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Pericolosa miscela

Elisabetta Teghil
www.womenews.net

E’ di pochi giorni fa la notizia che una ragazza di sedici anni, di Torino, avendo avuto il primo rapporto sessuale con un ragazzo della sua età, liberamente scelto, per paura che i genitori scoprissero che non era più vergine, ha inventato di essere stata stuprata da due uomini Rom. Un nugolo di suoi concittadini, inferociti alla notizia,si sono riversati nel più vicino campo Rom e lo hanno incendiato.

In un avvenimento così, i piani di riflessione che si intrecciano sono tanti . Da una parte c’è la vendetta razzista di chi si sente cittadino/a “legittimo/a”, nei confronti di chi viene percepito come diverso.

Sono i principi neoliberisti che hanno sdoganato la violenza nelle relazioni interpersonali e sociali. E’ cominciato tutto nel modo del lavoro ed ogni ambito sociale è stato ridefinito in questo senso. Così le frustrazioni per una vita di sottomissione e di avvilimento, vengono scaricate contro quelli/e che sono recepiti come più deboli,in un inutile quanto violento tentativo di un’impossilbile rivincita.

L’oggetto dell’ira popolare non è più il sistema di sfruttamento e di ingiustizia, ma il vicino di casa, il collega di lavoro, il diverso…….la povertà, poi, è un crimine.

E questi valori sono così introiettati che una ragazza trova normale attribuire un finto stupro a due Rom, notoriamente “brutti, sporchi e cattivi” e si meraviglia / non si meraviglia di quello che è successo dicendo, come lei stessa dichiara in un’intervista (anche se le interviste dei media sappiamo quanto valgono…),che non pensava mai che sarebbe successa una cosa simile,ma che la gente del quartiere è esasperata nei confronti degli “zingari”.

Allo stesso tempo balzano agli occhi una serie di osservazioni.

Per la famiglia della ragazza la verginità è un valore e questo, pur non condividendolo,bisogna rispettarlo come facente parte delle scelte personali di ognuno/a, ma sembra che, sempre la famiglia, facesse periodicamente controllare la figlia dal ginecologo per verificare la sua integrità e, questo, invece, apre scenari inquietanti e ben diversi di condizionamento e di controllo.

E se tutto questo fosse successo ad una ragazza di una famiglia immigrata e magari mussulmana, che cosa avrebbero detto i media, la stampa e, magari, anche qualche femminista? non ci vuole molta fantasia per immaginarlo!

La ragazza stessa, poi, dichiara che, per lei, la verginità è un valore, riproponendo quell’angoscia di fondo che ha sempre accompagnato le donne, quel conflitto tra valori sociali e familiari introiettati e desideri legittimi di libertà, di ricerca ,di espressione, di amore che prepotentemente lanciano il corpo e la mente.

Il metodo “tradizionale” di “difesa”, che tante donne hanno usato per secoli, nei confronti dei valori imposti dalla famiglia e dalla società ,è stato “fare le cose di nascosto”, usare sistemi, mezzi, stratagemmi e, allo stesso tempo colpevolizzarsi, per ottenere qualcosa ma non farlo sapere, per appagare qualche desiderio ma “salvaguardare l’immagine”.

Come femministe abbiamo sempre disperatamente cercato di lottare contro tutto ciò, ma secoli di asservimento sono scolpiti nell’anima.

E,infine, la ragazza ha preferito passare per una donna stuprata, piuttosto che per una che ha avuto volontariamente un rapporto sessuale.

E, qui, si aprono scenari che riguardano precisamente il momento in cui viviamo.

Il neoliberismo ripropone, in maniera forte, il ritorno a valori degli anni ’50 che pensavamo di non vedere più, ripropone i ruoli in tutti gli ambiti, dal lavoro, alla famiglia, alla società, ripropone la gerarchia e, quindi, il rispetto incondizionato dell’autorità, delle istituzioni, del capoufficio, del preside, dei genitori….ripropone la meritocrazia e con questa il metodo delle blandizie e dei castighi, ripropone la delazione e la menzogna come strumenti di arrivismo e carrierismo e nelle relazioni sociali…..

Ne discende automaticamente il ripristino, per esempio, della verginità come valore sociale e non personale, il ruolo dei genitori come depositari del bene e del vero, la riprovazione o l’approvazione sociale come metro di valore di se stesse.

Ma, allora, anche passare per stuprata sarà grave? e invece no, perchè qui entrano in campo i valori del politicamente corretto.

Il politicamente corretto ha fatto passare il principio che una donna stuprata deve vittimizzarsi ( fermo restando che è vittima ), deve diventare un soggetto che chiede aiuto, che chiede comprensione, che deve essere aiutata e ha cancellato la capacità e la possibilità di reazione autonoma e autodeterminata. La donna è sempre “protetta”, affidata alle associazioni, alle strutture ,alloStato.

Se la ragazza avesse introiettato che, quando una donna subisce uno stupro, deve avere una reazione forte,determinata e attiva avrebbe ugualmente scelto questa strada?

I valori neoliberisti uniti a quelli “politicamente corretti” hanno creato una pericolosa miscela.

La socialdemocrazia ha perseguito e persegue da anni l’infantilizzazione del soggetto donna attraverso la spinta alla delega, alla ricerca della tutela da parte di associazioni ed enti, alla deresponsabilizzazione delle donne con l’uso strumentale delle loro lotte in funzione di un rapportarsi continuo con le Istituzioni.

Il caso della ragazza di Torino è il risultato eclatante e la sintesi tra valori neoliberisti e politicamente corretti.

E’ necessario, come femministe, riproporre con forza la dignità dell’autodeterminazione, la capacità di assunzione di responsabilità nelle scelte, il rifiuto della vittimizzazione, dell’infantilizzazione ,della delega.

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