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Tre donne…

Anna Maria Marlia

Tre donne ministro (vogliamo chiamarle ministre?), certo è un fatto interessante: una prefetto, una docente all’Università di Torino, una vicerettore all’Università Luiss.

Tre carriere brillanti che segnalano le capacità di queste nuove ministre. Fatto ancor più singolare, Paola Severino ha ricevuto il premio Belisario “donne per una giustizia più giusta”. E proprio a lei è affidato il Ministero della Giustizia. Ad Anna Maria Cancellieri il Ministero dell’Interno e a Elsa Fornero il Ministero per il Welfare, ovvero del lavoro.

Sono tre punti chiave; non sono tre poltrone comode attribuite tanto per contentare qualche illustre richiedente. E proprio per questo le nostre attese, di donne e di cittadini tutti, sono ancora più definite e impazienti, anche se si tratta di un governo tecnico che ha come scopo prioritario quello di avviare il paese a uscire dalla crisi.

Se non vorranno deluderci, le tre ministre dovranno mettere in luce e dare spazio, ciascuna nel proprio settore, a quelle problematiche che riguardano da vicino le donne: lavoratrici, disoccupate, studentesse.

Problemi relativi alla salute, alla maternità/paternità, alle normative che riguardano la fecondazione assistita o l’interruzione di gravidanza, senza ovviamente tralasciare le pressanti questioni inerenti il lavoro, impegnandosi a coniugare una politica dei diritti con una cultura della sobrietà e della solidarietà.

Quelle prima esemplificate sono problematiche annose, che molti ministri uomini hanno provato a ridurre o condizionare a volontà esterne, considerate “superiori”; problematiche capaci di modificare il nostro vivere e di condizionare il nostro futuro.

Oggi, rivolgendoci a tre donne, sentiamo che potremmo essere più ascoltate, più cittadine paritarie, più protagoniste del nostro domani.

Un’altra questione importante riguarda poi la presenza di queste tre ministre nel contesto di un governo i cui membri portano nel curriculum una vicinanza, ahimè assai stretta, con ambienti del mondo vaticano, vuoi alti prelati, vuoi università, vuoi associazioni.

Senza negare le azioni positive che possano in passato essere state fatte anche sotto queste etichette di parte, ci sentiamo di chiedere alle tre ministre il coraggio di essere laiche.

Il coraggio di guidare, impostare il lavoro nei tre ministeri a loro affidati in piena libertà di coscienza, con una autonomia consapevole e matura, ascoltando tutte le diverse parti senza privilegiarne nessuna, in un confronto costruttivo e rispettoso dell’altro.

Di scegliere di essere laiche per rispettare le differenti opzioni, collaborare con chi propone sentieri nuovi ma utili alla collettività, sperimentare in concreto l’intreccio tra scelte antiche e nuove, per il bene comune.

Se per il Presidente del Consiglio e per ogni rappresentante di questo nuovo governo la strada è indubbiamente in salita, penso che su questo terreno, per le tre ministre, ci sia qualcosa di aggiuntivo: qualcosa di più impalpabile, difficoltà più nascoste, opposizioni che non si esplicitano, che restano nell’ombra ma hanno il potere di determinare l’immobilità.

Consapevoli delle gravi difficoltà in cui si trova il nostro Paese, non vogliamo far mancare a queste tre coraggiose donne di governo un nostro sostegno, critico quando serva, ma costruttivo, per fare un sia pur piccolo passo in avanti.

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