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Brasile, pensieri e sogni di L.Boff

Leonardo Boff, Teologo/Filosofo
Ricevuto dall’autore e tradotto da Romano Baraglia

Il popolo brasiliano è abituato ad “affrontare la vita” e a ottenere una qualsiasi cosa “con la lotta”, cioè superando difficoltà e con molto sforzo. Perché non potrebbe “affrontare” anche l’ultima sfida, quella di fare i cambiamenti necessari per creare relazioni più ugualitarie e farla finita con la corruzione?

Il popolo brasiliano non è ancora nato del tutto. Quel che abbiamo ereditato è stata l’ Azienda-Brasile con una elite di schiavisti e una massa in stato di abiezione. Ma in seno a questa massa, sono nate leadership di movimenti sociali con coscienza e organizzazione. Il loro sogno? Reinventare il Brasile. Il processo è cominciato dal basso e non c’è più verso di trattenerlo.

Nonostante la povertà e l’emarginazione, i poveri saggiamente hanno inventato sentieri di sopravvivenza. Per superare questa anti-realtà, lo Stato e i politici hanno bisogno di ascoltare e valorizzare ciò che il popolo già sapeva e aveva inventato. Solo allora avremo superato la frattura élite-popolo e saremo una sola nazione unita e complessa.

Il popolo brasiliano ha preso impegno con la speranza. È l’ultima a morire. Per questo ha la certezza che Dio scrive dritto anche attraverso linee contorte. La speranza è il segreto del suo ottimismo, che gli permette di relativizzare i suoi drammi, danzare il suo carnevale, tifare per la squadra del cuore e mantenere accesa l’utopia che la vita è bella e domani può essere migliore.

La paura è inerente alla vita perché “vivere è pericoloso “e sempre comporta dei rischi. Questi ci obbligano a cambiare e rinforzano la speranza. Quel che il popolo desidera più di tutto, non le elite, è cambiare perché la felicità e l’amore non siano così difficili.

L’opposto della paura non è il coraggio. È la fiducia che le cose possono essere differenti e che, organizzati, possiamo avanzare. Il Brasile ha mostrato che non è bravo soltanto nel carnevale e nel calcio, ma anche in una buona agricoltura, in architettura, in musica e nella sua inestinguibile gioia di vivere.

Il popolo brasiliano è religioso e mistico. Più che pensare a Dio, lui sente Dio nel suo quotidiano come rivelano le espressioni: “grazie a Dio”, “che Dio ti ricompensi”, “va’ con Dio”, “rimani con Dio”. Dio per lui non è un problema, ma la soluzione dei suoi problemi. Si sente difeso da santi e sante, dagli spiriti buoni, dagli orixas che sostengono la sua vita in mezzo alla sofferenza.

Una delle caratteristiche della cultura brasiliana è la gioia e il buon umore, che aiutano ad alleggerire le contraddizioni sociali. Questa gioia nasce dalla convinzione che la vita vale più di qualsiasi altra cosa. Per questo va celebrata con festa e, davanti al fallimento, bisogna mantenere il buonumore. L’effetto è la leggerezza e l’entusiasmo che tanti ammirano in noi.

C’è un matrimonio non ancora celebrato in Brasile: quello tra sapere accademico e sapere popolare. Il sapere popolare nasce dall’esperienza sofferta, due mila modi di sopravvivere con poche risorse. Il sapere accademico nasce dallo studio, e attinge a molte fonti. Quando questi due saperi si uniranno, saremo invincibili.

La cura appartiene all’essenza di qualsiasi tipo di vita. Senza cura la vita si ammala e muore. Con la cura, è protetta e dura di più. La sfida oggi sta nell’ intendere la politica come cura del Brasile, del suo popolo, della natura, dell’educazione, della salute, della giustizia. Questa cura è la prova che noi amiamo il nostro paese.

Uno dei marchi del popolo brasiliano è quello di relazionarsi con tutti, di sommare, unire, sincretizzare e sintetizzare. Per questo non è né intollerante né dogmatico. Apprezza gli stranieri e li accoglie bene. Dunque, questi valori sono fondamentali per una globalizzazione dal volto umano. Stiamo mostrando che essa è possibile e la stiamo costruendo.

Il Brasile e la maggior nazione neolatina del mondo. Abbiamo tutto per essere anche la maggiore civiltà del tropico, non imperiale, ma solidale con tutte le nazioni, perché ha incorporato in sé i rappresentanti dei 60 popoli che vivono qui. La nostra sfida è mostrare che il Brasile può essere di fatto un pezzo di paradiso che non è andato perduto.

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