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Così nella mia Russia è nata la società civile

Nicolai Linin
la Repubblica, 12 dicembre 2011

Negli undici anni del potere totalitario esercitato da Vladimir Putin le recenti notizie che arrivano dalla Russia sono forse le più importanti e positive sia per la vita interna socio-politica del paese, sia per la sua immagine nel quadro internazionale. La reazione immediata del popolo ai brogli elettorali esercitati dal potere corrotto del Cremlino. Una protesta che non deve essere considerata dagli occidentali solo come una reazione contro Putin. L’accaduto a Mosca segna un nuovo percorso etico e morale della società post sovietica: finalmente i cittadini si sono indignati e hanno avuto il coraggio e la capacità di organizzarsi e rivendicare il proprio diritto al voto.

In Occidente pochi capiscono fino in fondo che la Russia nel corso di tutta la sua storia ha vissuto in un clima di schiavitùe terrore: prima quello della monarchia, poi quello comunista, poi il recente pseudo-democratico, il risultato è stato sempre lo stesso: generazioni di schiavi, prigionieri, militari contro la propria volontà, tantissimi esuli ed emigranti. Gente costretta a combattere le guerre, trasformata dalla propria classe dirigente in una massa di ladri e bugiardi, e se qualcuno mostrava di essere all’altezza di un ragionamento intellettuale, veniva soppresso, come gli intellettuali anti monarchici impiccati nel 1825 a seguito della Rivolta di Dicembre. E come moltissimi altri intellettuali divenuti prigionieri del Gulag ai tempi di Stalin e perseguitati fino all’ultimo anno di Urss. Persone coraggiose e oneste come Anna Politkovskaya, uccise dai boia del regime putiniano negli anni della loro tirannia.

A Vladimir Putin mancavano tre mesi prima delle elezioni presidenzialie sembra che il suo primo passo verso un regno che potrebbe durare sedici anni sia andato storto. Il popolo russo ha dimostrato che non ha più bisogno delle promesse buttate dal podio presidenziale come le ossa ai cani. La società ha bisogno di solide basi democratiche e di una politica trasparente e onesta. Un elemento importante che emerge dalle dinamiche delle ultime proteste è la consapevolezza che il movimento popolare è troppo grande per reprimerlo con la forza. In un recente passato, i rappresentanti del sistema putiniano non si fermavano davanti a niente: basti ricordare il campione di scacchi, intellettuale e politico Gari Kasparov, massacrato dalla polizia insieme con gli attivisti del partito da lui ideato, perché aveva manifestato contro la politica del Cremlino.

L’importanza di questo periodo storico è troppo evidente e sulla scena sono apparsi i rappresentanti di una classe di cittadini che prima sembravano invisibili: trentenni che hanno avuto la possibilità di “temprare” le proprie convinzioni politiche negli scenari apocalittici del crollo dell’Urss, paese in cui sono nati e cresciuti, allevati dall’ideologia sovietica che ai loro tempi ormai sembrava rappresentare l’ombra di un impero cadavere.

Hanno passato l’adolescenza costretti ad inserirsi in una società corrotta, criminalizzata alla maniera hollywoodiana, hanno conosciuto le guerre civili post sovietiche, e ora hanno raggiunto l’età in cui si tirano le prime somme del proprio vissuto, in cui gli uomini si prendono la responsabilità per qualcosa che supera il limite etico di un singolo individuo. Scoprendo sulla propria pelle l’importanza di un cambiamento, questi nuovi cittadini russi usano una nuova forma d’informazione, sono popolo del web, sono in collegamento tra loro mediante la rete, non si fanno imbrogliare dalla propaganda governativa, usano i canali alternativi per informarsi e non ci mettono molto ad organizzarsi. Loro senza dubbio costituiscono il blocco più forte e importante della massa che ha manifestato la denuncia al sistema governativo, alla corruzione politica, alle ingiustizie e prepotenze dello Stato.

Nonostante la positività dei primi movimenti bisogna vedere come si evolverà la situazione: dopo il primo atto di protesta è necessario che il movimento assuma le responsabilità politiche, crei un’alternativa capace di concrete proposte a livello amministrativo.

Da parte del regime di Putin ci si può aspettare una reazione “sotterranea”, fatta di complicazioni artificiose della sicurezza nazionale mediante l’impiego di alcune parti corrotte dei servizi segreti. Nel peggiore dei casi può ricomparire la minaccia del terrorismo caucasico in Russia: non scordiamoci le ultime esplosioni nell’aeroporto Domodedovo, avvenute proprio all’inizio della spaccatura tra Medvedev e Putin, nel momento in cui il potere di quest’ultimo è stato compromesso.

In sintesi l’analisi della situazione attuale in Russia continua ad essere molto instabile: dopo una forte risposta delle masse non abbiamo ancora avuto la possibilità di osservare la reazione di chi è al potere, ma già si percepisce un grande gelo tra le fila dei potenti e le loro vecchie tregue ora pregiudicate. E come se non bastasse, si è aggiunto l’osceno risultato dei voti che arriva dalla Cecenia, quel novantanove percento pro putiniani che puzza di terrore, che si può provare soltanto stando in un campo di concentramento grande come uno Stato.

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