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Il modello americano

Michele Paris
www.altrenotizie.org, 19 dicembre 2011

Con il parere favorevole del Senato, negli Stati Uniti è stato approvato in via definitiva e a larga maggioranza un nuovo provvedimento che espande ulteriormente i poteri dell’esecutivo in materia di anti-terrorismo. La nuova misura sancisce la legalità delle detenzioni indefinite e senza processo per chiunque sia sospettato di appartenere o fornire sostegno ad una organizzazione terroristica, compresi i cittadini statunitensi arrestati in territorio americano.

La legislazione appena uscita dal Congresso segna un’altra inquietante tappa nella progressiva erosione dei diritti democratici negli USA a partire dall’11 settembre 2001 e fa parte di un più ampio pacchetto da 662 miliardi di dollari, destinato a finanziare la macchina da guerra americana nel 2012 (National Defense Authorization Act, NDAA).

Sulla legge in questione, il presidente Obama aveva inizialmente minacciato di utilizzare il proprio diritto di veto ma, in seguito ad alcune modifiche cosmetiche negoziate con i leader dei due principali partiti al Congresso, la Casa Bianca ha alla fine annunciato il suo appoggio alla misura. Così, con un voto bipartisan, mercoledì la Camera dei Rappresentanti ha espresso parere positivo con una maggioranza di 286 a 136. Il giorno successivo la legge è approdata al Senato, dove ha raccolto 86 voti favorevoli e appena 13 contrari.

La discussa norma sancisce che chiunque venga designato dal governo americano come terrorista o sostenitore di un gruppo terrorista possa essere detenuto in un carcere militare senza accuse formali o un giusto processo fino alla fine delle ostilità, cioè virtualmente per sempre, vista la natura della guerra al terrore lanciata da Washington. Come già anticipato, il provvedimento riguarda anche gli stessi cittadini americani, mentre espande la definizione di “campo di battaglia” praticamente a tutto il pianeta.

La nuova mossa del Congresso americano, in accordo con la Casa Bianca, conferisce dunque un riconoscimento legale agli abusi che avevano contraddistinto l’amministrazione Bush e, allo stesso tempo, revoca di fatto alcuni diritti fondamentali fissati dalla Costituzione, tra cui quelli dell’habeas corpus – il diritto di contestare davanti ad un giudice un arresto arbitrario – e del giusto processo (Quinto e Sesto Emendamento).

La custodia militare prevista per i cittadini americani sospettati di terrorismo – non automatica ma a discrezione dell’esecutivo – abolisce inoltre potenzialmente il Posse Comitatus Act del 1878, il quale proibisce ai militari lo svolgimento di funzioni di polizia sul territorio dell’Unione.

La minaccia di usare il veto da parte di Barack Obama, com’è ovvio, non era stata dettata da scrupoli di natura democratica, bensì dal timore che l’azione del Congresso avesse potuto compromettere alcuni dei poteri assegnati al presidente e ad agenzie federali come FBI e CIA in materia di anti-terrorismo. Per venire incontro ai dubbi della Casa Bianca e assicurare il passaggio della legislazione, martedì sono stati annunciati modesti cambiamenti che lasceranno intatte le facoltà operative delle suddette agenzie, così come quella del presidente di decidere sulla detenzione in strutture militari dei sospettati.

Nelle parole del portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, grazie alle modifiche apportate, la legislazione approvata non comporterà ora alcuna minaccia alla facoltà del presidente di “raccogliere informazioni, colpire i terroristi e proteggere i cittadini americani”.

D’altra parte, l’amministrazione democratica in carica è andata da tempo ben oltre quella di Bush in questo ambito, giungendo fino ad assegnare al presidente il potere di decidere unilateralmente l’assassinio mirato di cittadini americani accusati di far parte di organizzazioni terroristiche senza passare attraverso le normali procedure legali. Quest’ultima è ad esempio la sorte riservata nel solo 2011 al predicatore radicale Anwar al-Awlaki, al figlio sedicenne e ad altri sospettati con passaporto americano, tutti uccisi negli ultimi mesi in Yemen.

Il vasto favore raccolto tra le forze politiche americane da questo ennesimo restringimento dei diritti civili negli Stati Uniti dimostra ancora una volta come entrambi i partiti principali siano allineati nella difesa dei metodi anti-democratici che hanno contraddistinto l’azione dei governi americani nel corso dell’ultimo decennio.

Ironicamente, poi, l’approvazione di una misura che smantella ulteriormente questi stessi diritti è giunta a distanza di 220 anni esatti dall’entrata in vigore del “Bill of Rights” (15 dicembre 1791), cioè i primi dieci emendamenti alla Costituzione, con la cui approvazione vennero codificate le conquiste democratiche ottenute in seguito alla Rivoluzione Americana.

Queste ed altre simili iniziative adottate dall’amministrazione Obama confermano infine non solo l’illusorietà delle promesse di un presidente che si era impegnato a farla finita con i metodi del suo predecessore, ma anche la persistente impossibilità da parte dell’intera classe dirigente americana di ristabilire un sistema pienamente democratico dopo dieci anni di aberrazioni ed eccessi.

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