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La costola discriminata di R.Roveda

Roberto Roveda
www.ticino7.ch/

Mezzo secolo fa il Concilio Vaticano II portava un vento di novità nella Chiesa cattolica favorendo l’incontro con il mondo moderno. Rimangono ancora però molti ambiti in cui, nonostante le premesse conciliari, si è fatto poco per stare al passo con i tempi e con la storia. Uno di questi riguarda sicuramente il ruolo della donna all’interno della Chiesa

Nonostante l’emancipazione femminile e le conquiste della seconda metà del Novecento, la Chiesa rimane nel concreto una società patriarcale in cui alle donne non sono concessi che ruoli subordinati a quelli maschili. La semplice esclusione delle donne dal sacerdozio lo attesta, ma si tratta solo dell’aspetto più visibile ed eclatante. Questa mancanza di prospettive di realizzazione all’interno della Chiesa con ogni probabilità sta alla base del progressivo crollo delle vocazioni al femminile negli ultimi anni.


La diminuzione delle vocazioni femminili

Secondo l’Annuario Pontificio 2010 le vocazioni maschili e quelle femminili seguono tendenze diverse tra il 2000 e il 2008. I sacerdoti, infatti, sono aumentati nel corso degli ultimi nove anni, passando da 405.178 nel 2000 a 408.024 nel 2007 e a 409.166 nel 2008. Le religiose, che nel mondo erano 801.185 nell’anno 2000, diminuiscono progressivamente, tanto che nel 2008 se ne contavano 739.067, con un calo relativo nel periodo del 7,8%. Le contrazioni di maggior rilievo si sono manifestate in Europa (-17,6%) e in America (-12,9%), oltre che in Oceania (-14,9%), mentre in Africa e in Asia si hanno dei notevoli aumenti (+21,2% per l’Africa e +16,4% per l’Asia), che controbilanciano la diminuzione, ma non sino al punto di annullarla.

Complessivamente diminuiscono le vocazioni femminili, mentre gli incrementi parziali si concentrano in quei continenti dove la donna molto spesso non ha neppure nella società gli stessi diritti degli uomini. Tutto ciò sembra dimostrare che servire la Chiesa non realizza più le aspirazioni delle donne occidentali, di fatto le più emancipate.

Per molti osservatori è difficile non parlare di una discriminazione della donna in seno alla Chiesa cattolica. Intervistato sull’argomento, il teologo Vito Mancuso ci ha detto: “La discriminazione nei confronti delle donne nella Chiesa è un doppio tradimento. Rispetto al mondo contemporaneo dove esiste parità tra l’uomo e donna in quasi tutto l’Occidente. Il più importante paese europeo, per esempio, è governato da una donna. Poi si tratta di un tradimento rispetto all’insegnamento di Gesù. Perché non ci sono dubbi che la prassi di Gesù verso le donne fu innovativa rispetto al contesto dell’epoca”.


La donna nella Chiesa oggi

Un tema importante quello della donna e del suo ruolo nella Chiesa, diremmo di capitale importanza, però fondamental· mente rimosso dalle gerarchie vaticane. Ne abbiamo discusso con Stefania Salomone, membro di Noi siamo chiesa (www.noisiamochiesa.org)

Signora Salomone, quale ruolo concreto ha oggi la donna nella Chiesa cattolica?

Dipende da ciò che intendiamo ih questo caso quando diciamo Chiesa cattolica… La situazione negli ambienti istituzionali e tradizionali non è delle migliori. Pur essendo le donne la maggioranza dei soggetti attivi nelle parrocchie, operano alle dirette dipendenze del parroco con pochissima autonomia decisionale e di pensiero. Alcune di queste donne, le più presenti, finiscono con l’acquisire nel tempo una grande autorità agli occhi degli altri parrocchiani. Di fatto arrivano a essere una emanazione del ruolo di potere del parroco, diventandone fedeli emissari. Nel mondo dell’associazionismo cattolico e dei grandi movimenti, alle donne è riservato grande spazio, specie a livello organizzativo e di servizio… Se pensiamo a Rinnovamento dello Spirito, ai carismatici, a Comunione e Liberazione, all’interno di questi movimenti le donne rivestono posizioni fondamentali, ma per qualunque decisione significativa devono comunque fare riferimento al sacerdote, quindi a un maschio ordinato, leader indiscusso del gruppo. Si tratta in pratica di garantire una veloce e puntuale esecuzione delle sue direttive.

C’è poi l’annosa questione dei ruoli diversi anche tra uomini e donne che svolgono la professione religiosa …

È evidente che esiste una grande disparità di ruoli e di possibilità tra i chierici maschi e le suore. I primi hanno infinite opportunità di studio e di approfondimento intellettuale e se l0 desiderano possono coltivare liberamente le proprie ambizioni. Non lo stesso vale per le seconde alle quali è consentita una formazione limitata poiché la loro attività precipua non sembra giustificarne una più approfondita. È previsto, infatti, che le suore lavorino negli ospedali, nelle scuole, nel turismo religioso, nei convitti. Ben difficilmente le troviamo a predicare o a tenere conferenze. La loro specifica posizione all’interno di una gerarchia tutta al maschile prevede poi che queste dipendano interamente dai preti per le loro esigenze sacramentali, fatto che rende i chierici maschi ancora una volta indispensabili mediatori tra terra e cielo.

Perché oggi una donna dovrebbe decidere di dedicare la propria vita alla Chiesa?

Le rispondo con molta franchezza: alla luce di quanto esposto prima è quel che mi chiedo anch’io

Quali dunque le ragioni che portano a perpetuare questa discriminazione contro le donne?

Esiste ancora nei sacri palazzi una certa diffidenza e rigidità verso il mondo femminile, eredità forse legata al mito del peccato originale o ad archetipi maschilisti di origine medievale. I retaggi sono però molteplici: fino a una dnquantina di anni fa, una donna dopo il parto chiedeva al prete di essere benedetta per ottenere fa purificazione e potersi nuovamente accostare all’altare (e peggiore era l’impurità se aveva partorito una femmina), superstizione legata probabilmente ad alcuni passi del libro del Levitico che sono davvero tremendi. Questo è il rischio di un’interpretazione letterale dei testi, una lettura che non tiene conto della cultura dell’epoca in ali questi testi sono stati scritti, quando la donna era considerata meno di un asino. È curioso come, al di là degli insegnamenti profetici di Gesù anche sulle questioni di genere, si sia invece creata una élite spirituale proprietaria e depositaria della verità più vera, a cui ubbidire senza indugi o perplessità di sorta, accettando perfino di credere l’incredibile come, per esempio, che possa essere esistito un Paradiso Terrestre in cui una femmina abbia tristemente determinato il destino dell’intera umanità.

Che conseguenze ha questo atteggiamento per la Chiesa?

Se per Chiesa intendiamo l’istituzione ecclesiastica, questo atteggiamento la porta a trincerarsi dietro le sue rigide posizioni, serrando i ranghi per paura di mettere a rischio il suo potere sacro. Così di fatto si sta perdendo aderenza con la realtà e con il pensiero di un’umanità che incomincia faticosamente a ragionare. Tanto per intendere, proseguendo di questo passo, dal punto di vista dei lefebvriani (prendendoli come rappresentanti dei cosiddetti tradizionalisti) la Chiesa sarà la fedele custode dell’ortodossia, acquisendo credibilità; dal punto di vista delle persone pensanti diventerà, invece, una istituzione elefantiaca incomprensibilmente lontana dai loro bisogni, con una conseguente perdita di credibilità.

E questa posizione quali conseguenze ha sulle donne credenti?

Intanto sarebbe bene che le donne cominciassero a farsi sentire di più. Spero, insomma, che l’universo femminile trovi o ritrovi la capacità di farsi valere. Ma opporsi alla mentalità clericale maschilista, che è ancora quella più diffusa, non è cosa facile. E comunque resta latente quella sorta di complesso di inferiorità dovuto sia al problema di genere che alla disparità di ruoli, secondo cui andare contro il prete, anche se le spara grosse, è inopportuno. Bisogna però fare dei passi avanti, cercare senza paura una realtà nella quale ci sia spazio per le idee, il confronto e la libertà di ricerca. E se nOll esistesse, crearla. In caso contrario il rischio è continuare a trovare schiere di pie donne devote a padre Pio che hanno a modello Bernadette di Lourdes. Stessa sorte toccherà alle suore che, a furia di considerarsi come spose di Gesù, dimenticheranno che lui, almeno stando ai Vangeli, era celibe.

Che cosa sarebbe necessario fare per cambiare le cose?

Personalmente credo che non serva fare proprio nulla. L’istituzione ecclesiastica, con le sile dottrine, ; suoi dogmi, la sua misoginia e i suoi precetti, va in una direzione, e io vado in un}altra. Non pretendo che cambi perché sono certa che non sia in grado di stravolgere la sua attuale nattlra a meno che 1’1011 accetti di perdere ogni forma di privilegio o di presunzione di somma verità. Le pare francamente possibile?

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