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Potere e Nonviolenza. L’esperienza nonviolenta di Gesù: memoria e attualità

Anna Caruso
Comunità cristiana di base di Verona

Nel 50° anniversario della nascita del Movimento Nonviolento in Italia, anche i Gruppi della Lettura Popolare della Bibbia hanno inteso offrire il loro contributo attraverso la condivisione di ricerca e riflessioni bibliche illuminate da concrete testimonianze di vita nei contesti di alcuni conflitti.

“Potere e Nonviolenza. L’esperienza nonviolenta di Gesù: memoria e attualità”. Questo è il tema che dal 12 al 24 agosto a Galatone, in provincia di Lecce, è stato trattato nella settimana nazionale di Lettura Popolare della Bibbia. L’ obiettivo dell’incontro è stato quello di rintracciare, a partire dal Vangelo di Marco, se e come le comunità dei primi cristiani hanno elaborato strategie di nonviolenza nella gestione dei conflitti con i poteri.

Hanno partecipato all’incontro circa 90 persone provenienti da varie località della Puglia (Nardò, Galatina, Castellaneta, Taranto, Ostuni, Ceglie, Soleto, Massafra, Salice…), da Napoli, Campobasso, Padova Pesaro, Pisa, Bologna, Modena, Verona, Ferrara, Trento, Milano e anche dal Brasile.

L’incontro è stato “guidato” da Maria Soave Buscemi, teologa e biblista collaboratrice del CEBI (Centro Ecumenico di Studi Biblici), da Eliane Neuenfeldt, pastora luterana, anche lei collaboratrice del CEBI. Anna Fazi di Milano e frate Francesco Zecca di Castellaneta hanno aiutato nella conduzione delle dinamiche volte alla presa di consapevolezza dei conflitti, introducendoci alla metodologia della Nonviolenza.

“Quello che vorrei accadesse in questa settimana e quello che vorrei non accadesse…” Rispondendo a questo invito abbiamo inizialmente condiviso le aspettative e le preoccupazioni di cisacun partecipante; “democratizzando” la parola, sia in plenaria che nei lavori di gruppo, si è data la possibilità a ciascuno di esprimere le proprie esperienze di violenza subita e praticata, aiutandoci con il confronto a riconoscere le “teologie” che sostengono tali violenze.
Un “Brain Storming” sulle parole Conflitto, Violenza e Nonviolenza ci ha poi permesso di dire e ascoltare le nostre precomprensioni e i nostri pregiudizi, elaborandoli e trasformandoli.

Partendo da memorie di sofferenza e di resistenza di donne salentine e brasiliane, Soave ci ha stimolati a considerare che la realtà incui viviamo condiziona fortemente le nostre emozioni ed i nostri pensieri: “dove stanno i nostri piedi, lì sta il nostro cuore e la nostra testa” è la provocazione che ci ha accompagnato per tutta la settimana.
In modo analogo, per comprenere il messaggio di vita prorompente dalla Bibbia, dobbiamo uscire dal condizionamento di una visione univoca della realtà, inculcataci dalla nostra cultura dominante, per permetterci di fare domande al testo e di “sospettare” nuovi significati e nuove risposte.

Dalla lettura del Capitolo 16° del Vangelo di Marco ( mettendo a fuoco il diverso atteggiamento delle donne e dei discepoli al sepolcro in Mc 16, 1-8 e 9-20) Maria Soave ci ha aiutato a riconoscere l’esistenza di più gruppi intorno a Gesù: il gruppo delle donne con Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, i fratelli di Gesù intorno a Giacomo, il gruppo dei discepoli, la “moltitudine”. Non esisteva, quindi, una sola chiesa, ma più chiese particolari, ciascuna delle quali ha contribuito, in tempi diversi e con preoccupazioni pastorali diverse, alla composizione dei vangeli, non nascondendo le differenze che furono vissute anche con grandi coflittualità.

E’ fondamentale partire dalla considerazione che la Bibbia è un libro “canonico”, non un libro “sacro”, e non va preso alla lettera (cioè in forma letteralista).
Dunque non una lettura lineare ma un approccio curioso fatto di domande, sospetti, dubbi: non la luce del mezzogiorno senza ombre (l’ora del processo a Gesù e della crocifissione), ma l’alba o il crepuscolo (l’ora dell’incontro col risorto) quando i contorni non sono certi e definiti e pertanto ci consentono di condividere differenti visioni ed esperienze.

Il confronto tra due passi biblici (II Samuele 24,1 e I Cronache 21,1) ci ha mostrato che la “Parola” contenuta nella Bibbia può essere compresa solo se contestualizzata storicamente. Nei due testi lo stesso fatto storico (il censimento) viene presentato nel primo come opera di Dio, nel secondo come opera di Satana. . Questi passi ci dicono che la Bibbia è come una coperta “patchwork”, fatta di tanti ritagli di stoffa (le diverse tradizioni bibliche) cuciti insieme, con il rovescio rivestito da una fodera che nasconde le cucitura dando l’idea, ad una lettura superficiale, di una uniformità che appiattisce e tradisce il messaggio lì contenuto. I Sacerdoti hanno rivestito le diverse tradizioni con la loro fodera, il loro ordine, la loro cultura. A noi tocca uscire dalla linearità della fodera, mediante dubbi e domande per far emergere la “Parola nella vita”.

Così nella lettura di Mc 2, 1-12 (Il paralitico e la casa scoperchiata) abbiamo verificato come anche nei testi cosidetti “ispirati” del secondo testamento, siano presenti posizioni antagoniste e conflittuali per cui individuare i protagonisti e le ragioni del conflitto ci aiuta a comprendere e attualizzare il significato della Parola. Abbiamo iniziato individuando nel racconto la presenza di gruppi diversi con progetti in conflitto fra loro che definiscono modi di essere chiesa che in quel tempo si concretizzavano nel confronto tra Pietro e Paolo. Abbiamo riconosciuto una strategia audace e “nonviolenta” nell’azione del gruppo elogiato per la sua fede che ha portato alla “conversione” il gruppo più vicino a Gesù. L’attività si è conclusa con un lavoro di gruppo su 4 diversi atteggiamenti nell’affrontare il conflitto: fuggo – cerco un compromesso – mi impongo – mi adeguo.

Durante la settimana ci sono state offerte alcune testimonianze dirette di esperienze di nonviolenza nei conflitti con i “poteri”; molto sentita è stata la testimonianza della figlia di Renata Fonte “martire della violenza mafiosa” che, 28 anni fa, col suo sacrificio, ha permesso la realizzazione dell’area naturalistica “Porto Selvaggio” di Nardò, proteggendola dalle bramosie speculative; l’impegno della figlia ora prosegue con l’associazione LIBERA per il sequestro e la gestione dei “beni sequestrati alla mafia” .

E’ stata una settimana che ci ha permesso di riprendere speranza e forza da investire negli incontri dei nostri gruppi e comunità. La consapevolezza di non poter più delegare il fondamentale lavoro di ricerca e studio sui testi biblici, per la loro comprensione e attualizzazione, è progressivamente cresciuta in noi contemporaneamente alla percezione della necessità di rafforzare la rete di contatti ed esperienze formative continuative; sono queste che ci permettono di poter affrontare la difficile missione di testimoni della “vita piena” imparando a guardare la realtà con gli occhi di Dio.
Quel Dio di Isaia che denunciava le ingiustizie e annunciava una terra dove “il lupo avrebbe brucato l’erba con l’agnello e il leone mangiato paglia con il bue” affinché nel nostro mondo ce ne sia per tutti.

Ci siamo lasciati con le parole di Maria Soave: “la fede e ciò che ci permette di vivere già ora come realtà ciò che speriamo”.

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