto benzina sul fuoco, in senso anche letterale del termine?

Le domande le giriamo al Questore di Roma e al ministro degli Interni. E a tutti gli analisti che in questi anni ci hanno raccontato le gravissime lacune di un ordine pubblico incapace di gestire situazioni ormai prevedibili e note. La presenza di gruppi organizzati, nerovestiti ma non solo, è l’altro corno del problema. Sono arrivati fra i tanti appuntamenti proprio a Roma. Ma in questo, almeno, si sono registrati più casi di espulsione dal corteo, fino ad arrivare a qualche calcio e pugno. Mentre il quesito su quanti fossero infiltrati, da organismi patriottici o dall’estrema destra romana, rimane per ora nell’aria.

Scorrono le immagini di decine di manifestazioni nel mondo, scorrono le parole d’ordine e gli slogan di un movimento strano, ma che è in piazza e che unisce trasversalmente diverse esigenze e che critica radicalmente il metodo rappresentativo della politica, chiedendo maggiore partecipazione e la fine di un pensiero economico e finanziario che ha strangolato oltre un secolo di storia globale. Noi siamo ancora qui a farci domande vecchie, a riproporre schemi consumati, a indirizzare il dibattito nazionale ancora una volta sui violenti. Ecco perché tutte queste domande, perché il dibattito deve sempre cadere lì.

Le decine di migliaia di persone che hanno sfilato con un’idea, con un sentimento, non faranno notizia. Qui sta tutto il paradosso. Si muovono per chiedere visibilità, in un movimento planetario che rifiuta dinamiche sorpassate. E con dinamiche sorpassate quel movimento si prova a soffocarlo, nella culla.

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Indignados, un fallimento tutto italiano
Nicola Sessa

I cosiddetti Indignados italiani hanno fallito. O, forse, noi italiani non abbiamo compreso a fondo il significato dell’indignazione.

Si dirà che c’erano molti pacifici che credevano di marciare pacificamente; si dirà che una frangia violenta ben organizzata, magari con il supporto di elementi stranieri, ha rovinato una manifestazione bellissima. I black bloc sono diventati un alibi troppo scontato in un modo di manifestare diventato anacronistico, ancorato a schemi che hanno almeno 50 anni di vita, modelli che il potere politico finanziario è ben preparato a fronteggiare. È impossibile evitare la violenza dei ragazzi vestiti di nero? Sicuramente è possibile tenerli fuori dalla festa.

È proprio in questo che gli organizzatori della manifestazione italiana (unica in Europa ad aver preso questa piega vergognosa) hanno fallito. Quello degli Indignados è un movimento nuovo, fresco, creativo, improvvisatore. A Roma il tutto è stato pianificato come una qualsiasi manifestazione sindacale con il classico raduno in Piazza della Repubblica e fine corsa a Piazza San Giovanni. Nulla di nuovo. Come nuove non erano le presenze alla manifestazione: bandiere di Sinistra e Libertà, dei Cobas, del Partito comunista dei lavoratori, dei No Tav non avrebbero dovuto esserci. Tanto meno il gruppo del “no tessera del tifoso”. Sì, c’erano anche loro.

Le manifestazioni di Spagna, Israele e soprattutto di Wall Street hanno insegnato che non ha senso marciare senza senso e che soprattutto i numeri non contano: sono più efficaci 300 persone che arrivano all’improvviso nel cuore finanziario di un Paese che non un milione di persone davanti a una basilica.

E ancora i cori: sempre “Silvio pedofilo”, “Silvio vaffanculo”. È tutto molto limitato e cieco. Gli Indignados si muovono contro un sistema asfissiante politico-finanziario, di cui fanno parte tutti, anche i sindacati. Il bersaglio non è un solo governo e gli Indignados, per definizione, non possono e non devono sopportare il cappello di alcun partito. Magari, un giorno scopriremo che un corteo silenzioso, sobrio, senza musica e alcol spaventerebbe maggiormente i vampiri che ci guardano dall’alto.

Non sono state portate idee, nessun programma, nessuna richiesta, nessuna pretesa. Gli Indignados italiani hanno perso una grande occasione e ne sono responsabili perché da domani non si parlerà del futuro delle nuove generazioni, della disperazione delle vecchie, ma di una manifestazione con centinaia di migliaia di persone rovinata da un gruppo di criminali vestiti di nero.

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