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Famiglia, l’anti-Consulta dei cattolici

A Bologna nella ‘Consulta delle famiglie’ del Comune la Curia non vuole Agedo (genitori con figli omosessuali) e Famiglie Arcobaleno (genitori omosessuali)

1) L’addio dei cattolici alla Consulta con i gay
Dopo l’intervento della curia sul tema alla prima riunione addio polemico di 13 associazioni contro la presenza di due realtà omosessuali
Corriere di Bologna, 7 dicembre 2011

Prima hanno risposto all’appello, tra mugugni e polemiche. Poi i rappresentanti delle associazioni cattoliche si sono alzati in piedi e hanno abbandonato la Consulta della famiglia, ieri nella prima seduta a Palazzo d’Accursio, contro la decisione del Comune di ammettere le sigle del mondo omosessuale Agedo e Famiglie Arcobaleno.

«Presentiamo formali dimissioni da quest’organismo», ha detto Fabio Battistini, di Club giovani, che ha letto un comunicato firmato da 12 sigle, tra cui Acli e Mcl. Così, al termine della riunione che ha eletto il nuovo presidente della Consulta (Fulvio Ramponi, dell’associazione Fuori dal banco, con 8 voti su 9), il presidente pro-tempore, il consigliere Idv Pasquale Caviano, deluso da questo finale: «Ho fatto il possibile. Il cardinale Carlo Caffarra, con quell’articolo su Avvenire, ha quasi intimato loro di uscire. Se la chiesa te lo chiede, tu lo fai», ha affermato riferendosi all’editoriale di domenica scorsa su Bologna Sette.

«A oggi non sono stati chiariti i nodi interpretativi e sono state compiute evidenti forzature», ha detto Battistini, ipotizzando la creazione di una contro-consulta alternativa per le associazioni del mondo cattolico: «Un’authority sotto la quale riunirci per vigilare sui provvedimenti del Comune». Un’idea ribadita da Francesco Murro, numero uno delle Acli: «Non andiamo sull’Aventino», ha detto parlando di una consulta alternativa che sia «pungolo e osservatorio sulle politiche sulla famiglia». La polemica, ieri, è stata tenuta sul versante delle procedure e dei regolamenti: «Lo statuto prevedeva che fosse l’assemblea della Consulta a valutare i nuovi ingressi, in base alla finalità delle associazioni che ne facevano richiesta. Il Comune ha fatto un sopruso, per una presa di posizione politica, frutto di uno scontro tra il sindaco Merola e l’assessore Frascaroli». L’Udc, nei giorni scorsi, ha minacciato il ricorso al Tar, mentre l’opposizione a Palazzo d’Accursio si è schierata con le associazioni cattoliche. Valentina Castaldini, del Pdl, parla di una «Consulta finta, perché mancano le 13 associazioni che l’hanno fondata».

La Lega chiede che non sia riconosciuta. E se la maggioranza del Pd fa quadrato sulla scelta del Comune, qualcuno mugugna. Il consigliere Democratico Tommaso Petrella parla di una «Consulta azzerata»: «Bisognava andare fino in fondo nella mediazione». Mediazione la cui soluzione, che sarebbe andata bene ai cattolici, prevedeva l’ingresso di Agedo, associazione di coppie etero con figli omosessuali, e l’esclusione di Famiglie Arcobaleno. «Il fallimento è delle istituzioni — ha detto il consigliere Pd —. Quindi del consiglio, presieduto da Simona Lembi, e della giunta, rappresentata da Amelia Frascaroli». Ma per Lembi il Comune è stato trasparente: «Se ci sono questione politiche, sia la politica a farsi avanti senza nascondersi dietro a una critica alle regole». A Caviano non resta che prendere atto dello strappo: il consigliere ieri pomeriggio ha citato Benedetto Croce, Goethe e l’articolo 3 della Costituzione per invitare al dialogo e difendere «un percorso tecnico che ha tenuto conto dei regolamenti e stabilito l’entrata a pieno titolo di Agedo e Famiglie Arcobaleno». Queste due associazioni si dicono «dispiaciute». Agedo non «avrebbe mai accettato l’ipotesi di entrare a scapito di Famiglia Arcobaleno»: «La verità è che quando si senta la parola omosessuale nascono ancora pregiudizi», ha detto la responsabile Fulvia Madaschi.

2) Consulta: Grillini parla di «ordine di servizio» della Chiesa bolognese
Luca Orsi, Il Resto del Carlino 8 dicembre 2011

Minacce di ricorsi al Tar, veti e controveti etico-politici, mal di pancia fra i cattolici di destra-centro-sinistra, duelli a colpi di articoli della Costituzione. C’è stato perfino l’anatema della Curia. Dopo un mese di scontri e polemiche, la nuova Consulta delle famiglie’ del Comune di Bologna (o quel che ne resta) nasce dimezzata.

Al momento dell’insediamento, subito prima dell’elezione del presidente, tredici associazioni cattoliche capitanate dalle Acli se ne sono andate sbattendo la porta. Una protesta annunciata, contro la decisione dell’amministrazione comunale di ammettere nella Consulta due associazioni vicine al mondo gay: Agedo (genitori con figli omosessuali) e Famiglie Arcobaleno (che riunisce genitori omosessuali).

Una scelta che ha fatto scendere in campo anche la Curia. «Grave offesa in primo luogo alla ragione e al buon senso comune», si leggeva domenica scorsa su Bologna sette’, inserto settimanale di Avvenire, il quotidiano dei vescovi. Quindi, il non possumus e l’invito ai gruppi cattolici ad abbandonare la Consulta: «I fedeli e le associazioni che fanno riferimento all’appartenenza ecclesiale hanno il grave dovere, in forza della coerenza con la fede che professano, di astenersi da qualsiasi forma di cooperazione volta a promuovere o applicare concezioni della famiglia in palese contrasto con il magistero cattolico». Ne consegue quindi «il dovere di uscire» dalla Consulta. Immediata la levata di scudi del mondo gay contro la Curia. Il dipietrista Franco Grillini, già presidente di Arcigay, parla di «ordine di servizio» della Chiesa bolognese alle associazioni di orientamento cattolico: «Uscite dalla Consulta perché non si deve convivere con gli omosessuali». Una tesi bollata come «agghiacciante».

I cattolici citano di rimando l’articolo 29 della Costituzione, quello della «famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». Ma vengono subito tacciati di «ideologie discriminatorie». L’Udc parla di «scempio istituzionale e forzatura ideologica» da parte del Comune. E annuncia ricorso al Tar. La polemica coinvolge il sindaco, l’assessore al Welfare e, a cascata, alcuni uffici comunali, la presidenza del consiglio, una commissione consigliare. Ieri, alla fine, le dodici associazioni superstiti fra le quali Agedo e Famiglie arcobaleno, incredule per «essere state discriminate proprio dai cattolici, che hanno rifiutato a priori qualsiasi dialogo» votano presidente Fulvio Ramponi. Che annuncia subito di volere riaprire il dialogo con i fuoriusciti cattolici.

Ma la politica continua a litigare. La Lega nord chiede lo scioglimento della Consulta. Nel Pd c’è chi descrive «scena pietosa» la ritirata sull’Aventino del gruppo guidato dalle Acli; chi invece (ala cattolica) commenta: «La Consulta delle famiglie non esiste più, restano solo macerie»; e chi, come Benedetto Zacchiroli ex diacono e gay dichiarato lancia un appello perché si eviti l’esodo di massa: «Uscire perché non si ritengono altre realtà degne di stare allo stesso tavolo non rende affatto onore o chi si richiama al cristianesimo».

3) Nota stampa di Noi Siamo Chiesa Emilia Romagna

L’associazione di cattolici progressisti, Noi Siamo Chiesa, sezione Emilia Romagna, esprime profonda amarezza per l’appello della Curia di Bologna alle associazioni cattoliche, affinché abbandonino la consulta comunale sulla famiglia dopo la decisione di Palazzo D’Accursio di far entrare nell’organismo anche due sigle della galassia omosessuale.

Crediamo che con questa mossa la Chiesa bolognese perda un’occasione importante di confronto, su un terreno laico e costruttivo, con chi rappresenta il vissuto di famiglie altre rispetto a quella tradizionale, fondata sul matrimonio imprescindibile tra un uomo e una donna.

Il nostro timore é che con simili gesti di chiusura si alimenti solo quella nefasta contrapposizione tra coloro che, da un lato, con iniziative come la Frocessione, offendono il sentimento religioso dei credenti, e chi, dall’altro, all’interno della Chiesa sparge il veleno dell’omofobia, impedendo alle sorelle e ai fratelli omosessuali, nonchè ai loro genitori, di sentirsi con gioia parte integrante del popolo di Dio.

Auspichiamo, pertanto, che nessuna associazione lasci la consulta e che possa esserci un incontro di reciproca conoscenza, oltre il muro della diffidenza, tra la Curia di Bologna e i rappresentanti di Agedo e Famiglie Arcobaleno. Nella società dei dualismi abbiamo bisogno di banchi di confronto, non di far saltare il banco.
Bologna, 6 dicembre 2011

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