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Il superamento del Pil in 12 dimensioni

Gianfranco Bologna
www.greenreport.it

Il dibattito internazionale sulle altre dimensioni del benessere umano rispetto al pensiero dominante di stampo economicista che ha da sempre legato il benessere quasi esclusivamente all’accrescimento del Pil (prodotto interno lordo), si sta fortunatamente consolidando sempre di più. Fioccano le iniziative istituzionali, politiche, della società civile in tantissimi paesi del mondo.

La necessità di impostare nuove politiche, nuovi scenari, nuovi indicatori che tengano conto delle fondamentali dimensioni ambientali e sociali del benessere, oltre il Pil, costituiscono ormai un passaggio obbligato per tutti.

Negli ultimi tempi la distanza che si è venuta a creare tra l’andamento delle variabili macroeconomiche e la percezione che ciascuno di noi ha del benessere, hanno alimentato un crescente dibattito sulla capacità del prodotto interno lordo (Pil) di fornire un’immagine esaustiva della realtà e del valore di ciò che costituisce realmente ricchezza e benessere per tutti noi.

Come ormai ben sappiamo il Pil da misura quantitativa dell’attività macroeconomica ha assunto, con il passare del tempo, il ruolo di indicatore dell’intero sviluppo economico-sociale e del progresso in generale. Considerata la sua natura di misura della produzione realizzata nell’ambito del sistema economico, il Pil non offre una visione complessiva del progresso di una società. Per riuscire a fare questo il Pil deve essere integrato con altri indicatori relativi a importantissimi fenomeni che influenzano la condizione di tutti noi, quali l’inclusione sociale, la disuguaglianza, lo stato di salute dell’ambiente, ecc.

Sono stati in molti a farsi promotori di questa significativa rivoluzione culturale a cominciare da economisti e statistici importanti, come l’olandese Rofie Hueting, pioniere del Sustainable National Income (SNI), autore di un noto volume uscito nel 1974 dal titolo “New Scarcity and Economic Growth” che seguiva il dibattito del mitico rapporto al Club di Roma “I limiti dello sviluppo” del 1972 o come uno dei più significativi fondatori della disciplina dell’Ecological Economics, il noto economista Herman Daly che, tra le altre sue produzioni, ha scritto un importante volume nel 1989 con John Cobb dal titolo “For the Common Good” nel quale ha presentato un indice correttivo del Pil, l’ISEW, l’Index of Sustainable Economic Welfare.

Venendo ad anni più vicini vanno ricordati gli impegni del Wwf e dello stesso Club di Roma che, nel 1995, organizzarono a Bruxelles, insieme al Parlamento Europeo, alla Commissione Europea e all’Ocse, il convegno “Taking Nature into Account” presentando il rapporto al Club di Roma dallo stesso titolo, curato da Wouter van Dieren e poi, successivamente, l’importante conferenza “Beyond GDP” organizzata nel 2007 sempre da Wwf, Club di Roma, Parlamento Europeo e Ocse (vedasi il sito www.beyond-gdp.eu) che ha condotto ad un percorso politico nell’Unione Europea in merito all’adozione formale di nuovi indicatori socio-ambientali che integrino il Pil.

Tra i promotori più recenti che si sono distinti in questo campo, va senz’altro menzionato il nostro Enrico Giovannini che nel 2004 e nel ruolo che allora ricopriva di Chief Statistician dell’Ocse (oggi è il presidente dell’Istat) con il primo Forum Mondiale su “Statistica, Conoscenza e Politica”, ha contribuito ad alimentare un dibattito globale su come andare “oltre il Pil”. In particolare, con la “Dichiarazione di Istanbul” del 2007 e con il lancio del “Progetto Globale sulla misura del progresso delle società” dell’Ocse, sempre più paesi hanno cominciato a guardare a questo tema con l’attenzione necessaria, avviando iniziative di carattere metodologico e politico.

Inoltre nel gennaio del 2008 il Presidente francese Nicholas Sarkozy ha istituito la Commissione sulla misura della performance economica e del progresso sociale che è stata coordinata dai premi Nobel Joseph Stiglitz e Amartya Sen e dal noto economista francese Jean-Paul Fitoussi (Enrico Giovannini è stato anche tra i membri di questa Commissione, vedasi il sito http://www.stiglitz-sen-fitoussi.fr/en/index.htm).

La Commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi ha concluso i suoi lavori nel settembre 2009, subito dopo la pubblicazione da parte della Commissione Europea della raccomandazione “Pil e oltre: misurare il progresso in un mondo in evoluzione”.

Ai primi di novembre il presidente del Cnel, Antonio Marzano, e il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, hanno presentato le 12 dimensioni del benessere scaturite dai lavori dell’apposito Comitato di indirizzo incaricato di sviluppare una definizione condivisa del progresso e del benessere della società italiana (ho il piacere di essere membro di questa Comitato, come rappresentante della società civile e vi posso garantire che è stato fatto un lavoro molto stimolante, ricco di riflessioni e approfondimenti, scaturiti da diverse background ed esperienze disciplinari, culturali e personali che hanno realmente arricchito il lavoro del Comitato).

L’obiettivo del Comitato, composto da rappresentati delle parti sociali e della società civile, è stato quello di sviluppare un approccio multidimensionale del cosidetto “benessere equo e sostenibile” (Bes), che integri appunto l’indicatore dell’attività economica, il Pil, con altri indicatori, ivi compresi quelli relativi alle diseguaglianze (non solo di reddito) e alla sostenibilità economica, sociale e ambientale.

L’iniziativa Cnel-Istat pone l’Italia nel gruppo dei paesi (Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Australia, Irlanda, Messico, Svizzera, Olanda) che hanno recentemente deciso di misurare il benessere e la qualità della vita della società. In tale contesto, l’Italia si dimostra particolarmente all’avanguardia dato che alla selezione degli indicatori hanno partecipato direttamente rappresentanti delle parti sociali e della società civile. Tale approccio, suggerito dall’Ocse e dalla già citata Commissione costituita dal Presidente francese Nicholas Sarkozy, dovrebbe fornire al nostro paese un insieme di elementi per valutare in modo più completo l’evoluzione dei principali fenomeni economici, sociali ed ambientali.

Il Comitato di indirizzo ha definito i 12 ambiti (domini) di maggior rilievo:

Ambiente
Salute
Benessere economico
Istruzione e formazione
Lavoro e conciliazione dei tempi di vita
Relazioni sociali
Sicurezza
Benessere soggettivo
Paesaggio e patrimonio culturale
Ricerca e innovazione
Qualità dei servizi
Politica e istituzioni

Su queste 12 dimensioni, i cosiddetti “domini”, dagli inizi di novembre si è aperta una fase di consultazione pubblica per gli esperti, la società civile e i singoli cittadini. L’obiettivo è di raccogliere contributi sulla natura e sull’importanza delle dimensioni del benessere rilevanti per la società italiana.

A tal fine è on line il sito www.misuredelbenessere.it attraverso cui è possibile fornire le proprie opinioni sull’utilità di misurare il benessere e sulla scelta delle dimensioni che lo determinano.

Così come già realizzato in altri paesi, il sito offre la possibilità di rispondere a un questionario e di collaborare a un blog. In particolare:

-il questionario on line consente di esprimere la propria opinione in merito alle 12 dimensioni del benessere proposte; le domande riguardano una valutazione sull’importanza della misurazione del benessere e dell’affiancamento al Pil di indicatori non monetari, sui domini finora individuati dal comitato CNEL-ISTAT, sull’importanza di garantire pari livelli di benessere alle future generazioni (sostenibilità);

-il blog offre la possibilità di condividere commenti e, soprattutto, di intervenire attraverso la proposta di post e approfondimenti sull’intera problematica delle misure del benessere.

I risultati di questa consultazione verranno utilizzati per operare la scelta definitiva dei domini del “benessere equo e sostenibile” (BES), per ognuno dei quali verranno selezionati gli indicatori statistici più significativi nella realtà italiana.

Nell’ambito dell’accordo CNEL-ISTAT è stata costituita anche una Commissione scientifica con il compito di definire gli indicatori statistici più appropriati per misurare il progresso della società, anche alla luce delle raccomandazioni internazionali.

Il percorso individuato dal Cnel e dall’Istat proseguirà tra febbraio e maggio 2012 attraverso diversi incontri sul territorio. Potrà così essere redatta una versione definitiva del documento contenente le 12 dimensioni e le loro definizioni, aggiornando e migliorando sia i domini, sia gli indicatori sulla base delle indicazioni ricevute.

Infine, a metà del 2012 si procederà alla predisposizione di un Rapporto CNEL-ISTAT sulla misura del benessere equo e sostenibile della società italiana.

L’augurio è che, grazie anche al nuovo clima complessivo instaurato nel nostro paese dal nuovo Governo, si riesca a raggiungere questi risultati. Per cambiare i nostri approcci e le nostre mentalità consolidate è necessario trasformare la nostra cultura che deve tendere assolutamente verso la sostenibilità (“imparare a vivere nei limiti di un solo Pianeta”). Il processo verso il benessere equo e sostenibile (BES) va esattamente in questa direzione.

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